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Una carriera tutta capitolina

Di Marco Bosco, 2 ottobre 2009

Spesso gli inizi di una carriera nell’ospitalità di qualità impongono numerosi spostamenti, quasi sempre all’estero e continuamente in movimento tra una struttura e l’altra. Solo dopo un po’ di anni si può, infatti, provare a stabilizzarsi, magari trovando un incarico di responsabilità in una struttura della propria nazione di origine. Ma non sempre le cose vanno in questo modo: molti, per esempio, di viaggiare non si stancano mai e, anzi, trovano nella continua ricerca di nuove esperienze in paesi diversi la motivazione più profonda della propria professione. Alcuni, invece, scelgono sì di fermarsi per qualche anno, ma preferiscono farlo in un paese esotico, comunque ben lontano da dove sono nati e cresciuti. C’è però anche chi, come il neo hotel manager del Baglioni di Londra, Marco Capocci, segue un percorso quasi inverso, trascorrendo il periodo della cosiddetta gavetta e salendo i primi scalini di carriera in patria, per poi decidere di trasferirsi altrove per mettere a frutto le proprie esperienze e continuare a crescere.
«Per la verità», racconta lo stesso Capocci, «al termine del mio percorso di studi presso l’hotel institute di Montreux, in Svizzera, avevo ricevuto una proposta per un incarico nelle guest relation, in una struttura Hyatt di Jedda, in Arabia Saudita. Una settimana prima di partire, però, ebbi l’occasione di incontrare il direttore del Rome Cavalieri Hilton di allora, Hans Rudolf Fritz, che mi propose di andare a lavorare per lui. Accettai e fu, credo, la mia grande fortuna. Non solo, infatti, ebbi modo di imparare moltissimo dai suoi consigli, ma aver fatto parte di un team da lui diretto è stato come ricevere una sorta di imprinting, riconosciuto da tutti gli altri colleghi del settore: uno stile e una filosofia del lavoro appezzata ovunque, che si traduce, a volte, anche in nuove opportunità di lavoro».
Entrato a far parte dello staff del Rome Cavalieri Hilton, Capocci, in particolare, diventa subito conference co-ordinator e poi group and conference sales executive. «È stata davvero un’esperienza molto formativa», prosegue Capocci, «e non solo per la presenza di Fritz. Il Rome Cavalieri Hilton di quegli anni, a cavallo del 2000, era, infatti, una sorta di macchina perfetta: avevamo il più grande centro congressi inserito in un hotel 5 stelle lusso d’Europa e la nostra ristorazione, rappresentata dal celeberrimo ristorante La Pergola, diretto dallo chef Heinz Beck, stava proprio allora cominciando la sua scalata verso l’empireo dell’enogastronomia internazionale. L’hotel romano era insomma una vera e propria accademia dell’ospitalità, dove, con voglia di fare e impegno, chiunque avrebbe potuto imparare molto dell’arte alberghiera».
Il percorso professionale porta poi Capocci a confrontarsi con l’apertura della Città del gusto del Gambero Rosso a Roma e, quindi, ancora nella capitale, a diventare director of food & beverage del St. Regis Grand Hotel Rome. «E anche in questo caso, il direttore è stato una figura molto importante per me. Il general manager di allora, Michele Frignani, non per nulla già responsabile f&b di una struttura guidata da Fritz, aveva, infatti, una grande dote: quella di saper responsabilizzare i propri collaboratori e di condividere sempre le decisioni strategiche con i propri capi-reparto. Per l’ampiezza delle tematiche e delle questioni affrontate, la mia esperienza al St. Regis è stata, perciò, per molti versi paragonabile a quella di un vicedirettore. A ciò si aggiunga poi che, grazie alle politiche di formazione della Starwood, di cui il St. Regis fa parte, ho potuto partecipare all’Executive master of business administration (Emba) in tourism management della university of applied sciences di Coira in Svizzera, che sto portando a termine proprio in questo periodo».
Essere però nel posto giusto al momento giusto di per sé non basta per acquisire competenze e crescere professionalmente. «Occorre anche dedicare al proprio lavoro molto tempo e passione», racconta, infatti, Capocci. «Io, per fortuna, vengo da una famiglia che ha sempre avuto, come attività propria, la gestione di un bar. E questo mi ha abituato presto a non guardare l’orologio. Così, una volta iniziata la mia carriera nell’hôtellerie, mi è capitato spesso, alla fine della giornata, di non staccare per andare a visitare gli altri reparti, spinto dalla curiosità di capire quale fosse il loro reale funzionamento e di riuscire ad apprendere tutte le sfaccettature del lavoro in un albergo».
Proprio poche settimane fa, infine, per Capocci è giunta l’offerta del Baglioni hotel di Londra. «A parte la soddisfazione per l’opportunità di assumere un incarico di grande responsabilità», conclude il neo hotel manager, che coadiuva il general manager Marco Novella nella conduzione della struttura londinese, «ad attirarmi è stata soprattutto l’atmosfera della capitale britannica: più cosmopolita, più internazionale di Roma. Il che significa avere l’opportunità di confrontarsi con una clientela ancora più varia, con abitudini ed esigenze molto diverse tra loro. La stessa natura del Baglioni hotel credo, inoltre, rispecchi bene la mia personalità: un ambiente raffinato, ma dal design contemporaneo e fortemente connotato da un tocco d’italianità nell’ospitalità e nell’offerta enogastronomica. Senza dimenticare, infine, la forte vocazione della struttura londinese alla personalizzazione del servizio: una propensione ben evidenziata dal grande numero di suite con butler presente nell’offerta dell’hotel».

Un albergo italiano ad Hyde park

Un boutique hotel 5 stelle lusso di 68 camere, 50 delle quali suite, situato nel cuore della parte più esclusiva della città. È questo il Baglioni hotel di Londra. Vicinissima a Kensington palace e Hyde park, a breve distanza dalla Royal Albert hall, dal Victoria & Albert museum e dal museo di storia naturale, la struttura mette, tra l’altro, a disposizione dei propri ospiti un servizio di personal shopper, per fare acquisti tra Harrods e Harvey Nichols, nonché a Chelsea, a Portobello, ad High street Kensington, a Oxford street e a Bond street. L’albergo è poi caratterizzato da un’ospitalità tutta italiana con servizi che spaziano dalla spa e dal centro fitness alla Maserati quattro porte con autista e al butler personale. Il Brunello lounge & restaurant offre, infine, una cucina italiana contemporanea realizzata con ingredienti freschi, nel contesto di un ambiente elegante con vista sui giardini di Kensington.

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