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Asti investe sulle tipicità agroalimentari del territorio

Di Anna Goffi, 22 maggio 2009

Un rilancio turistico a tutto tondo per il comune di Asti, che da alcuni anni ha scelto di promuovere non solo il proprio patrimonio artistico e culturale, ma anche e soprattutto quello enogastronomico, sostenendo la produzione agroalimentare di aziende locali legate alla tradizione. Tanti sono, infatti, i prodotti di qualità della zona, per alcuni dei quali la municipalità ha deciso di adottare la denominazione comunale (Deco). È questo, in particolare, un marchio di garanzia creato con lo scopo di riconoscere quelle tipicità agroalimentari che non rientrano, per motivi diversi, in altre forme di tutela. Una maniera per legare un prodotto alla propria terra, al proprio comune, al luogo dove si produce da sempre, insomma, e per preservarlo dai processi di standardizzazione.
Sei sono così le Deco certificate finora ad Asti: l’agnolotto gobbo, la pesca limonina, il pom marcon (la mela marcon), il pomodoro Cerrato, il sedano dorato e il torrone d’Asti. Si tratta di piccole produzioni, talvolta quasi sconosciute, ma che contribuiscono a far riconoscere al turista attento un patrimonio legato alla storia locale che non si può omologare. Ma tutto l’astigiano è caratterizzato da una cucina sana e genuina, che rende il luogo interessante da visitare in ogni stagione dell’anno, specie in autunno, periodo clou del tartufo bianco (Tuber magnatum Pico), ma anche un ottimo momento per approvvigionarsi di altre materie prime, tra cui funghi, salumi e formaggi artigianali, distillati di pregio e vini Doc, che indiscutibilmente rappresentano una delle eccellenze della zona. Non solo per promuovere la propria produzione enoica, così, Asti propone, ormai da quattro anni, Vinissage: un’importante vetrina sui vini naturali provenienti da agricoltura biologica e biodinamica, che, organizzata dal comune della città piemontese in collaborazione con l’Associazione milanese officina enoica, raduna aziende da tutta Italia, accomunate dalla convinzione che la qualità dei vini nasca da una vendemmia sana e da un buon lavoro in vigna, ma soprattutto da un impegno in cantina basato sul massimo rispetto per la naturalità dell’uva. Aziende che vogliono uscire dall’omologazione dei vini costruiti, preservando la natura, il territorio e la biodiversità.

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