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Uno spaccato del mercato romano

Il ritratto della Città eterna secondo il general manager dell'anno Choice Hotels Central Europe

Il ritratto della Città eterna secondo il general manager dell'anno Choice Hotels Central Europe

Di Massimiliano Sarti, 14 gennaio 2016

La paura degli attentati sta annullando l’effetto Giubileo. L’affiliazione a un brand internazionale come Choice Hotels, unita ad attente politiche commerciali, aiuta però ad affrontare le sfide del momento. Tutto ciò in attesa di un 2016 che, pur senza promettere meraviglie, si prevede tutto sommato positivo. È uno spaccato del mercato romano, quello che traccia Amedeo Ludovici: il titolare dei 4 stelle capitolini Comfort Hotel Bolivar e Clarion Collection Hotel Principessa Isabella, fresco vincitore del titolo di general manager of the year Central Europe per il gruppo Choice, racconta di una città alle prese con inefficienze amministrative, ma anche di una destinazione leisure senza eguali. Nella convinzione che se le istituzioni si mettessero finalmente a remare per il verso giusto, le potenzialità della Città eterna sarebbero davvero senza limiti.

Domanda. Come descriverebbe la situazione attuale del mercato romano?
Risposta. Il momento non è onestamente dei migliori. Ma più che le polemiche legate alla questione ?Mafia capitale?, che sono rimaste un affare quasi esclusivamente nazionale, a pesare è oggi soprattutto l’attentato di Parigi del 13 novembre. Il mese scorso abbiamo registrato moltissime cancellazioni, tanto che durante il ponte dell’Immacolata e a Natale fatturati e arrivi sono calati del 20% rispetto al 2014. E la tendenza, purtroppo, non pare ancora invertirsi.

D. Dove state registrando i decrementi peggiori?
R. Dopo lo sconsiglio Usa ai viaggi in Europa, il mercato più colpito è sicuramente quello americano.

D. E tutto ciò nonostante il Giubileo in corso?
R. La paura degli attentati sta annullandone completamente l’effetto. Rispetto al Giubileo del 2000 il calo è evidente: basti pensare che all’inaugurazione di 16 anni fa erano presenti 150 mila persone, mentre quest’anno ne sono arrivate solo 50 mila. E in ogni caso, non si può pensare di paragonare il Giubileo a eventi quali Expo, come ho sentito fare a volte. I flussi di pellegrini sono infatti spesso composti da viaggiatori dal budget limitato, mentre i timori di un certo sovraffollamento della Capitale allontanano i turisti più tradizionali… A volte mi chiedo persino quanto questa tipologia di manifestazioni sia veramente utile al mercato turistico di una città a fortissima vocazione leisure. Se a ciò si aggiunge poi l’assenza di iniziative da parte delle istituzioni, si fa presto a capire come il Giubileo non stia portando grandi vantaggi ai nostri alberghi. Almeno per il momento.

D. Cosa lamentate, voi albergatori, dell’amministrazione romana?
R. Innanzi tutto non giova sicuramente il fatto che oggi non ci sia neppure il sindaco, mentre la città è governata da un commissario prefettizio. Ma soprattutto ciò che ci preoccupa è la più completa assenza di idee: di iniziative, cioè, in grado di parare l’effetto paura e di presentare adeguatamente Roma sul mercato domestico e internazionale. Basti pensare che fino a tre giorni prima di Capodanno non conoscevamo ancora il programma degli eventi in città per il 31 dicembre. Impossibile fare promozione in questo modo. E poi c’è la questione tassa di soggiorno, il cui ammontare è stato improvvisamente raddoppiato giusto l’anno scorso, tanto che ormai nei 4 stelle pesa per 6 euro a ospite a notte: difficile mantenere i margini o essere competitivi se una famiglia di quattro persone è caricata di 24 euro di imposte per ogni giorno che passa in una delle nostre strutture.

