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Val d’Orcia, patrimonio Unesco

Di Anna Goffi, 15 aprile 2005

Chiunque, abbia avuto l’occasione e la fortuna di visitare il Parco della Val d’Orcia, territorio che comprende cinque comuni nella provincia di Siena, Castiglione, Montalcino, Pienza, Radicofani e S.Quirico d’Orcia, ha potuto constatare di persona la rara bellezza e la singolarità di una zona che è riuscita a coniugare, e conservare in maniera mirabile, opere umane e realtà naturali.
Qui, nel giro di pochi chilometri si possono trovare terreni argillosi per lo più brulli con le loro grandi fessure chiamate calanchi, ma anche boschi rigogliosi, ricchi di fauna a flora, castelli e borghi medievali, monasteri imponenti come Sant’Anna in Camprena che racchiude importanti affreschi del Sodoma, luoghi termali quasi mistici come Bagno Vignoni o ancora luoghi di esaltazione del gusto come Montalcino, patria del mitico Brunello, grande vino Docg.
Chi invece non è ancora passato da qui, e non ha potuto godere di questi luoghi di pace e del buon vivere, oggi ha un motivo in più per farlo perché da poco l’intero territorio ha ottenuto il proprio certificato di qualità agli occhi del mondo. A metà marzo, infatti, si è svolta la cerimonia ufficiale di consegna degli attestati d’iscrizione della Val d’Orcia nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità.
«La Val d’Orcia – ha dichiarato Mauro Mariotti, attualmente assessore alle Attività produttive della Provincia di Siena – si è meritata il riconoscimento Unesco come “paesaggio culturale”. Questo riconoscimento è giunto il 2 luglio 2004, mentre ero presidente della Società Val d’Orcia, e ne sono andato molto fiero».
Si è trattato di un duro lavoro condotto da persone competenti, poiché sono pratiche dove non ci si può permettere nessun errore, pena l’esclusione. L’elemento che senza dubbio ha segnato la differenza rispetto agli altri concorrenti è stato il piano di gestione, frutto di una lunga e collaudata collaborazione fra i 5 comuni del Parco.
«Ho compreso subito – ha continuato Mariotti – l’importanza dell’obiettivo che da tempo ci eravamo prefissati e ho voluto portare avanti l’iter con determinazione anche nei momenti in cui sembrava impossibile giungere a una conclusione positiva. Sebbene ora non sia più io il presidente del Parco della Val d’Orcia, continuo a sentire un forte legame con questa realtà. D’altra parte è innegabile che il riconoscimento dell’Unesco oggi imponga agli amministratori locali maggiori responsabilità, maggiore coesione nella gestione delle attività turistico-economiche, affinché in questo luogo venga sempre preservato un rapporto armonioso fra sviluppo e territorio».

In libreria

a cura di Carlo Cambi,
Orcia Miseria
Quando campare era un rimedio. Ricette, riti, leggende, cultura di un territorio
Pacini Editore, Pisa 2004, collana del Parco della Val d’Orcia.
¤ 14

Un tuffo nel passato, fatto di ristrettezze e povertà, ma anche di voglia di vivere e di allegria.
Era questa la vita dei mezzadri della Val d’Orcia, nel periodo fra le due guerre fino all’inizio degli anni sessanta. E qui viene ripercorsa la loro storia dopo aver intervistato persone ultrasettantenni che hanno vissuto e lavorato in campagna e nei piccoli borghi agricoli della valle, dove sono state raccolte ricette tipiche della zona, aneddoti ed esperienze di vissuto. Il cibo e la festa, spesso strettamente legati, fanno rivivere nel libro racconti di balli, di veglie, di scherzi, di giochi; un modo semplice di stare insieme che alleggeriva un’esistenza di privazioni.
La vita dei mezzadri era abitualmente fatta di espedienti, dal vitto allo svago, fino alla cura dei malanni di uomini e animali e quindi sono stati trascritti anche i medicamenti, preparati con piante e ingredienti locali, capaci di lenire lievi malattie.
Accanto ai testi compaiono vecchie fotografie, in grado di materializzare un territorio spesso aspro e selvaggio. Il libro riporta per lo più illustrazioni in bianco e nero, ma ci sono anche quelle colorate, come nel caso delle piante medicamentose. Immagini che talvolta più dei testi riescono a rievocare un’epoca fatta di profumi e sapori antichi, di ambienti e paesaggi incantati, di miseria e calore umano

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