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Una questione di cultura e valori

Ai manager serve carisma, coraggio e rispetto per gli altri

Ai manager serve carisma, coraggio e rispetto per gli altri

Di Paolo Sanavia, 25 marzo 2011

Secondo la scienza della genetica, il Dna è la molecola che contiene il progetto e le regole che governano la vita di tutti gli esseri viventi. Traducendo questa affermazione in termini aziendali, possiamo dire che il Dna rappresenta quella cultura e quei valori che contengono la visione e le direttive alla base della missione di tutte le aziende esistenti. Identificare e comprendere il Dna della propria impresa è perciò sicuramente un primo passo per avviare un processo di sviluppo e di crescita. È tuttavia anche indispensabile che la cultura così espressa venga trasmessa a tutti i componenti dell’organizzazione, come un valore forte sul quale costruire i fondamenti di un sistema in grado di portare l’azienda a distinguersi rispetto alla concorrenza sui mercati.
Le peculiarità dei Dna aziendali possono essere molteplici, in funzione degli obiettivi da raggiungere. Obiettivi, peraltro, che non sempre sono di carattere economico, ma che si possono trasformare in vere e proprie opportunità di sviluppo e di creazione di valore, dove il prodotto, i servizi, la tecnologia, le strategie, le politiche e l’organizzazione sono la chiave d’accesso per una lungimirante crescita futura. Nell’industria dell’ospitalità, la maggior parte delle compagnie alberghiere internazionali fa del proprio Dna un punto di forza a livello corporativo, con iniziative che coinvolgono tutto e tutti: dallo staff esecutivo nelle sedi centrali ai team dei differenti uffici operativi sparsi nel mondo, per essere infine trasferite all’intero personale distribuito nei vari alberghi.
Per un’impresa alberghiera, la cultura aziendale è, in particolare, rappresentata dalla somma delle usanze, delle tradizioni e dei contenuti che rendono unica una società, nonché dai principi originari dell’organizzazione che incarnano la visione dei padri fondatori. L’impegno delle aziende è così quello di rispondere alle aspettative dei mercati coniugando, attraverso l’unicità e il talento, i valori interni ed esterni della propria organizzazione. I primi sono quasi sempre legati ai tratti caratteriali dell’impresa e a come essi vengono espressi, mentre i valori esterni si riferiscono alla personalità della sua offerta, alla sua capacità di creare esperienze e ai servizi proposti. Cultura aziendale e creazione di valori, i due elementi di cui si compone il Dna di una società, devono perciò corrispondere alle capacità della stessa azienda di fare impresa, alle unicità che la distinguono dai competitor, alle aspettative che si prefigge e alle sue qualità intrinseche. Diventa quindi molto importante valutare il riscontro che l’azienda ottiene sui mercati grazie alla propria organizzazione, così come è fondamentale capire in che modo l’azienda misuri e riconosca il successo ai propri collaboratori.
In pratica, identificare il Dna di un’impresa significa approfondire le modalità attraverso cui la propria azienda esprime i tre valori fondamentali che, con un acrostico felice, nella letteratura economica sono conosciuti come Motivational Dna. Il primo è il cosiddetto fattore D (Drive), ossia il valore interno che mobilita l’organizzazione a raggiungere determinati obiettivi, coinvolgendo le responsabilità di tutti nel fare e ottenere risultati. Un elemento importante per creare una cultura imprenditoriale orientata agli obiettivi e all’eccellenza nei servizi. In tale contesto è bene peraltro utilizzare anche un pizzico di opportunismo e flessibilità, per trarre beneficio dalle possibilità che il mercato offre, concentrando lo sforzo su progetti e idee che possano risultare vincenti.
Il secondo elemento del Motivational Dna è, poi, il fattore N (Needs), ovvero quel valore che è associabile al bisogno di provare un senso di appartenenza, nonché alla necessità di comprensione e rispetto per le persone coinvolte nell’attività d’impresa, sia all’interno sia all’esterno dell’azienda stessa. Si tratta di un fattore fondamentale per orientare l’organizzazione verso la gente: clienti, fornitori, investitori o collaboratori che siano. Attenzione per le persone, rispetto per l’ambiente nel quale si opera, fiducia, coinvolgimento e fedeltà sono così alcuni di questi valori forti che, nelle imprese alberghiere, consentono di sorprendere gli ospiti creando esperienze davvero indimenticabili. Interagire e comunicare con i propri collaboratori, rispettare le loro idee, dare loro una seconda opportunità, sostenere e valorizzare il loro entusiasmo, l’impegno, la lealtà e la dedizione, sono poi altrettante azioni che contribuiscono a rafforzare la cultura e i valori dell’azienda, creando al contempo i presupposti per una solida crescita professionale di ogni risorsa e arricchendo l’esperienza di vita personale di ciascuno.
Terzo e ultimo elemento del Motivational Dna è, infine, il fattore A (Awards), strettamente legato alla misura del successo e del ritorno sugli investimenti e ai riconoscimenti conseguenti. Favorire il decollo di un’azienda è infatti segno di grandi capacità e di lungimiranza imprenditoriale. Per farlo occorre far leva sui punti di forza del proprio modello di business, rendendo al contempo replicabile la formula del successo, rafforzando la struttura manageriale, creando valore e sostenendo l’azienda con le dovute risorse finanziarie. Allocare con attenzione le risorse in funzione del prodotto, dei servizi e delle competenze; fare delle scelte in base alla conoscenza del proprio territorio-destinazione, della concorrenza sul mercato locale e dello scenario congiunturale del momento; mettere in relazione i fattori interni ed esterni che influenzano l’evoluzione degli affari: sono tutte decisioni che devono mirare a creare valore aggiunto e a incrementare la durata delle disponibilità finanziarie, diminuendo il livello di rischio associato al business. Al termine di tale processo, il successo e il riconoscimento per i risultati ottenuti vanno tuttavia condivisi con tutti i componenti dell’organizzazione. Perché questo è l’unico modo per rafforzare veramente il proprio Dna aziendale che, in fin dei conti, si identifica sì nelle caratteristiche dell’organizzazione ma soprattutto nelle capacità di leadership dei suoi manager, che devono avere carisma, considerazione per le persone, stimolo intellettuale, coraggio, senso di appartenenza, flessibilità, obiettività e rispetto per gli altri.
L´autore

