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Una casa per i bambini a Dharamsala

Di Floriana Lipparini, 2 marzo 2007

«Noi siamo stati a Dharamsala, al confine con il Tibet, abbiamo visto con i nostri occhi quel che fa Jetsun Pema, la sorella del Dalai Lama», racconta con emozione Giovanna Pedrollo detta Joe, responsabile pubbliche relazioni e ufficio stampa dell’hotel La Perla di Corvara (di proprietà della famiglia Costa) e responsabile dell’organizzazione Costa family foundation. «Questa donna straordinaria dedica la propria vita ai profughi tibetani, e in particolare ai bambini, che sono come sempre i più colpiti, costretti a lasciare la patria e a vivere in un paese straniero. Ed è proprio in India, soprattutto al confine con lo stesso Tibet, che sono sorti i Tibetan children’s villages, un’organizzazione fondata nel 1960 su volere del Dalai Lama, e diretta da madame Pema. Sono strutture che si occupano di oltre 16 mila bambini dislocati in 49 diversi istituti, impegnate sia a insegnare a questi bambini la cultura, la lingua e le tradizioni tibetane, sia ad accogliere i più sfortunati rimasti senza famiglia. La necessità di allestire spazi per ospitare i nuovi arrivati è continua, ma naturalmente occorrono fondi. Questa esperienza ci ha toccati veramente nel profondo ed è così che abbiamo deciso di sostenere la loro causa creando Costa family foundation, il cui primo obiettivo è la ricostruzione a Dharamsala di una casa per 34 bambini, con le cucine, la sala, le aule, tutto quanto occorre. Per noi è un po’ come portare il cuore de La Perla in Tibet».
Una bellissima iniziativa, a dimostrazione della sensibilità umana e culturale di una famiglia di imprenditori dell’industria turistica che sa coniugare successo e impegno sociale. Joe ha veramente sposato questa causa insieme a tutta la famiglia Costa, in particolare con Michil Costa, presidente della fondazione e presidente anche dell’Union generala di ladins dles Dolomites.
«Mi sento molto vicino al dramma dei profughi tibetani, ne va dell’esistenza di un’intera cultura, sempre più minacciata di assimilazione dall’enorme potenza che ha oggi la Cina», dice Michil. «L’inaugurazione del “treno del cielo”, 1.200 chilometri in 40 ore da Golmud a Lhasa, ha messo ulteriormente a rischio la residua presenza tibetana, trasportando fiumane di turisti e di immigrati temporanei cinesi e sconvolgendo un delicato e prezioso ecosistema. Certo, non si possono fare paragoni con una situazione così drammatica, ma anche noi ladini subiamo una pressione verso l’omologazione e quindi cerchiamo di difendere una cultura, una storia, un patrimonio di tradizioni, tutto quello che fa l’identità di un territorio».
La vicinanza ideale fra Corvara in Alta Badia e Dharamsala è quasi un legame elettivo, favorita dalla natura stessa dei luoghi di montagna, dove gli abitanti sviluppano un forte legame di appartenenza. «Amiamo le montagne, maestri muti che insegnano ad alunni silenziosi, anche se ora questi luoghi diventano troppo spesso occasione di sfruttamento. Bisogna sapere che abbiamo una responsabilità verso il mondo, e in questo senso la cultura buddista aiuta a capire, ad avere molto rispetto per noi stessi e per gli altri», spiega il presidente dei ladini.
Adesso che Costa Family Foundation è una realtà ufficialmente costituita e certificata, potranno svilupparsi ulteriori iniziative per la ricerca dei fondi. Già l’anno scorso, mentre madame Jetsun Pema e il marito Tempa Tsering erano ospiti dell’hotel, gli organizzatori della Maratona dles Dolomites decisero di devolvere una parte delle quote di partecipazione al progetto della casa di Dharamsala.
«Ora stiamo sensibilizzando su questa causa gli ospiti del nostro hotel, che si dimostrano estremamente disponibili. Proponiamo una maggiorazione di un euro e cinquanta su alcuni piatti gourmet e su alcune consumazioni al bar. Chi accetta di devolvere questa cifra riceve in dono un cofanetto che contiene un braccialettino fatto dai bambini tibetani», spiega Joe.
La stessa iniziativa viene proposta a Vilpiano, al ristorante Zum Hirschen di Maximilian Costa, uno dei due fratelli di Michil. Nuove idee sono in cantiere per promuovere la raccolta di fondi e l’invito è rivolto a chiunque sia sensibile al destino di questi splendidi e sfortunati bambini. «È importante dire che grazie al contatto con la sorella del Dalai Lama noi sappiamo come verranno usati questi soldi, seguiamo i lavori e informeremo degli sviluppi», aggiunge Michil.
Chiedo a Joe a che punto sono arrivati al momento: «Siamo a quota 10.460 euro, per finire la casa ne occorrono 30 mila, speriamo di farcela entro due anni e di inaugurare la casa nel 2008».
È anche il nostro augurio. Allora, ecco gli estremi per il versamento:
Costa Family Foundation, Banca Cassa Raiffeisen, Corvara, c/c 20001, Abi/08010, Cab/58340 num/0003000 20001, Iban: IT46I0801058340000300020001, Swift-Bic: RZSBIT21008.

Una storia iniziata nel 1950
Nel 1950 la Repubblica popolare cinese invase il Tibet. Nel 1959, in seguito alla repressione della rivolta nazionale tibetana, il Dalai Lama, insieme a 100 mila tibetani, fuggì dal Tibet e chiese asilo politico all’India, paese in cui costituì un governo tibetano fondato su principi democratici.
Alla metà degli anni ’70, quando salì al potere, Deng Tsiao Ping si mostrò apparentemente più sensibile ai problemi del Tibet, ma la situazione rimase immutata nonostante gli innumerevoli tentativi svolti dal Dalai Lama per far riconoscere i diritti del suo paese.
Dharamsala è una cittadina del nord dell’India, al confine con il Tibet. Qui nel 1959, a circa 1.800 metri, nella parte alta della città, McLeodGanjsi, si rifugiò il Dalai Lama. Oltre le altissime vette himalayane si può sentire la vicinanza del Tibet.

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