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Un italiano su cinque giustifica chi si finge ammalato per stare a casa

Di Job in Tourism, 19 novembre 2018

Inventarsi un malessere generico per saltare qualche giorno di lavoro è una pratica giustificabile per il 20% dei nostri connazionali, mentre un buon 65% ritiene tale comportamento assolutamente scorretto. Lo rivela una recente ricerca europea condotta dalla società di human capital management, Adp, che ha interpellato più di 2.500 lavoratori in Italia, Francia, Germania, Olanda e Regno Unito.

I dipendenti tricolori non sono però affatto i meno virtuosi in materia: i più propensi a fingersi malati sono infatti i francesi (il 27%), seguiti dagli inglesi (al 23%) e dai tedeschi (21%). Solo gli olandesi sono quindi più inflessibili degli italiani, con appena un 16% che giustifica tale comportamento. Tra il campione dei più tolleranti verso i finti malati non tutti però sono d’accordo sulla durata ragionevole del malessere immaginario: per l’11% dei possibilisti italiani non ci si può assentare per più di un giorno; il 20% ritiene invece che si possa arrivare a due giorni, mentre un ulteriore 20% si spinge fino a tre e un 15% giustifica fino a quattro assenze consecutive per finta malattia.

Ma c’è persino un 19% convinto che il periodo di riposo possa prolungarsi per un periodo compreso tra i cinque e i dieci giorni. «Tutti sappiamo quanto l’assenza dei collaboratori costi alle aziende. Per questo bisogna prevenire il fenomeno delle finte malattie», racconta il general manager di Adp, Virginia Magliulo. «Troppo spesso, però, questa tendenza è legata all’insoddisfazione delle persone.

Datori di lavoro e manager hanno quindi un compito fondamentale: costruire un rapporto diretto coi propri dipendenti, utilizzando la trasparenza per creare fiducia e fornire sviluppo e supporto al fine di coinvolgere attivamente il personale. Tutto ciò non solo cambierà l’attitudine dei lavoratori nei confronti dei giorni di malattia, ma contribuirà anche a fidelizzarli nel medio-lungo termine».

 

 

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