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Una spa di emozioni e ricordi

Filosofia e obiettivi alla base del nuovo Parco acque dell'eugubino Park Hotel ai Cappuccini

Filosofia e obiettivi alla base del nuovo Parco acque dell'eugubino Park Hotel ai Cappuccini

Di Massimiliano Sarti, 11 ottobre 2012

Arte, architettura, benessere. È la triade alla base dei lavori di ristrutturazione e ampliamento della zona umida del Park Hotel ai Cappuccini: un resort wellness ricavato da un complesso monastico eugubino del diciassettesimo secolo. Realizzato dall’architetto Simone Micheli, il nuovo Parco acque, inaugurato la scorsa primavera, è però solo uno degli step lungo un articolato percorso di restyling dell’intera struttura, iniziato ormai cinque anni fa. «Il Park Hotel è nato nel 1990 con una forte caratterizzazione corporate e congressuale. Con il tempo, tuttavia, la componente individuale e leisure della domanda è cresciuta sensibilmente e ciò ci ha convinto a iniziare il progetto di ristrutturazione in corso, che per ora ha coinvolto gli spazi comuni, il ristorante, una parte del nostro vasto parco naturale e l’intera spa, zona umida e aree trattamenti comprese», spiega il direttore Maria Carmela Colaiacovo. «L’idea che ci ha guidato nel restyling del Parco acque è stata, in particolare, quella di realizzare un ambiente memorabile, in grado di generare forti emozioni: perché quello che resta, nella vita, sono sempre i ricordi».

Domanda. Un pensiero in linea con i nuovi trend dell’offerta turistica esperienziale. E sicuramente la triade arte, architettura e benessere può rappresentare una risorsa importante per raggiungere tale obiettivo. Come si declina, quindi, nel rinnovato Parco acque?
Risposta. Artisticamente parlando, tutto il progetto ruota attorno a un affresco di Arnaldo Pomodoro situato nell’area delle piscine. Da un punto di vista architettonico, invece, la zona acqua è stata valorizzata dalla realizzazione di vasche in resina dalle forme organiche, accostate a una serie di installazioni ludiche dai toni giallo-limone. L’elemento benessere è quindi garantito dalla presenza di acque sorgive, il cui valore termale stiamo proprio ora cercando di far riconoscere ufficialmente. A ciò vanno poi aggiunte le varie piscine talassoterapiche, arricchite da elementi naturali quali il sale o il magnesio. Senza dimenticare, infine, l’offerta dedicata agli sportivi rappresentata da vasche idromassaggio e per il nuoto controcorrente, nonché dalla nostra piscina olimpionica. Una proposta, quest’ultima, che ci ha sempre caratterizzato, fin dalla nostra fondazione.
D. Da dove nasce questa vocazione sportiva?
R. All’inizio fu quasi casuale: quando aprimmo il Park Hotel, nel 1990, la nazionale brasiliana di calcio dei Mondiali italiani decise, infatti, di trascorrere il ritiro pre-torneo proprio da noi. Dovemmo quindi garantire loro spazi adeguati per gli allenamenti. Ma dopo ci è apparso naturale continuare a promuovere questa tipologia di servizi, dato che la struttura è immersa in un vasto parco naturale, a sua volta inserito in un contesto appenninico ideale per passeggiate, escursioni e trekking.
D. A proposito di contesto: quanto conta la destinazione Gubbio per voi?
R. Moltissimo: è un partner davvero fantastico. Avere a 500 metri una città medievale di questa importanza piace a tutti: alle coppie, alle famiglie, ai manager. Girando per Gubbio, non solo l’architettura degli edifici, ma le stesse pietre con cui sono stati costruiti raccontano della storia della città. E non va dimenticato neppure il folclore di eventi dalle origini secolari, come la festa dei ceri o il palio della balestra, che rendono il Medioevo eugubino una realtà vitale e non da museo.
D. Tornando alla spa, quali, tra i vostri clienti, richiedono normalmente i servizi benessere?
R. In realtà, ormai il wellness è diventato un prodotto per tutti: lo pretendono i manager e le aziende, ma anche gli ospiti leisure alla ricerca di qualche momento di tranquillità e riposo.
D. Date le caratteristiche dei servizi benessere, esiste uno stile di accoglienza particolare che chi lavora nelle spa deve conoscere e praticare?
R. Direi di no. L’approccio è sempre lo stesso per chiunque abbia a che fare direttamente con il pubblico: altissima professionalità, ma questa è ormai quasi scontata, e tanta empatia. L’importante è saper prevenire le esigenze degli ospiti: un dono non comune che si deve avere fin dalla nascita e non si può imparare.
D. Come individuare, allora, tali doti in un candidato, per di più nel breve spazio di un colloquio di selezione? Non si tratta, certo, di caratteristiche che si possano leggere nei curricula.
R. Personalmente, io le riconosco dallo sguardo e dal sorriso: di solito non tradiscono.
D. Come sta andando, infine, questo per molti versi complesso 2012?
R. Sinceramente non benissimo. Ma chi può dire il contrario? Le strutture che reggono di più sono forse quelle dai maggiori flussi internazionali. Noi abbiamo clientela straniera, certo, ma il nostro core è sicuramente rappresentato dal mercato domestico. Dobbiamo, perciò, rimanere concentrati e attrezzarci per la ripresa. Perché la cosa peggiore è rimanere immobili.

Il progetto nel dettaglio

Più che la ristrutturazione dell’area wellness, il lavoro curato dall’architetto Simone Micheli si può definire come il risultato di un lungo viaggio introspettivo verso un concetto di relax, inteso come capacità di fermare il tempo. Far convivere armoniosamente una struttura dall’antica matrice (un convento del diciassettesimo secolo), col design e le tecnologie del futuro, è una scommessa che il Vecchio continente si trova molto spesso a giocare e che l’architetto Micheli ha provato a vincere puntando sul concetto di meraviglia. Lui stesso ha definito il suo lavoro un «nodo di memoria e di memorie»: un fitto intreccio di storie e di verità passate, presenti e future, intrise della storicità e del genio di un luogo al di qua e al di là del tempo come è Gubbio.
Entrando nel Parco acque ci si trova quindi nella prima zona benessere, quella con l’affresco di Arnaldo Pomodoro, le piscine, l’area per il nuoto controcorrente e la vasca ludica per bambini. Qui, la cordatura a rete, che tiene sospesa a mezz’aria, sopra la piscina olimpionica, un’enorme sfera gialla, i riccioli-fontane che ricambiano l’acqua, e la passerella stondata, che separa la zona nuoto dalla prima zona idromassaggio, richiamano alla nostra mente un’età dell’oro ideale in toni ludici e sognanti. In diretta connessione con l’area nuoto, ha poi preso forma una zona più intima dedicata alla valorizzazione del rapporto tra l’uomo e l’acqua: qui vi sono una vasca di galleggiamento con acqua salata dalle proprietà rilassanti e defaticanti, una vasca ai sali di magnesio con chaise longue anatomiche e una vasca idromassaggio circolare. Lo spazio dedicato ai bagni comprende, infine, un grandissimo lavabo nel quale l’acqua viene erogata da una sorta di proboscide, mentre sulle porte dei servizi girano in loop due video con un uomo e una donna le cui espressioni riflettono la meraviglia del luogo.

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