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La singolare arte di complicarsi la vita

«Chi troppo e chi niente»: ovvero le modalità meno efficaci per inviare un curriculum vitae

«Chi troppo e chi niente»: ovvero le modalità meno efficaci per inviare un curriculum vitae

Di Mary Rinaldi, 5 maggio 2016

Ogni volta che sollecito il mercato del lavoro per la ricerca di personale (inserzione, annuncio, passa parola, contatti, ricerca diretta…), ho l’indubitabile sicurezza che un certo numero di cv della serie “i soliti noti” arriveranno sulla mia scrivania. Ci sono persone che rispondono a tutte le inserzioni, e per lo meno una volta a settimana inviano il cv in maniera spontanea. Superfluo dire dell’effetto che fa: seppur animati dalle migliori intenzioni, talvolta si rischia di eccedere in presenzialismo, soprattutto non considerando che audacia e determinazione possono generare una forma di sovraesposizione priva di attrattiva e di scarsa efficacia.
C’è anche l’esatto contrario: «Sto cercando lavoro, non mi avete mai chiamato, puoi fare qualcosa per me?». Domanda: «Hai mandato il cv?». Risposta: «Ehm… no. Devo?». Chi tanto e chi niente.
Come quelli che, prima di inviarti il cv, ci si scambia quattro e-mail. Prima e-mail: «Buongiorno, sono Mario Neri, Lei è un head hunter?».
Risposta: «Sì».
Seconda e-mail: «Posso mandarle il cv?». «Sìì».
Terza e-mail: «Ok provvedo subito. Va bene se invio a questo indirizzo?». «Sììì».
Quarta e-mail: arriva il cv. Avevo perso le speranze.
Tipico poi coloro che mandano il cv in inglese o, meglio, in tedesco. Lavoriamo spesso con l’estero ma siamo un’azienda italiana, che si muove sul mercato italiano, e se cerca personale per aziende italiane e pubblica un’inserzione in italiano, magari è il caso che riceva il cv nella nostra lingua.
Chi si mette sul mercato del lavoro dovrebbe conoscere i presupposti di base che regolano ogni tipo di mercato. Chi, come me, ha la passione di visitare i mercati nel mondo (Istanbul, Salvador de Bahia, Marrakech…) sa che dovunque si tratta di un contesto “fisico”, dove c’è chi offre merce (articoli…) e chi li cerca. Il mercato del lavoro è uno spazio virtuale in cui vigono le medesime leggi: chi ha intenzione di vendere una merce (la propria professionalità) e non la espone, non ha nessuna possibilità di venderla. Viceversa chi la sovraespone e te la propone più volte corre il rischio di irritarti: per principio o per saturazione volgerai lo sguardo altrove.
Ogni azione orientata a un obiettivo deve avere un senso e una misura. Il messaggio è niente affatto subliminale: per avere successo o quanto meno chance da giocarsi, bisogna calibrare le azioni e renderle differenziate e mirate. Viceversa, il cestino del pc è una forte tentazione.

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