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Workhaolism: i millennials lavorano persino in bagno

Di Job in Tourism, 22 Marzo 2019

«La pressione del capo, la paura di non riuscire a fare carriera, il forte desiderio di avere successo dal punto di vista professionale e quindi di lavorare sodo per sfondare». Sono le principali motivazione che spingono sempre più giovani a lasciarsi catturare dalla spirale del cosiddetto «workhaolism», secondo la coach professionista certificata «master» dalla International coach federation (Icf), Marina Osnaghi. Un fenomeno che riguarda soprattutto la generazione dei millennials: stando a uno studio pubblicato da Forbes, il 63% dei millennials sarebbe produttivo anche in malattia, il 32% lavorerebbe addirittura in bagno e il 70% rimarrebbe sempre attivo pure nel weekend. E ancora, secondo un sondaggio pubblicato dal Washington Examiner, il 39% dei nativi digitali sarebbe disposto a lavorare perfino in vacanza… Ma cosa vuol dire esattamente «workhaolism»? Il termine è stato coniato nel 1971 dallo psicologo Wayne Oates nel suo libro Confessions of a workhaolic: the facts about work addiction e indica «la compulsione o l’incontrollabile necessità di lavorare incessantemente». E i suoi effetti possono essere devastanti: secondo un’altra ricerca dell’università di Bergen, i sintomi più comuni della dipendenza eccessiva dal lavoro sono depressione, ansia, insonnia e aumento di peso. Pensiero condiviso anche dalla psicoterapeuta Amy Morin, che nel suo bestseller internazionale 13 things mentally strong people don’t do ha evidenziato come il 42% dei millennials che lavorano intensamente più di 9 ore al giorno, e rimangono costantemente attaccati allo schermo del pc, abbia avuto riscontri negativi sulla propria salute mentale, andando a peggiorare le relazioni sociali con amici, parenti e il proprio partner. Cosa fare quindi per combattere questa vera e propria forma di dipendenza? Gli esperti consigliano di perseguire un equilibrio consapevole fra i vari aspetti della vita, trovare un mentore che possa trasferire la propria esperienza e concedersi una pausa costruttiva al termine di ogni giornata lavorativa, ricordandosi che la qualità del benessere psicofisico è insostituibile. E anche Marina Osnaghi ha un decalogo ad hoc in materia:


Dieci regole per evitare l’eccesso da dipendenza da lavoro

  1. Perseguire un equilibrio consapevole fra i vari aspetti della vita
  2. Trovare un mentore che possa trasferire la propria esperienza e fornire saggi consigli
  3. Seguire linee guida di vita sana
  4. Prendere come esempio qualcuno che abbia il giusto equilibrio di vita personale e professionale
  5. Ricordarsi che la qualità della vita è un bene insostituibile
  6. Osservare se stessi e l’ambiente circostante, imparando a prendere una meritata pausa dal lavoro
  7. Stilare un elenco delle attività extra lavorative preferite a cui dedicare più tempo
  8. Fissare un obiettivo legato al proprio benessere psicofisico e mantenerlo
  9. Ricordarsi di vivere anche per se stessi
  10. Rivedere la strategia con la quale vengono affrontate le giornate lavorative, cercando di capire cosa cambiare per migliore la qualità della propria vita

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