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Urge normativa per il settore

Ma il futuro del segmento benessere è sicuramente roseo

Ma il futuro del segmento benessere è sicuramente roseo

Di Massimiliano Sarti, 3 giugno 2011

Meno macchine e più contatto umano. Il trend benessere del prossimo futuro è già chiaramente tracciato secondo il presidente dell’Aiceb, nonché imprenditore del settore termale, Gian Marco Rossi: «Sono sempre di più le persone che scelgono di investire su sé stesse, concedendosi momenti rigeneranti nei tantissimi centri benessere che punteggiano il territorio italiano. La moda delle macchine, delle apparecchiature ad alto contenuto tecnologico, fatte salve alcune soluzioni particolarmente efficaci, sta però declinando. La gente oggi ha bisogno della manualità, del contatto umano, della possibilità di confrontarsi con persone reali, che a volte diventano persino dei confidenti a cui raccontare le proprie ansie quotidiane. Non solo: i luoghi del benessere stanno anche riacquistando progressivamente quella funzione di spazio sociale che avevano già nell’età classica. Nelle spa e nelle terme, in altre parole, nascono nuove amicizie, si cementano rapporti destinati a durare nel tempo. Nei momenti di relax si comincia persino a parlare di affari, di strategie condivise e di piani di sviluppo. Si riscopre così tutta una serie di valori umani e sociali che rappresentano ormai il 50% del beneficio percepito di chi frequenta i centri benessere».
A fronte di tale prorompente evoluzione della domanda wellness, che al contempo cresce e muta coinvolgendo anche segmenti prima meno interessati, come per esempio i giovani e gli uomini, il lato dell’offerta stenta tuttavia ancora ad adeguarsi: il ventaglio dei prodotti proposti è sì ampio, ma non sempre all’altezza delle aspettative di chi cerca benessere. «Il problema fondamentale», riprende Rossi, «è l’assenza di una normativa che regolamenti il settore. In particolare, manca completamente una definizione precisa dei ruoli professionali del benessere. Le uniche figure a oggi ufficialmente abilitate a effettuare dei massaggi sono infatti quelle dell’estetista, dei terapisti per la riabilitazione e dei massaggiatori sportivi. È lampante, però, come tale casistisca non esaurisca minimamente l’intero panorama delle professioni ruotanti attorno al mondo del wellness. E proprio i servizi oggi più ricercati dai clienti, come per esempio i trattamenti legati alle pratiche orientali del benessere, sono quelli esclusi dalle fattispecie professionali previste dalla normativa vigente».
L’Aiceb ha perciò da tempo proposto alle istituzioni una legge quadro di livello nazionale, da definire ulteriormente con decreti attuativi di carattere regionale, per una regolamentazione coerente del settore. «Pur avendo ricevuto un appoggio bipartisan, la proposta è tuttavia ancora ferma in commissione da ben due legislature e non pare che la situazione possa purtroppo sbloccarsi a breve, dato anche l’attuale immobilismo delle camere», puntualizza amaramente Rossi. «Eppure una legislazione coerente in materia garantirebbe ricadute benefiche per tutti: per gli operatori, che vedrebbero così riconosciuta la propria professionalità e la qualità della propria offerta; e per i consumatori, che sarebbero maggiormente tutelati. Io sono romagnolo e troppo spesso vedo sulla nostra riviera massaggiatori improvvisati che causano danni tanto gravi ai propri clienti da costringerli, a volte, a ricorrere persino al pronto soccorso. In molte regioni, inoltre, aprire un centro benessere o un centro estetico è fin troppo semplice: basta una comunicazione scritta, con l’autocertificazione relativa al rispetto dei requisiti igienico-sanitari, all’accessibilità degli spazi e all’abilitazione del direttore del centro, e il gioco è fatto. Capisco bene la necessità di snellire la burocrazia, ma occorre anche tutelare un minimo i consumatori».
Nonostante le questioni aperte, il futuro del wellness è tuttavia decisamente roseo. «Neppure il relativo calo del potere d’acquisto delle famiglie italiane è riuscito a intaccarne lo stato di salute. Le persone preferiscono rinunciare a un paio di scarpe o a un paltò nuovo piuttosto che al proprio benessere psico-fisico. Certo, non per questo gli operatori del wellness possono permettersi di riposare sugli allori. Basti pensare al declino del cosiddetto settore del termale assistito, ossia di quello finanziato dai vari enti di previdenza nazionale: sono riusciti a prosperare solo quei centri termali che hanno saputo riconvertire la propria offerta per intercettare la nuova domanda di benessere; che è sì alla ricerca di trattamenti efficaci, ma che non vuole più certo vivere le atmosfere ospedaliere dei centri termali di una volta. Anche i tentativi minimalisti, e spesso un po’ freddi, di alcune spa di design sembrano peraltro non incontrare pienamente i gusti del pubblico». A pagare sono oggi le atmosfere calde e piacevoli, gli ambienti accoglienti, dove gli ospiti possono vivere un’esperienza di completo relax. «Solo a partire da questi presupposti fondamentali», conclude Rossi, «si può poi pensare di aggiungere alla propria offerta spa base una proposta medico-scientifica rigorosa, che è sempre più ricercata e apprezzata dal pubblico dei centri benessere. A patto, tuttavia, di mantenere un’atmosfera leggera e frivola in ogni ambiente e la stessa cura e attenzione della persona per tutti gli ospiti. E ricordando infine, a questo proposito, che le proprietà benefiche delle acque termali sono in grado, già da sole, di aumentare notevolmente l’efficacia dei trattamenti benessere».

Gian Marco Rossi è anche gestore della spa
del circolo di Montecitorio

Presidente nazionale dell’Associazione italiana centri benessere (Aiceb), gestore del nuovo centro benessere e beauty farm realizzato all’interno del circolo di Montecitorio a Roma, membro della commissione tecnico-scientifica della Federazione mondiale del termalismo, nonché proprietario del Grand Hotel Terme Roseo di Bagno di Romagna e titolare del Grand Hotel Terme della Fratta, nel comune di Bertinoro, Gian Marco Rossi è un imprenditore a tutto tondo, la cui carriera nel settore del benessere è iniziata molti anni fa, con la carica di presidente dell’Azienda autonoma di cura e soggiorno di Bagno di Romagna.
Nel 1980, a 32 anni, divenne quindi direttore del Grand Hotel Terme Roseo, per poi affittare, tre anni dopo, l’hotel ristorante Al Tiglio, che ha gestito fino al 31 dicembre 2007. Quattro anni prima, Rossi aveva peraltro messo gli occhi anche sul complesso termale di Fratta Terme, che dopo oltre 36 mesi di lavori di ristrutturazione ha riaperto a luglio 2007. Negli stessi anni, inoltre, i proprietari del Terme Roseo decisero di mettere in vendita la loro struttura: Rossi fece un’offerta che venne accolta e l’albergo, di cui era stato direttore, da allora lo ha visto proprietario. Nel 2004, infine, è stato contattato dal presidente del circolo di Montecitorio, che lo ha nominato gestore del centro benessere interno. «I deputati e i dipendenti della Camera hanno esigenze in tutto e per tutto simili a quelli che frequentano qualsiasi altra spa», è il commento dello stesso Rossi in merito a questo suo prestigioso incarico. In linea con quella che è la domanda tradizionale dei centri benessere cittadini, «i frequentatori della spa di Montecitorio cercano soprattutto qualche breve massaggio anti-stress e trattamenti di pulizia del viso, soprattutto per le donne, tra una seduta e l’altra della Camera. E l’affluenza è rigorosamente bipartisan».

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