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Un po’ hotel, un po’ appartamento…

Il concept Sweet Inn: l'esperienza di un prodotto autentico al riparo da brutte sorprese

Il concept Sweet Inn: l'esperienza di un prodotto autentico al riparo da brutte sorprese

Di Massimiliano Sarti, 2 giugno 2016

È appena sbarcato in Italia passando per Roma e ora punta deciso su Milano e Venezia: Sweet Inn è un innovativo brand franco-israeliano inaugurato appena due anni fa, ma che, grazie anche a un investimento iniziale di 5 milioni di euro, conta già un totale di 170 unità residenziali distribuite tra la capitale italiana, Tel Aviv, Gerusalemme, Bruxelles, Parigi, Barcellona e Lisbona. Un po’ hotel, un po’ appartamento, con qualcosa pure dell’albergo diffuso, l’offerta Sweet Inn si articola in ogni destinazione attorno a una hub-reception centrale, la “street level lobby”, in grado di garantire molti dei servizi tipici di un hotel tradizionale, quali il personale di guest relation o il transfer da e per l’aeroporto, la lavanderia e l’housekeeping.
Stimolato da fenomeni come Airbnb, e dalla crescente domanda di offerte dai tratti esperienziali, il mondo dell’ospitalità continua insomma a proporre soluzioni innovative e originali. E l’iniziativa franco-israeliana è sicuramente tra queste: «Il viaggiatore contemporaneo desidera assaporare le atmosfere delle destinazioni in cui si reca. Allo stesso tempo le offerte legate all’economia della sharing economy sono spesso poco professionali e possono a volte condurre a cattive sorprese. La nostra intenzione è perciò quella di ridurre il gap esistente tra molta parte della proposta alberghiera tradizionale, spesso un po’ distaccata dal contesto in cui è inserita, e il prodotto autentico ma con meno garanzie di chi affitta camere e appartamenti online», racconta il director of business development Europe di Sweet Inn, Boaz Beeri.

