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Un premio dedicato all’eccellenza

Di Massimiliano Sarti, 22 maggio 2009

Un lavoro complesso, interessante e sempre diverso. Essere international general manager dell’American academy of hospitality sciences, l’istituzione che presiede alla valutazione delle imprese del turismo a cui assegnare i Five star diamond award, è per Vittorio Gai una fonte di stimoli continui: «Impone ricerche approfondite su ogni richiesta di candidatura che arriva in academy, anche tramite il confronto con altri professionisti del settore, albergatori e membri del board. Occorre poi leggere moltissimo e corrispondere costantemente con vari interlocutori per essere sempre a conoscenza delle nuove strutture in apertura e avere così la possibilità di valutarle prima possibile, al fine di poter presentare ai viaggiatori internazionali le nuove mete d’eccellenza al mondo».
Per Gai, la parte più bella e affascinante del lavoro rimane però quella che riguarda la comunicazione. In particolare, l’organizzazione delle cerimonie annuali alle quali partecipano varie Miss, tra cui spesso quella degli Stati Uniti e l’immancabile Miss universo, nonché i grandi chef stellati e gli albergatori degli hotel premiati. «Tali cerimonie sono sempre originali, di altissimo livello e dal carattere diverso a seconda del luogo dove si svolgono. In Cina, per esempio, prendono spesso la forma di una visita di un capo di stato con un protocollo preciso e formale. In America del Sud o nei Caraibi, invece, hanno tradizionalmente una connotazione più festaiola. Negli Usa assumono poi dimensioni che solo gli americani possono immaginare, mentre ovunque in Asia riescono sempre a presentarsi come la massima espressione dell’ospitalità possibile»
La vita del general manager dell’American academy, come è facile intuire, è spesso in movimento, fatta di spostamenti tra un paese e l’altro, alla ricerca del meglio che la cultura dell’ospitalità e dei viaggi possa offrire sul mercato: «In media, due settimane al mese le impiego viaggiando. A esclusione di luglio agosto e capodanno, però, quando la maggior parte degli hotel lavora a massimo regime. Ogni trasferimento, poi, non è mai verso una singola destinazione o albergo, ma cerco di razionalizzare tempi e costi raggruppando più visite nella stessa zona, area o continente. Ogni volta, la preparazione è minuziosa ed è un po’ come partire in missione, specialmente quando si tratta di andare in paesi esotici e lontani, con usanze e costumi completamente diversi dai nostri».
Spostarsi continuamente vuol dire poi visitare tantissime realtà candidate al premio. Quanto conta, allora, per un’impresa del turismo, essere insignita di un Five star diamond award? «Credo che tutti i premi, non solo il nostro», riprende Gai, «siano importanti per gli operatori, perché rappresentano una gratificazione per gli sforzi fatti al fine di raggiungere l’eccellenza. In particolare per lo staff in prima linea, che svolge quotidianamente le attività più difficili, spesso con orari che molti considererebbero proibitivi. Un riconoscimento come il Five star diamond award può rivelarsi così una grande sorgente di soddisfazione e di motivazione. E questo naturalmente vale anche per il management e la proprietà, per cui costituisce spesso un riconoscimento vissuto come qualcosa che va ben oltre il risultato operativo e il ritorno d’investimento».
La comunicazione, inoltre è oggi alla base di qualsiasi piano di marketing e i premi possono perciò costituire un aspetto non secondario delle strategie dedicate a tale attività. «Il nostro, in particolare», conclude Gai, «posiziona l’impresa che lo riceve su standard molto elevati a livello globale. Può perciò diventare un potente amplificatore delle attività di comunicazione e, se usato a dovuto modo, oltre ad aumentare la notorietà di una struttura ricettiva o di un’impresa del turismo, è in grado di contribuire ad attirare profili di clientela ancora più alti di quelli fino a quel momento gestiti dalla compagnia insignita del premio».