Dopo il diploma presso l´istituto alberghiero di Abano Terme e il diploma di laurea per imprenditori del settore alberghiero presso la Società svizzera degli albergatori di Losanna, nel 2005 ottiene la certificazione della Cornell University di Ithaca (Usa) e nel 2010 completa con successo l’Mba con la Reims Management School, oltre a ottenere il diploma di gestione da parte del dipartimento dell’economia del cantone di Vaud, in Svizzera. Nel 2003 viene anche insignito del Golden Helm International Award of Tourism e, nel 2008, del prestigioso premio Excellent.
Membro della European Hotel Managers Association (Ehma), dell´Associazione direttori d´albergo (Ada) e dell’advisory board della Seven Stars and Stripes Academy, oltre a significative esperienze professionali in Italia, ha ricoperto importanti ruoli manageriali in alberghi e resort di lusso in Germania, Inghilterra, Sudafrica, Svizzera e Medio Oriente, lavorando per marchi prestigiosi come Hilton, Ciga, Steigenberger, Victoria Jungfrau Luxury Group, Forte Hotels, Le Meridien e attualmente, in qualità di direttore, Kempinski.
«Se qualcuno mi chiedesse come è nata la mia passione per l´hôtellerie», racconta lo stesso Sanavia a noi di Job in Tourism, «risponderei che inizialmente è prevalsa in me la voglia di libertà, di indipendenza, di curiosità e di conoscenza di un mondo che dava enormi opportunità di visitare luoghi e paesi diversi. Negli anni 1970 anche un semplice viaggio in aereo era un’esperienza unica. Ricordo ancora quando lasciai per la prima volta l’Italia, all’età di 16 anni, per andare a lavorare a Berlino per la Hilton: i nostri biglietti aerei non erano stati validati, pertanto non c’erano i posti prenotati sull’aereo; l’Alitalia allora, per riparare al danno, ci fece volare da Venezia a Milano, da Milano a Parigi, da Parigi a Francoforte e da Francoforte a Berlino. Facile immaginare l´emozione per un´adolescente alla sua prima esperienza fuori dai confini nazionali. Col tempo, poi, ho imparato ad amare questo lavoro perché mi dava enormi possibilità, che andavano oltre l’affermazione professionale e gli obiettivi di carriera: esperienze di vita che non avrei mai fatto se avessi scelto un’attività diversa. Perché il mondo dell’ospitalità è unico nel suo genere e ti offre la possibilità di impreziosire la tua vita in tutti i sensi, in linea inoltre con quello che la società moderna oggi propone: conoscenza, integrazione di culture e globalizzazione delle economie mondiali. Oggi, dopo tanti anni, non ho ancora smesso di amare questo mondo. Con un piccolo sogno nel cassetto: quello di tornare in Italia, alla guida di qualche struttura stimolante, per contribuire, con la mia esperienza, allo sviluppo del turismo nel mio paese».

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