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Web: attenzione ai parametri sulla privacy

Di Marco Beaqua, 10 febbraio 2012

Il trentaquattrenne John Flexman era il responsabile risorse umane di un´importante società petrolifera britannica. È stato licenziato perché, sul proprio profilo Linkedin, aveva attivato l´opzione per ricevere informazioni relative alle nuove opportunità di carriera. La compagnia lo avrebbe allontanato, poiché tale azione sarebbe stata in conflitto con le policy aziendali in materia di social media. Del caso si trova una larga eco su Internet. Attualmente in fase di definizione presso il Tribunale del lavoro transalpino competente, la vicenda non riguarda certo il settore del turismo, ma esemplifica tremendamente bene quanto i comportamenti web possano influenzare le nostre possibilità di carriera. E questo, in qualsiasi campo: turismo incluso. Una recente indagine effettuata da Reppler, una società di consulenza in materia di online reputation, ha, infatti, scoperto che oltre il 90% dei reclutatori controlla i social network durante i propri processi di selezione. Lo stesso studio avrebbe anche rivelato come, a ben il 69% del campione intervistato, sia già accaduto di respingere un candidato a seguito dei contenuti trovati online. Facebook, in particolare, sarebbe il sito più controllato (dal 76% degli interpellati). Ma non è finita qui: YouGov, una società di ricerche di mercato, avrebbe scoperto che quattro studenti su dieci sono preoccupati per i propri dati personali online, in quanto, secondo loro, potrebbero incidere negativamente sulle proprie opportunità di trovare lavoro. La soluzione? Stare attenti a ciò che si scrive e si pubblica sul web; ma anche imparare a tarare correttamente le impostazioni sulla privacy in tutti i social network frequentati.

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