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Quali ricette anti-crisi

Di Massimiliano Sarti, 29 maggio 2009

La crisi c’è e si sente. I dati recentemente rilasciati dall’osservatorio di Feriani consulenti associati sulle performance degli alberghi di Milano e provincia parlano chiaro: nei primi tre mesi dell’anno gli hotel del territorio meneghino hanno perso rispettivamente l’11,09%, il 16,89% e il 21,20% in termini di tasso di occupazione, tariffe per camera e ricavi complessivi. «Uno scenario impietoso», spiega il presidente Angelo Feriani, «che non fa altro che confermare i trend a livello nazionale degli ultimi tempi. È chiaro che per vedere la luce occorrerà attendere momenti migliori non solo per il comparto dell’ospitalità, ma anche per l’economia nel suo complesso. Ciò detto non si può però rimanere fermi con le mani in mano, ma occorre impegnarsi in iniziative e attività volte a limitare i danni, a invertire la tendenza e a ripartire da posizioni di vantaggio al momento della ripresa». Da più parti si sente così spesso parlare delle soluzioni migliori per affrontare la crisi: «Migliorare i servizi, offrire pacchetti speciali e sviluppare ulteriormente le proprie capacità manageriali sono tra le opzioni più frequentemente gettonate nei convegni a cui mi capita di partecipare», prosegue Feriani. «Ma soprattutto si sente spesso asserire con convinzione quanto, in questo momento, sia necessario non abbassare i prezzi per non svilire il proprio prodotto, al più potendosi permettere solo di fornire gratuitamente alcuni di quei servizi precedentemente addebitati come extra. Salvo poi, a porte chiuse, lontano dai riflettori del pubblico, correre in molti a introdurre sconti e tariffe privilegiate per battere i competitor sul tempo e conquistare una fetta più ampia possibile di una torta-mercato via via più piccola».
Altre diffuse ricette anti-congiuntura consigliano poi di ridurre gli sprechi, di puntare sui mercati emergenti, di occuparsi maggiormente del cliente, di sfruttare i canali di vendita diretti, nonché d’investire sul web e sulla formazione. «Tutte soluzioni sicuramente corrette», precisa Feriani. «Ma per lo più, senza negarne il potenziale contributo, già viste o conosciute. Anche i programmi di fidelizzazione non sono certo nuovi. Però di questi poco si parla, anche se sarebbero, a mio parere, di sicura efficacia. Soprattutto se utilizzati con oculatezza, magari basando il valore reale dei punti-fedeltà raccolti sulla stagionalità e sul livello della camera richiesta, in modo da incentivare la domanda di qualità».
Tra le tendenze più recenti, invece, sono soprattutto la sostenibilità ambientale e i servizi web mobile ad apparire, a Feriani, le novità da perseguire con maggiore determinazione: «Non si parla molto neppure di loro. Tuttavia, l’organizzazione no-profit United states green building council ha recentemente dimostrato come un albergo realizzato o ristrutturato in chiave verde possa risparmiare fino al 30% del consumo di elettricità, al 35% di emissioni nocive e al 50% di acqua. Il tutto con un incremento del 7,5% del valore dell’immobile e del 6,5% dell’Ebitda. Gli hotel, infatti, sono gli immobili che, per le loro caratteristiche di funzionamento, possono monetizzare maggiormente il risparmio energetico. A ciò si deve aggiungere anche il grande interesse che sempre di più la clientela dimostra verso le strutture eco-sensibili. Venendo, infine, al marketing web mobile, mi basti solo dire che alcune delle compagnie alberghiere, che nel 2008 hanno introdotto questo servizio, affermano di poter già contare su un buon 10% di prenotazioni via smart phone».

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