La carriera di Vittorio Gai

Diplomatosi nel luglio 1997 presso la scuola alberghiera di Losanna, quando venne anche nominato migliore studente di marketing dell’anno, Gai si trasferì subito sul Mar Rosso per assumere l’incarico di f&b manager di una struttura Turin hotels international. «Fu quella una grandissima esperienza», racconta lui stesso. «Lì, infatti, in poco tempo imparai molte cose che non si trovano sui libri di scuola. La difficoltà consisteva soprattutto nel soddisfare, con budget limitati, la clientela in mezza pensione portata dai tour operator internazionali. Dopo l’attentato di Luxor del 17 novembre 1997, che svuotò completamente l’Egitto, l’hotel in cui lavoravo dovette poi mettere la propria esistenza in gioco con gli incassi extra generati proprio dall’f&b, poiché le tariffe pagate dai tour operator divennero veramente basse. Ma la creazione di un programma di up-selling delle bevande nel resort, realizzato anche grazie a un efficace programma di training del personale, rappresentò la svolta decisiva, permettendo alla struttura, in una fase di crisi generale, di non licenziare personale e allo stesso staff di raddoppiare persino il proprio stipendio grazie ai bonus».
Terminato l’impiego in Egitto, Gai si recò quindi ai Caraibi, sull’isola di Canouan nelle Grenadines, dove divenne f&b director, responsabile dell’apertura del 5 stelle Carenage Bay resort, oggi parte del gruppo Raffles. «Un’esperienza lavorativa completamente diversa da quella precedente. Si trattava, infatti, di un resort esclusivo, dotato di risorse immense e con l’unico obiettivo di garantire standard di servizio 5 stelle lusso in una zona dove lo stile di vita è molto easy, il personale qualificato rarissimo e già forte la presenza di competitor affermati. La grande sfida fu perciò quella di portare dei ragazzi e delle ragazze, che non avevano neppure idea di cosa fosse un coltello e una forchetta da pesce, a servire tartufo fresco fatto arrivare direttamente dall’Italia, accompagnato magari da una bottiglia di Sassicaia decantato, con la classe e il sorriso di professionisti esperti dell’ospitalità d’eccellenza». Ma la soddisfazione più grande per Gai fu forse quella di resistere per due anni su una piccolissima lingua di terra, dove molti manager erano già passati senza rimanere a lungo per le difficoltà operative e di vita quotidiana. «Per questo», ammette, «devo ringraziare soprattutto Sandie Benas, allora mia fidanzata e oggi mia moglie, che accettò di seguirmi a Canuoan. E ora, tra l’altro, lavora ancora con me come european coordinator dei Five star diamond award».
Fu proprio in occasione della consegna di tale riconoscimento all’hotel caraibico, che Gai conobbe così il presidente dell’American academy of hospitality sciences, Joseph Cinque. «Fu un incontro che si rivelò molto importante per me. Di ritorno a casa, in Svizzera, cominciai, infatti, a svolgere qualche piccolo incarico per suo conto. Con il tempo ebbi poi la possibilità di guadagnare la sua fiducia. Ed è così che divenni international general manager della sua organizzazione. In dieci anni di lavoro con l’Academy, penso davvero di aver acquisito l’esperienza di una vita, poiché i posti visitati, le persone conosciute, gli stili di management studiati e le esperienze avute rappresentano un bagaglio immenso, che a volte non si riesce ad accumulare neppure nel corso di un’intera vita professionale».

Identikit della manifestazione

Assegnato dalla newyorkese American academy of hospitality sciences, il Five star diamond award viene annualmente riconosciuto a hotel, resort, spa, linee aeree, compagnie di navigazione, ristoranti, chef e altre imprese e protagonisti dell’industria dei viaggi, distintisi per l’eccellenza dei propri servizi e prodotti. Il premio, in particolare, nacque da un’idea di Frank Sinatra che istituì l’American academy con lo scopo di realizzare una classifica dei migliori ristoranti del paese. La grande svolta si ebbe, però, alla fine degli anni ’80, quando Joseph Cinque fece diventare l’academy un’organizzazione riconosciuta a livello mondiale e specializzata non solo nel riconoscere la qualità dei ristoranti, ma anche di altre imprese dell’ospitalità e dei viaggi.
La sede dell’American academy of hospitality sciences si trova ancora a New York ed è gestita dall’International board of trustees: un consiglio di amministrazione composto da grandi professionisti dei vari segmenti dell’industria dei viaggi. «L’invito a far parte del board», specifica Gai, «viene generalmente fatto a persone con le quali si sviluppa un rapporto professionale basato su grande stima e fiducia reciproca. Si tratta di fattori fondamentali, perché i membri del nostro board sono chiamati a un ruolo di notevole responsabilità. A volte si trovano, infatti, a valutare e a raccomandare anche imprese appartenenti a compagnie concorrenti. E per farlo occorre possedere doti di grande equilibrio e serenità di giudizio».

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