Domanda. Perché allora però non pensare a una catena di lifestyle o boutique hotel? In fondo si tratta di strutture dai tratti tradizionali, ma spesso con una forte caratterizzazione territoriale…
Risposta. Tutto vero. Però noi vogliamo garantire ai nostri ospiti anche la possibilità di usufruire di una cucina e di spazi abitativi più ampi: una tipologia di offerta economicamente competitiva soprattutto per le famiglie con bambini e i gruppi di amici.
D. Come descrivereste il vostro posizionamento di mercato?
R. Ci sentiamo più come degli hotel 4 stelle, piuttosto che come dei veri e propri serviced apartment. La nostra è una compagnia di stampo alberghiero, che applica concept dell’hôtellerie a contesti inediti.
D. Qual è il vostro target di mercato?
R. È estremamente vario e comprende sia il segmento leisure, sia quello business. Si va così dalle coppie giovani per gli appartamenti più piccoli, fino agli ospiti senior magari accompagnati dai nipoti per gli spazi più ampi, in linea peraltro con l’emergente trend dei viaggi intergenerazionali. Le famiglie in particolare amano molto la nostra proposta, perché consente loro di vivere una vera esperienza di soggiorno insieme.
D. Come funziona il vostro modello di business?
R. Affittiamo appartamenti per periodi dai tre ai nove anni e ne curiamo il restyling grazie all’opera di interior designer locali. Preferiamo non ricorrere a contratti di management, perché l’affitto ci consente una maggiore libertà di azione e di gestione dei singoli immobili.
D. Quali sono i vostri obiettivi in termini di diffusione per destinazione?
R. L’ideale sarebbe raggiungere i 200-300 appartamenti in ogni città. Ma l’importante è prima di tutto arrivare velocemente al punto critico, che ci consente di rendere l’attività economicamente sostenibile, coprendo in particolare i costi fissi del personale. Parliamo di un livello attorno ai 40-50 appartamenti per centro urbano.
D. Chi sono normalmente i proprietari degli spazi?
R. Dipende: privati, ma anche piccole imprese, fondi di investimento e grandi compagnie. In Italia, per esempio, è meglio affittare dalle società. Per via dalla tassazione onerosa che tocca i privati e che inevitabilmente si riverbera sul costo dello stesso affitto. Ma ciascuna destinazione ha le proprie specificità. In ogni contesto, cerchiamo comunque di stabilire relazioni durature e trasparenti con le varie proprietà. In fondo, oltre alla rendita garantita dall’affitto, noi assicuriamo loro anche una valorizzazione dell’immobile tramite il nostro lavoro di interior design.
D. A proposito: come funziona l’operazione di restyling?
R. Abbiamo una serie di linee guida che regolano sia gli aspetti funzionali sia quelli artistici di ogni singolo intervento. Dal primo punto di vista ci sono degli standard che devono essere uguali ovunque: un letto di qualità da hotel 5 stelle, una cucina completamente equipaggiata, una doccia confortevole… Dal lato più creativo, invece, incoraggiamo la libera espressione dei nostri interior design, che assumiamo sempre nei contesti delle destinazioni in cui siamo presenti.
D. Quanto investite in ogni singolo intervento?
R. Dipende da caso a caso: da qualche migliaio a decine di migliaia di euro.
D. Come gestite le vostre strategie di pricing?
R. Contiamo su un ufficio sales & marketing centralizzato nel nostro quartier generale di Gerusalemme, rafforzato da un revenue manager ogni due città. I livelli tariffari sono poi stabiliti in base a fattori tradizionali, come la stagionalità, la presenza di eventi speciali, la location… Il tutto monitorando costantemente il nostro benchmark di riferimento.
D. Data la peculiarità della vostra offerta non deve essere stato facile costruire un panel di strutture con cui confrontarvi.
R. In effetti ci abbiamo impiegato molto a trovare una formula convincente, che fosse in grado di comprendere contemporaneamente un campione di hotel e appartamenti, allo stesso tempo compendiando le caratteristiche specifiche della nostra proposta.
D. Prima ha accennato alla presenza di un revenue manager ogni due città: come è composto normalmente il vostro staff dedicato a ciascuna singola destinazione?
R. Abbiamo un city manager, responsabile del team locale e legale rappresentante di Sweet Inn in loco. Il property manager ha invece l’incarico di incrementare l’inventario dei nostri appartamenti, mentre l’operation manager si occupa di tutti gli aspetti della logistica: dalle operazioni di check-in e check-out alla gestione delle attività di housekeeping. Un team di guest relation, composto da una risorsa ogni dieci appartamenti, cura quindi le relazioni con gli ospiti. Lo staff è infine completato da una squadra maintenance e dal piccolo gruppo di interior designer locali, mentre le pulizie sono sempre date in outsourcing.
D. Il personale lo selezionate tra chi ha già esperienze nell’hôtellerie o preferite cercare in altre direzioni?
R. Ancora una volta dipende dal ruolo: per i profili a contatto con gli ospiti preferiamo che le risorse abbiano esperienze alberghiere, ma i property manager per esempio di solito provengono dal mondo del real estate, mentre chi si occupa di vendite online spesso viene dall’universo delle start-up digitali.

Identikit della compagnia

Sweer Inn al momento vanta un totale di 170 unità residenziali a Roma, Tel Aviv, Gerusalemme, Bruxelles, Parigi, Barcellona e Lisbona. Prossimi obiettivi, entro il 2016, Milano, Amsterdam e Berlino, e poi ancora Venezia, Madrid e Londra, ma anche Dubai, Miami, San Paolo del Brasile, Hong Kong, Shanghai, Singapore e New York. Ogni appartamento garantisce servizi standard quali la connessione wifi gratuita, la tv satellitare, informazioni e suggerimenti per vivere la città da residenti, prodotti da bagno organici, adattatori elettrici, carica cellulare, caffè Nespresso, biancheria letto e bagno, materassi di qualità, uno staff di guest relation. Numerosi anche gli extra personalizzabili, come i cestini gastronomici di prodotti locali per servizi di catering in diverse ore della giornata, i trasferimenti aeroportuali, uno smartphone con traffico dati, nonché i servizi di housekeeping e lavanderia.

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