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Una bella camminata in Brianza

Di Antonio Caneva, 19 gennaio 2007

Nel 1894 s’inaugurò la funicolare che collega Como con Brunate, grazioso paesino che domina il lago. A Brunate si arriva ancor oggi in pochi minuti e, dai suoi 715 metri d’altezza, si respira l’aria di montagna. Si può salire ancora un poco per poi iniziare una lunga camminata in discesa, attraverso boschi, campi fioriti e sentieri che costeggiano rupi sino ad arrivare, dopo parecchie ore, a Erba. Non ero mai stato in questa cittadina della Brianza e camminando verso la stazione per prendere il treno del ritorno a Milano, osservavo ammirato la pulizia, l’armonia delle costruzioni eleganti e ben tenute e il verde diffuso che conferiscono al tutto una sensazione di serenità.
Una positiva sorpresa e pensavo quanto bello dovesse essere vivere in un ambiente come questo che, sicuramente, doveva contribuire a una situazione di equilibrio umano.
I giorni scorsi ci hanno fatto conoscere un episodio avvenuto a Erba che, nella sua drammaticità, era persino impossibile ipotizzare; come si usa dire in questi casi: la realtà supera la fantasia. Un episodio che mi porta a considerare la complessità dei rapporti umani, della difficoltà di leggere le persone attraverso impressioni che si ricavano da circostanze che ci portano frettolosamente di passaggio in ambienti e territori a noi prima sconosciuti.
La televisione ha fatto propria questa triste vicenda e a qualunque ora del giorno (e anche della notte, in replica) si alternano aggiornamenti e tavole rotonde di esperti, o pseudotali, che analizzano i vari aspetti di questo avvenimento. Tra le varie tesi sostenute quella che mi sembra più realistica descrive gli autori del brutale atto come persone strettamente legate al loro quotidiano, curato con maniacale attenzione in un microcosmo chiuso che, nella loro visione, avrebbe dovuto rimanere impermeabile all’esterno.
In casi estremi, quello che si può leggere come ordine e serenità è invece una prigione in cui ci si autoconfina e quando un fatto esterno (quale il pianto di un bimbo) turba la continuità, la situazione diventa inaccettabile.
Per una volta non ho parlato di turismo (anche se vi consiglio di fare la camminata descritta in apertura) ma troppo forte è stato l’impatto dell’accaduto per non soffermarmi a riflettere sulle circostanze che talvolta ci portano a reputarci «isola» e a considerare gli avvenimenti esterni una turbativa, mentre i valori risiedono nella condivisione e nel farci «prossimo».

A pleasant hike in Brianza

The cable railroad connecting Como to Brunate, an attractive small village overlooking the lake, was inaugurated in 1894. Brunate can be reached in a few minutes even today, and once there, at 715 metres altitude, you can breathe mountain air. You can climb a little higher, and then start on a long walk downhill, through woods, fields in bloom and paths that wind around the mountain rocks, until, after several hours, you get to Erba. I had never been to this town of Brianza, and as I walked towards the railway station to catch a train back to Milan, I admired the cleanliness and the harmony of its elegant and well-tended buildings, and the ubiquitous green tingeing the place with serenity.
It was a good surprise, and I thought of how nice it must be to live in this type of environment, which certainly contributed to a condition of spiritual balance.
In the past few days we have come to know about dramatic events that took place in Erba, so dramatic that they could never have been guessed; one of those cases when reality exceeds imagination.
Events that prompt thoughts about the complexity of human relationships, and the difficulty to understand people from impressions we derive from hastily passing through environments and places previously unfamiliar to us.
Television has taken possession of this sad story, and at every time of the day (with reruns at night) we are presented with updates and talk shows with experts, or pseudo experts, who analyse every facet of the event. Among the various arguments, the one that seems most realistic to me describes the perpetrators of the brutal deed as people who are closely enveloped within their own daily routines, obsessively tending to a closed microcosm which, in their expectations, should have been tightly sealed against anything from outside. In extreme cases, what may appear as order and serenity is in fact a prison , a place of self-confinement, collapsing into unacceptable tension when something from outside (such as the crying of a baby) breaks its continuity.
For once I have not spoken about tourism (even though I do recommend that you take the hike I described at the beginning), but the impact of events has been too strong not to stop to reflect on circumstances which sometimes lead us to regard ourselves as “islands”, and external influences as disruptions, whereas, indeed, true values lie in sharing and empathising.

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