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Vi racconto l’hotel del futuro

Di Emilio De Risi, 18 maggio 2017

La Ferrero, una delle aziende più dolci, ma anche più a gestione familiare del mondo, ha avviato un progetto sperimentale di smart working. Un brutto inglesismo per dire: puoi lavorare da qualsiasi posto, ma non dall’ufficio. Nelle città gli spazi di co-working sbocciano e, spesso, sostituiscono i centri ufficio di concezione tradizionale. Ma qual è il nesso con l’hotel del futuro? Be’, magari il titolo è leggermente ambizioso, però una riflessione possiamo farla.
Lo sappiamo, il mantra degli alberghi è: «I soldi si fanno con le camere». Ma se questo mantra potesse essere in parte sovvertito?
Immaginiamo un futuro un po’ diverso. Gli hotel hanno spazi, organizzazione e sono inseriti nel tessuto sociale quanto basta da poter essere dei perfetti fornitori di servizi al cittadino. Offrire spazi di co-working e accogliere freelance, con l’ovvio indotto di stimolare bar e ristorazione, è solo uno degli ambiti in cui ci si potrebbe muovere. Ma se ci spingessimo oltre e ipotizzassimo anche altri tipi di servizi?
Un hotel è un attore economico con una visibilità territoriale. Può essere una ottima mail box per tante persone che non hanno uno stabile con portineria; le sale convegni possono essere affittate in logica snack come i co-working (ma a prezzi ragionevoli); e ancora: perché non proporre servizi di lavanderia o sartoria? In poche parole, un albergo può diventare un attore del benessere del suo quartiere o della sua città. L’unico limite, oltre alla fantasia, è ovviamente il tipo di struttura e di organizzazione.
Me ne rendo conto, anche dire che questo sarà l’hotel del futuro è un limite. Ma di certo potrà essere «un futuro». Tutto dipenderà dalla voglia che avremo di aprirci, cogliere segnali e rendere il mantra sempre più ricco di nuove sfumature.

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