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Un’altra estate di passione

L'hôtellerie italiana contiene le perdite ma la tanto agognata ripresa è ancora lontana

L'hôtellerie italiana contiene le perdite ma la tanto agognata ripresa è ancora lontana

Di Marco Bosco, 25 settembre 2014

Nonostante tutto le perdite sono state abbastanza contenute: il ristagno dell’economia e le condizioni meteo non certo ottimali di questa estate avara di sole avevano fatto temere un nuovo tracollo del settore ricettivo italiano, già segnato da anni non certo facili. Invece, pur avendo ampiamente deluso le speranze di ripresa, che l’altalenante ma promettente inizio 2014 aveva fatto intravedere, il trimestre giugno-agosto si è sostanzialmente mantenuto sugli stessi livelli dell’anno scorso. È quanto emerge dai primi dati provvisori elaborati dalle principali associazioni di categoria del settore. Secondo le stime Federalberghi, in particolare, i pernottamenti in hotel non avrebbero subito alcuna variazione rispetto al medesimo periodo del 2013: un andamento determinato da un ulteriore calo della componente italiana della domanda (-0,6%), perfettamente bilanciato però dalla crescita della richiesta internazionale (+0,6%). Tale trend di sostanziale stabilità non avrebbe tuttavia impedito una certa sofferenza nei ricavi: alla contrazione dei prezzi recentemente certificata da Istat, (lo scorso agosto l’Italia ha visto per la prima volta da oltre 50 anni il proprio indice di inflazione entrare in territorio negativo, a quota -0,1%), si devono infatti aggiungere le cancellazioni e le partenze anticipate per il maltempo, registrate soprattutto nei periodi di altissima stagione, ossia nei momenti in cui le tariffe sono tradizionalmente più alte: secondo i calcoli dell’Istituto Piepoli, l’assenza di sole sulla maggior parte dei cieli nazionali avrebbe convinto ben il 15% degli italiani, pari a 4.200.000 persone, a modificare i propri piani delle vacanze. Alla luce di tali fattori, i fatturati estivi delle imprese ricettive della Penisola, fa notare ancora Federalberghi, sarebbero quindi scesi di circa il 5% rispetto al medesimo trimestre dell’anno scorso.
«L’effetto lenitivo della crescita dei turisti internazionali registrata negli ultimi tre anni (giugno-agosto 2011: +11%; giugno-agosto 2012: +1%; giugno-agosto 2013: +4,1%)», commenta con preoccupazione il presidente dell’associazione degli albergatori legata a Confcommercio, Bernabò Bocca, «non pare più sufficiente a compensare il crollo della domanda interna. Un dato ancor più grave nelle località che si rivolgono quasi esclusivamente alla clientela domestica». In effetti, racconta un’altra stima delle Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe), dal 2008 a oggi la quota di italiani in viaggio per vacanza, nel periodo luglio – settembre, sarebbe scesa dal 48,2% al 38,2% della popolazione complessiva: erano 29 milioni, oggi sono 23 milioni.
Secondo Confindustria Alberghi, il segmento ad aver sofferto di più questa estate sarebbe stato, quindi, quello della montagna, che avrebbe registrato cali di occupazione anche superiori al 20% rispetto al 2013. Non bene, però, sarebbero andate pure le destinazioni balneari, i cui andamenti tuttavia si differenzierebbero nettamente a seconda delle aree prese in considerazione: dati positivi nel sud Italia, con la Puglia che in agosto ha registrato addirittura un +5%, e situazione opposta al Nord, dove le condizioni meteo sono state particolarmente sfavorevoli: a Savona, per esempio, i mesi di giugno e luglio avrebbero visto l’occupazione scendere quasi del 20% rispetto allo stesso bimestre 2013.
Diversa, infine, la dinamica nelle città d’arte, che soprattutto nel segmento upscale hanno beneficiato di un’occupazione in leggera crescita. Caso a se, poi, quello di Roma, dove una serie di fattori, tra cui gli eventi di aprile legati alla canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, hanno favorito le performance del settore alberghiero nel corso dell’ intero 2014 (almeno fino al recente aumento della tassa di soggiorno, ndr): a giugno e luglio, in particolare, il tasso di occupazione delle strutture capitoline sarebbe aumentato rispettivamente del 3,8% e 4,8%, rispetto agli stessi mesi del 2013, con un conseguente incremento del ricavo medio per camera disponibile (revpar) pari al 3,2% e al 3,1%.
«L’estate 2014 non ha purtroppo mantenuto le promesse», chiosa comunque il presidente Confindustria Alberghi, Giorgio Palmucci. «È oggettivo che il meteo abbia profondamente penalizzato l’offerta, ma è pur vero che sono arrivati al pettine altri nodi che dovremo sciogliere. Mi riferisco, in particolare, alla diffusione dei portali di affitti turistici Airbnb o Halldis, con la loro offerta ricettiva incontrollata che, diversamente da quella delle strutture alberghiere, sfugge a verifiche e controlli, e opera quindi in un quadro di concorrenza, ma anche di qualità, servizi e garanzie, ben diverso da quello alberghiero. Su questo, ancora una volta, chiediamo che sia fatta chiarezza, assicurando, sulla base di criteri certi ed omogenei per tutto il territorio nazionale, un’effettiva trasparenza dell’offerta e il rispetto da parte di tutti delle regole a tutela del cliente, e degli adempimenti in capo al sistema turistico ricettivo italiano».
Le parole di Palmucci non hanno ovviamente mancato di suscitare le reazioni dei portali citati. In particolare Halldis ha rilasciato, nei giorni immediatamente successivi alle esternazioni del presidente di Confindustria Alberghi, una nota ufficiale, nella quale, tra le altre cose si dichiara «assolutamente d’accordo con il presidente Palmucci, quando dice che si debba operare nel rispetto delle regole. Uno dei grossi problemi del turismo italiano è l’evasione fiscale e il sistema di Halldis impedisce di fatto il nero».

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