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Via Paolo Sarpi, una mattina

Di Antonio Caneva, 3 agosto 2007

Via Paolo Sarpi, a Milano, è il centro della comunità cinese. Fino a pochi anni or sono era una delle strade dello shopping tradizionale, ricca di negozi con storia alle spalle, che offrivano prodotti spesso di nicchia. A Natale poi, lunga e stretta com’è, la via si trasformava in un allegro caleidoscopio di luci rutilanti.
L’arrivo di una nuova generazione di cittadini cinesi, che hanno mano a mano acquistato le attività, ne ha tolto il fascino trasformandola in una generica strada, con negozi poco attraenti, insegne in ideogrammi cinesi, vetrine banali e merci presentate in maniera piatta; spesso prodotti alimentari.
Questa trasformazione non è passata indolore e già si sono create associazioni di cittadini per difendere l’italianità della zona.
Qualche giorno fa sono entrato in un negozio italiano della via per acquistare un monile e, mentre la proprietaria mi illustrava le varie proposte, abbiamo chiacchierato della situazione della strada.
La mia domanda (conoscendo già la risposta): come ve la cavate adesso con i cinesi? Sorpresa! Bene, sono brave persone e collaboriamo con loro. Ma come, tutti si lamentano e voi qui continuate, come niente fosse? Certamente, io sono qui da 25 anni e le assicuro che il lavoro non mi è mai mancato. Speranzoso di fare breccia nel fermo atteggiamento della cortese signora, cui si era aggiunta la figlia: sì, però non può dirmi che la strada non sia scaduta, guardi che brutti negozi e che brutte vetrine! È vero, però stiamo lavorando per questo, da settembre verrà lanciata un’iniziativa in collaborazione con l’Accademia d’arte di Brera, gli studenti verranno in zona per rifare, assieme ai negozianti, le vetrine e contribuire a dare un nuovo look ai negozi. Paolo Sarpi tornerà a essere una strada importante. Ma almeno non può negare che i negozi tradizionali siano quasi completamente scomparsi…
La gentile signora risponde con calma: attualmente i negozi in mano ai tradizionali sono 85, e 85 sono in mano agli ultimi arrivati; sono convinta che sia interesse di tutti rendere la via più attraente; questi nuovi gestori hanno investito cifre importanti per rilevare le attività e ora sono i primi a voler ridare smalto al commercio; è chiaro che bisogna lavorare assieme, aiutare i negozianti di nuova generazione, provenienti da una cultura diversa, a integrarsi e così ne trarremo tutti dei vantaggi. Vedrà i cambiamenti dopo l’estate!
Ecco, una persona di buon senso che ha capito come condividere i problemi spesso sia il modo migliore per superare le difficoltà. Quanti di noi si comporterebbero allo stesso modo in situazioni analoghe?

One morning in Via Paolo Sarpi

Via Paolo Sarpi, in Milan, is the heart of the Chinese community. Until a few years ago, it was one of the traditional shopping streets, lined with shops of old tradition, often selling niche products. At Christmas, this long and narrow street used to turn into a cheerful kaleidoscope of palpitating lights.
The advent of a new generation of Chinese citizens, who have progressively taken over the businesses, has stripped the place of its charm, changing it into a nondescript street, with Chinese ideogram signs outside unattractive shops featuring unimaginative windows and a dreary display of merchandise – often food products.
This transformation has not been without pain, and citizens’ associations have already been created to champion the defence of Italian-ness in the neighbourhood.
A few days ago I went into one of the “Italian” shops of the street to buy a piece of jewellery, and while the owner was showing me some proposals, we discussed the situation of the neighbourhood.
My question: “How are you getting along with the Chinese?” (the response being taken for granted). Surprise! “Well! They are nice people, and we work together.” “What? Everybody is complaining, and you just go on as if nothing were the matter?” “Sure! I have been here for twenty-five years, and I can assure you there has never been a lack of business.” Hoping to break through the resistance of this kind lady, who had been joined by her daughter, I said: “Well, you can’t say this street has not gone down! Look at what ugly shops and ugly windows!” “True, but we are working on this. An initiative is going to be launched in September, in cooperation with the Brera Art Academy, and the students will come over to redesign the shop windows together with the shopkeepers, to create a new look for the shops. Via Paolo Sarpi will go back to being an important street.” “But it cannot be denied that traditional shops have almost completely disappeared?”. The kind lady calmly answered: “Currently, 85 shops are in traditional hands, and 85 are in the hands of newcomers; I am convinced that it is in the best interest of everybody to make this street more attractive; the new shopkeepers have invested considerable amounts to take over the businesses they are managing, and now they are most eager to revamp commerce here; clearly, we have to work together, we have to help the new-generation shopkeepers, who come from a different culture, to integrate, so that we can all benefit from it. You are going to see new things after the summer!
There she was: a wise person who understands that sharing problems is often the best way to solve them and overcome difficulties.
How many of us would behave in the same way, in similar circumstances?

Translation of the Italian
editorial by Paola Praloran

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