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Una storia a lieto fine: il fagiolo Reatino

Di Alessandro Circiello, 26 settembre 2008

www.alessandrocirciello.com

Nella nostra lingua il termine viene digerito male, perché in fondo chi devia dalla normalità è costretto da sempre a vivere in una nicchia scomoda. Eppure, per la scienza, dietro a quel termine si annida la salvezza del pianeta. Sto parlando della biodiversità: una parola che, peraltro, vuol dire tutto e niente, perché, approfondendo il suo significato si potrebbe approdare a qualsiasi cosa che devii dalla norma. E allora forse è meglio parlare di varietà della vita, pluralità di esistenze, capacità della natura di attingere proprio dalla sua innata variabilità la forza per adeguarsi alle novità, la spinta per andare avanti.
Secondo i dati statistici, però, nell’ultimo secolo si sarebbero estinte ben 300 mila varietà di specie vegetali, al ritmo di una ogni sei ore. A causa, per la verità, non solo della maldestra opera dell’uomo, ma anche perché così è scritto nel dna del pianeta. Tuttavia, se non si interverrà rapidamente con dei programmi di salvaguardia efficacia, anche i tre quarti dei pesci degli oceani sono a rischio scomparsa. E, in questo caso, l’azione dell’homo sapiens sarebbe il colpevole principale di tale catastrofe ecologica.
La perdita di forme di vita, riducendo la disponibilità di geni sul pianeta e degradando la funzionalità degli ecosistemi, non comporta, peraltro, solamente un danno ambientale, ma anche culturale, perché rappresenta una perdita di conoscenza, ed economico, perché contrae le risorse genetiche a disposizione dell’umanità.
Chiunque, però, allo stesso tempo può contribuire a provocare un’inversione di tendenza. È così, per esempio, che, in un paese sperduto sulle rive del Lago Turano, in provincia di Rieti, è stato recentemente recuperato il fagiolo Reatino: un legume particolare dalle caratteristiche organolettiche uniche, che cresce solo là, su quelle terre aride, difficili. Gli abitanti dell’area se lo tramandavano di generazione in generazione, ma negli ultimi anni c’è chi ha pensato di sostituire il piccolo fagiolo locale con il borlotto: più esotico, colorato e soprattutto facile da coltivare. Il rischio era, chiaramente, l’estinzione della varietà reatina. Ora però, grazie al lavoro di alcuni ricercatori, l’antico fagiolo è tornato in vita: piccolo, di colore bianco latte, gustosissimo da assaporare, sta ormai diventando una piccola ricchezza per chi, lassù tra le montagne del reatino, ha deciso di tornare alla campagna. Perché, qualche volta, diverso è bello, e, soprattutto, diverso è da salvare.

LA RICETTA:

Zuppa di cozze e patate con fagioli Reatini

Ingredienti per 4 persone

Per le cozze: cozze piccole tarantine kg. 1, uno spicchio d’aglio, una foglia d’alloro, un rametto di rosmarino, un peperoncino
Per la zuppa: cipollotto g. 100, patate g. 100, fagioli Reatini g. 200, vino bianco, acciughe e gambi di prezzemolo qb
Per la crosta: farina g. 200, purea di olive nere g. 100, ricotta g. 50, lievito di birra qb

Procedimento

Pulire le cozze e farle scoppiare in casseruola con olio e aromi. In un’altra casseruola preparare poi la base con il cipollotto, le patate e le acciughe, unire quindi i fagioli freschi, tostarli per pochi minuti e continuare la cottura bagnando con del vino bianco e unendo il brodo delle cozze. Regolare il gusto.
Per la crosta: impastare e far riposare.
Prendere il tutto e mettere nei tegamini con la crosta sopra a coprire. Passare al forno per 6-8 minuti a 190 gradi. Servire al tavolo con il tovagliolo.

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