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Una nuova strategia d’impresa

Di Massimiliano Sarti, 2 novembre 2007

«Il problema dell’industria alberghiera italiana è che fatica a crescere in termini organizzativi e, di conseguenza, a sviluppare una cultura manageriale del livello necessario a gestire un settore strategico di tale rilevanza». Parole di Giuseppe Truglia, presidente di Manageritalia Milano, durante l’incontro organizzato recentemente dall’Associazione direttori risorse umane (Gidp) presso l’hotel Michelangelo di Milano. Tema principale del convegno: la gestione operativa della formazione nelle aziende del terziario. Un’occasione di confronto tra esperti del settore per discutere dei modi e della necessità, per manager e quadri, di un costante aggiornamento della propria professionalità. «È questa, infatti, l’unica strategia atta a mantenersi competitivi nel mercato del lavoro, a conservare e ad acquisire competenze importanti e utili per ricollocarsi con successo in qualsiasi momento, anche in età non più verde», spiega il presidente Gidp, Paolo Citterio. «Una considerazione che vale, a maggior ragione, anche per l’hôtellerie, un segmento ancora sottorappresentato all’interno della categoria dei manager del nostro Paese». Il motivo di tale ritardo risiede, secondo Truglia, nella miopia di molti imprenditori alberghieri, incapaci di comprendere l’importanza di investire nella qualità di chi ha il compito di dirigere un hotel: «Naturalmente, non è un discorso che valga per tutti i casi», specifica lo stesso Truglia. «Tanto è vero che nella nostra associazione è folta la rappresentanza di quadri e dirigenti provenienti dal settore dell’ospitalità. È indubitabile, però, che molti imprenditori alberghieri abbiano compiuto, nel recente passato, scelte conservative, tese più al risparmio immediato che a una strategia di sviluppo a lungo termine. Il risultato è stato uno svilimento, in alcuni ambiti, del ruolo e della professionalità dello staff dirigenziale degli hotel. Nel caso delle catene internazionali, in particolare, è impensabile, a mio avviso, devolvere le scelte strategiche di un albergo a un head office lontano migliaia di chilometri. Occorre, viceversa, un’intelligenza capace di comprendere il territorio in cui opera la struttura. Un obiettivo, questo, ottenibile solo sviluppando e attirando manager preparati e qualificati. Bisogna, in altre parole, stabilire dei criteri di competenze organizzative, tecniche e qualitative, atte a definire con precisione una nuova categoria manageriale legata specificamente al settore alberghiero. Un’operazione simile a quella che ha, ad esempio, portato avanti con successo negli ultimi anni il settore della grande distribuzione». Sembra, dunque, calzare a pennello il ventilato progetto dell’Ada di realizzare un programma organico di formazione continua, in grado di garantire competenze di livello universitario. «Non è, infatti, ammissibile che tutte le istituzioni formative di riferimento nel campo dell’hôtellerie si trovino all’estero», interviene Michelangelo Patron, direttore generale del Centro di formazione management del terziario (Cfmt). «È, perciò, di vitale importanza creare un percorso di alta specializzazione e qualificazione teorica, al contempo profondamente legato alla realtà del business alberghiero. Un luogo dove integrare le competenze classiche sulla gestione d’impresa con informazioni di tipo culturale, perché, come avviene ormai in tutti i settori del terziario, il valore creato da una società dipende sempre di più dalle capacità di relazione con il proprio mercato, piuttosto che dal valore intrinseco dei prodotti e dei servizi». Garantire percorsi di formazione adeguati è, inoltre, una delle strategie più efficaci per attirare i migliori talenti. «Un aspetto così importante», conclude Truglia, «che spesso il personale più qualificato lo considera di valenza superiore allo stesso livello della retribuzione. Per questo motivo crediamo fermamente nella necessità di costruire un progetto formativo di qualità specificamente rivolto al settore dell’ospitalità. E noi, come Manageritalia, siamo disposti a fornire il nostro contributo, mettendo a disposizione il know-how dei manager nostri associati».

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