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Olimpiadi, a Borca di Cadore nasce il “Villaggio Alpino”

Nel cuore delle Dolomiti, a poca distanza dagli impianti che ospitano in questi giorni le gare olimpiche, torna a nuova vita il campeggio del visionario progetto di ospitalità voluto da Enrico Mattei negli Cinquanta: una storia unica in Italia

Nel cuore delle Dolomiti, a poca distanza dagli impianti che ospitano in questi giorni le gare olimpiche, tor

Di Job in Tourism, 19 Febbraio 2026

Quando si parla di ospitalità ci sono luoghi capaci di raccontare storie che vanno ben oltre l’ospitalità stessa, che dicono di cambiamenti della società e del modo di viaggiare e fare turismo, pur conservando lo spirito da cui tutto ebbe inizio. È il caso del Campeggio di Corte delle Dolomiti, a Borca di Cadore, che in queste settimane sta ospitando 200 Alpini che prestano servizio d’ordine volontario alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Un campeggio che, appunto, vanta una storia unica in Italia.

L’intuizione di Mattei

Il campeggio ora prestato all’organizzazione delle Olimpiadi fu, infatti, voluto tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta da Enrico Mattei, che ne commissionò il progetto all’architetto Edoardo Gellner, con la collaborazione di Carlo Scarpa. Situato a vicino a Cortemaggiore, uno dei poli principali a quei tempi dell’attività estrattiva dell’Eni guidata proprio Mattei, a una manciata di km da Cortina, il campeggio si inseriva all’interno di un progetto più ampio e a suo modo visionario per i tempi: una sorta di “villaggio-vacanze” anti-litteram per le migliaia di dipendenti dell’Eni, dai dirigenti agli operai, comprensivo di villette, un hotel, un centro servizi, una chiesa, un campeggio e strutture accessorie per accogliere i figli dei dipendenti durante le colonie estive.

Ospitalità diffusa

Con la morte improvvisa di Mattei nel 1962 anche il progetto di Borca di Cadore si arrestò non arrivando mai a completa conclusione. Nel corso dei decenni, il villaggio ha poi subito alterne vicende fino a essere quasi dimenticato, nonostante il valore sia sociale che architettonico della sua storia. Progressivamente recuperato all’uso a partire dai primi anni Duemila, è oggi un progetto di ospitalità diffusa, Corte delle Dolomiti, di cui fanno diverse strutture: l’Hotel Boite, il Residence Corte, la Corte SPA, il Campeggio e il Corte Mountain Lab, un parco avventura nel bosco privato: un esempio particolarissimo, viste anche la sue origini, di integrazione tra architettura, natura e cultura alpina.

L’avventura olimpica

Tramontata l’idea negli anni scorsi di poterlo riqualificare per intero per ospitare il villaggio olimpico destinato agli atleti di Milano-Cortina 2026, la parte del campeggio di Corte delle Dolomiti ha trovato comunque il modo di essere protagonista delle imprese sportive che stanno accendendo le Dolomiti in questi giorni. Come struttura stagionale, il campeggio è di norma utilizzato esclusivamente nel periodo estivo, concesso negli ultimi 20 anni in comodato d’uso gratuito a parrocchie ed enti del terzo settore per lo svolgimento di campi estivi dedicati a bambini e ad attività culturali. Con le sue 44 tende fisse da 6 posti, capanne in legno e cemento a 1400 metri, perfettamente integrate nel bosco alle pendici dell’Antelao, pur non essendo dotato di impianti di riscaldamento né di infrastrutture idonee all’utilizzo invernale, è stata infatti scelto agli Alpini dell’Esercito e da quelli dell’Associazione Nazionale Alpini che prestano servizio alle Olimpiadi per la sua vicinanza a Cortina d’Ampezzo, raggiungibile da Corte delle Dolomiti a Borca di Cadore in pochi minuti. Così, nonostante il freddo e le abbondanti nevicate delle scorse settimana, lo stesso giorno della imponente cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi, lo scorso 6 febbraio, è stato inaugurato con una messa anche il nuovo “Villaggio Alpino”, dove i volontari soggiorneranno fino al 15 marzo scrivendo una nuova pagina di storia di questo luogo unico in Italia.

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