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Una questione di equilibrio

Qualsiasi sostanza partecipa della natura dei tre Dosha

Qualsiasi sostanza partecipa della natura dei tre Dosha

Di Massimiliano Sarti, 8 ottobre 2010

Vivere in un ambiente artificiale per un individuo geneticamente creato per crescere e svilupparsi in un ecosistema naturale. È questa la grande sfida dell’uomo contemporaneo. «Una sfida che l’ayurveda può aiutare a vincere», racconta Robert Svoboda. «Nata in India almeno 5 mila anni fa, l’ayurveda è infatti andata incontro, negli ultimi tre secoli, a una progressiva trasformazione, volta ad adattare i propri principi universali alle nuove esigenze di un’umanità sempre più urbanizzata. Perché da sempre, tra gli obiettivi primari di questa antica disciplina, c’è la volontà di sviluppare, in ogni individuo, la consapevolezza del proprio grado di adattamento all’ambiente circostante».
Uno dei presupposti dell’ayurveda, in particolare, parte dal concetto intuitivo per cui determinate condizioni favoriscono la salute e il benessere di ciascuno; altre, invece, facilitano l’insorgere di debolezze, malesseri e malattie. «Mentre la scienza occidentale, però, tende a misurare con precisione tali fattori causali», prosegue Svoboda, «l’ayurveda preferisce basarsi sugli aspetti qualitativi dei fenomeni. L’idea è che al nostro corpo non interessi tanto sapere, per esempio, quale sia la temperatura precisa di un determinato ambiente, quanto capire quale situazione climatica gli procuri una sensazione di benessere generale, piuttosto che di caldo o di freddo eccessivi. L’obiettivo, in questo caso, è quello di acquisire la consapevolezza di ciò che per noi è più o meno piacevole». Un discorso, quest’ultimo, particolarmente valido nel mondo attuale, dove tutto è diventato estremamente rapido. «Gli uomini non si sono evoluti per vivere velocemente. Ed è per questo che le condizioni odierne dell’esistenza facilitano lo sviluppo di reazioni di stress».
Non tutti gli individui, però, sono uguali agli altri: ognuno, anzi, presenta delle specificità proprie che lo rendono unico e irripetibile. I trattamenti per far tornare una persona al proprio equilibrio ideale devono perciò essere calibrati con precisione sulle caratteristiche di ciascuno. «L’ayurveda», riprende Svoboda, «ha individuato tre schemi principali, i cosiddetti Dosha (Vata, Kapha e Pitta), attorno ai quali ruota ogni costituzione individuale. Essi si basano su una differente combinazione delle tre coppie di qualità fondamentali presenti nell’universo: la pesantezza e la leggerezza, il caldo e il freddo, nonché l’umidità e la secchezza. Una persona a prevalenza Vata, in particolare, è molto reattiva, tende a fare tutto velocemente, ma anche a stancarsi altrettanto rapidamente e ad affrontare le situazioni difficili con la fuga. I Kapha, invece, presentano modalità d’interazione piuttosto lente, si stancano difficilmente e dimostrano una certa propensione alla riflessione. L’energia del fuoco domina, infine, i tipi Pitta, che tendono a essere irascibili e istintivi, ma anche capaci di regolare l’utilizzo delle proprie energie in base alle esigenze del caso». Per l’ayurveda nessuna di queste tre tipologie è meglio della altre, «ma ciascuna di esse deve essere presente nel nostro organismo e in equilibrio con le altre. Quando si verifica un disequilibrio, occorre intervenire con azioni, alimenti o sostanze che contengano qualità opposte a quelle in eccesso».
E questo è un principio che vale pure per la nostra epidermide. «Anche le creme, gli oli e qualsiasi altra sostanza applicata alla pelle partecipa, infatti, delle tre coppie di qualità fondamentali», conclude Svoboda. «Ayurvedicamente parlando, perciò, prima di iniziare qualsiasi trattamento estetico è necessario comprendere il Dosha predominante dell’epidermide da trattare, in modo da poter scegliere la soluzione migliore per ogni situazione. E curare la propria pelle è importantissimo: perché essa rappresenta il confine naturale tra di noi e il mondo esterno; mantenerla in salute significa contribuire notevolmente a tenere lontani elementi, effetti e qualità indesiderate per il nostro organismo».

La Spa Just One!
Il centro benessere Just One! offre al proprio interno una sauna finlandese, un hammam, un aromarium, un laconicum, una serie di docce polisensoriali e una raffinata area relax, dove rilassarsi e gustare tisane personalizzate e frutta fresca. Numerosi trattamenti e massaggi personalizzati, molti dei quali ispirati alle terapie ayurvediche e pensati per avvalersi dei prodotti Pac Beauty Project, completano, infine, un articolato percorso benessere finalizzato al recupero del tono psico-fisico di ogni individuo.

Identikit di Pac Beauty Project
Cosmetici specifici a base di componenti ayurvedici abbinati a principi attivi funzionali. Sono i prodotti di Pac Beauty Project, una società da sempre impegnata nel settore della cosmesi che, a partire dagli anni 80, ha deciso di specializzarsi nell’offerta ayurvedica. «A quel tempo le discipline olistiche come l’ayurveda non erano di moda come oggi», spiega il presidente Francesco Merenda. «Il nostro approccio alla materia è stato perciò fin dall’inizio assai rigoroso, senza nessun cedimento alla spettacolarizzazione e al folclore, ma con la consapevolezza delle potenzialità di questa disciplina in ambito estetico. Ormai da una decina d´anni, in particolare, abbiamo anche aperto una factory nella regione indiana del Kerala, dove facciamo realizzare i nostri oli medicati a mano, utilizzando esclusivamente piante fresche che coltiviamo direttamente sui nostri terreni o ci procuriamo in loco. Otteniamo così un prodotto con una concentrazione di principi attivi compresa tra il 20% e il 70%: molto di più rispetto al 10% della maggior parte dei migliori cosmetici tradizionali in circolazione».

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