D. Molti operatori si lamentano anche del proliferare di una consistente offerta extra-alberghiera…
R. E io non posso che unirmi al coro: il problema riguarda però soprattutto le attività illegali. In una città grande come la nostra è molto difficile controllare un’offerta tanto frammentata. E anche iniziative istituzionali come il portale online, che permette di denunciare l’offerta fuori dalle regole, non sta dando i risultati sperati.

D. In tale contesto è inevitabile che le tariffe medie tendano a ristagnare un po’. Almeno, così si dice da più parti…
R. Da questo punto di vista, onestamente, la colpa è anche un po’ della nostra categoria: molti si spaventano e tendono a competere esclusivamente sul prezzo, abbassando a volte le tariffe a livelli difficilmente sostenibili per il proprio posizionamento di mercato. Non sono pochi, infatti, i clienti che decidono di cancellare la camera all’ultimo momento, perché sotto data trovano stanze scontate anche del 50%-60%, magari in 5 stelle fino al giorno prima inavvicinabili.

D. Quali quindi le risorse a vostra disposizione per affrontare la situazione?
R. Nel mio caso specifico, potendo contare su due strutture, mi baso molto sulla differenziazione dell’offerta: il Comfort Hotel Bolivar, situato vicino al Quirinale, conta su una folta presenza di ospiti internazionali, mentre il Clarion Collection Principessa Isabella punta soprattutto sul mercato corporate. Recentemente in particolare abbiamo chiuso un accordo con un’importante azienda quotata e a controllo pubblico, che ci garantisce una buona dose di clientela con permanenze medie settimanali anche di quattro-cinque notti.

D. E il segreto per rimanere competitivi?
R. Con le imprese l’importante è trovare il giusto prezzo, in grado di equilibrare le oscillazioni stagionali delle tariffe. Per il mercato leisure è invece essenziale dotarsi di un buon channel manager, capace di adeguare velocemente i livelli di pricing alle fluttuazioni, anche giornaliere, di domanda e disponibilità.

D. Quanto pesano, in tutto ciò, i nuovi strumenti messi a disposizione dal web 2.0?
R. Senza una buona reputazione social è ormai impossibile vendere. Specialmente sul mercato americano.

D. E l’affiliazione a un brand internazionale, aiuta davvero a vincere le sfide di ogni giorno?
R. Moltissimo. Mi basti dire che il Comfort Hotel Bolivar è stato il primo albergo europeo a entrare in Choice Hotels: furono i miei genitori a siglare il contratto nel lontano 1986 direttamente con la sede americana del gruppo, perché allora non esisteva ancora la divisione europea, né tanto meno quella italiana. Se dopo quasi 30 anni siamo ancora affiliati, e anzi abbiamo da poco brandizzato Clarion anche il Principessa Isabella, significa che ci siamo trovati veramente bene. È soprattutto il programma fedeltà Choice Privileges a darci molte soddisfazioni, in particolare dal mercato americano. Ma l’affiliazione è utile anche in fase di contrattazione con le agenzie online: in questi casi si riescono a spuntare commissioni del 3%-4% inferiori rispetto a quanto ottenibile dalle strutture indipendenti. Altri vantaggi li riscontriamo pure sulle fee delle carte di credito.

D. Quali infine le previsioni per il 2016?
R. A dispetto delle difficoltà, il 2015 si è chiuso bene per noi. Conto perciò che anche quest’anno possiamo rimanere su buoni livelli di performance. A patto, certo, che la situazione geo-politica non peggiori ulteriormente. In giro, anche tra le stesse forze dell’ordine, si percepisce una tensione diffusa. E questo, nonostante Roma sia sostanzialmente una città sicura. Tra le speranze più attese c’è poi quella della definitiva affermazione del mercato cinese: sono dieci anni che lo attendiamo ma ancora non è arrivato molto. Forse con i nuovi voli da Roma qualcosa potrebbe però presto cambiare. Si vedrà… In attesa, magari, che si riprenda pure il mercato russo, negli ultimi tempi in grande sofferenza sia per il tracollo del rublo, sia per effetto delle sanzioni post-annessione della Crimea.

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