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Un italiano a Doha: “Ecco come sarà il nuovo Banyan Tree”

Abbiamo intervistato Aurelio Giraudo, manager alberghiero con una lunga esperienza in giro per il mondo e un sogno nel cassetto: tornare in Italia

Abbiamo intervistato Aurelio Giraudo, manager alberghiero con una lunga esperienza in giro per il mondo e un

Di Mariangela Traficante, 6 Marzo 2020

C’è un italiano alla guida del nuovo progetto di Banyan Tree in Qatar: è Aurelio Giraudo, manager alberghiero di lungo corso, chiamato a gestire l’opening e la direzione del Banyan Tree Doha at La Cigale Mushaireb. Un luxury hotel immerso in un grande progetto di entertainment e shopping, con un parco a tema indoor, venti cinema, shopping mall di lusso (vedi box), e dove il tocco italiano non mancherà di certo.
Ci sarà un soft opening ad agosto, dopo di che da settembre l’hotel sarà ufficialmente aperto alla clientela insieme alle altre attrazioni. “L’obiettivo è quello di realizzare una destinazione nella destinazione. Anche se l’hotel sarà una struttura business, la creazione di un resort con residenze e un’offerta di shopping ed entertainment renderà ovviamente il tutto molto appetibile anche al pubblico leisure.

Domanda: Come è arrivato a questa direzione in Qatar?
Risposta: “Appena finita la scuola mi sono subito concentrato sul lavoro partendo dal food and beverage, credendo molto nella professione e nella carriera e puntando sul settore luxury: sono riuscito a girare il mondo, iniziando come semplice cameriere e arrivando a diventare direttore generale.
Con Banyan Tree avevo già collaborato venticinque anni fa, in Indonesia, e l’anno scorso sono stato chiamato ad occuparmi di questa bellissima apertura: ho deciso di intraprendere questo viaggio”.

D. Quanta italianità ha portato in hotel? E com’è composto lo staff?
R. “Tra i ristoranti contiamo anche su Il Galante, con chef e restaurant manager italiani, e anche tutti gli arredi sono italiani. Qui in Qatar il made in Italy è molto ricercato e apprezzato, dalla moda alla ristorazione. In hotel sono otto gli italiani in staff, impiegati in vari settori, dalla reception alla pasticceria, dalle camere alla gestione del ristorante. In totale sono 700 le persone impiegate al Banyan Tree, tra la struttura alberghiera e la parte delle residenze in appartamento. Dirigo uno staff di 125 nazionalità diverse, dai russi ai thailandesi, dai nepalesi agli australiani.
Come si fa? Ci vuole molta pazienza, ma fondamentali sono anche la voglia e la capacità di ascoltare le persone, capire cosa vogliono, riuscire a gestirle bene, utilizzando la lingua in comune, l’inglese.
Il teamwork è importantissimo, come anche dimostrare che sei tu a lavorare per loro, non il contrario. Se il team work è mediocre non riuscirai mai a creare delle cose belle nel tuo hotel, e se i dipendenti si sentono trattati bene allora lo faranno anche con i clienti.
L’approccio è cambiato negli ultimi venti anni, oggi devi dimostrare allo staff che sai fare il lavoro. Molto importante è anche far viaggiare i dipendenti all’estero, per studiare il lavoro anche nelle altre strutture. Anche perché in Paesi come il Qatar e in Middle East e Oriente il servizio è importantissimo, in strutture come questa, da 7-800 euro a notte, tutti i clienti sono ugualmente importanti e trattati da re”.

D. Cosa vuol dire essere a Doha in questo momento?
R. “La città è un work in progress, è in continua costruzione, nascono strade, progetti, hotel, anche resort nel deserto, è una destinazione cosmopolita (solo il 10 di chi vive a Doha è autoctono) che sta puntando molto sugli eventi, specie quelli sportivi, anche in preparazione dei Mondiali di Calcio del 2022.
Ci sono possibilità anche per gli italiani, che sono i benvenuti: già ora in città ci sono diversi ristoranti, shopping mall, connazionali impiegati nel turismo, nella moda e nell’edilizia, l’ambasciata è molto vicina a noi italiani”.

D. In generale come vede la scena futura dell’hôtellerie?
R. “Penso all’Africa, è quella che avrà il ritorno di investimento più veloce. Anche il Medio Oriente è forte, poi segue l’Asia, sicuramente la prima a livello di servizio e il Sudamerica, che sta crescendo. Ma io ho un piccolo grande sogno nel cassetto: tornare a lavorare per qualche anno in Italia, magari in un hotel di 40-50 camere, offrendo la mia esperienza per aiutare le piccole catene a farsi conoscere”.

La nuova “destinazione” firmata Banyan Tree, Paramount e Printemps
Una vera e propria destinazione nel cuore di Doha: questo sarà il mega progetto da 440mila mq in cui sta per aprire il Banyan Tree Doha at La Cigale Mushaireb, un 7 stelle che si affiancherà al parco tematico indoor più grande del mondo, ai cinema multisala Vox e a una shopping experience di lusso nel cuore di Mushaireb Downtown nella capitale del Qatar, città in forte evoluzione turistica e culturale, con le sue attrazioni dal Souq Waqif al Museum of Islamic Art e il Katara Cultural Village.
A circa venti minuti dall’Hamad International Airport, l’hotel conta 118 camere e 8 suite, dai 60 ai 135 delle cinque Sky Suite e i 160 mq delle tre Horizon Suite, con vista su città, baia o Bidda Park. L’ospitalità si completa con 215 residenze servite per l’offerta long-stay, i cui ospiti avranno anche completo accesso ai giardini del Banyan Tree Doha, alla spa e all’health club.
Cinque i ristoranti e bar, tra cui Il Galante, di ispirazione italiana; il thailandese Saffron Banyan Tree; Qalamkarri, un ristorante indiano contemporaneo; Panya Lounge, la lobby lounge e lo Sky Bar al 28simo piano. Sono 1270 mq gli spazi per meeting ed eventi, un business hub su due piani.
Nello spirito del benessere orientale non manca ovviamente la Banyan Tree Rainforest Spa (anzi, le spa, con spazi e trattamenti separati maschili e femminili).
Non solo resort: nel cuore del progetto Doha Oasis sorge infatti Quest, il nuovo parco a tema esperienziale indoor firmato Paramount (suddiviso in tre zone, Passato, Presente e Futuro) con attrazioni per tutte le età, comprese le montagne russe indoor più alte del mondo (EpiQ Coaster), e attrazioni adrenaliniche o con realtà virtuale ed aumentata.
L’entertainment prosegue con il cinema, sempre in grande stile: Doha Oasis Complex ne conta 19 (comprese sale VIP Max, Laser Max e 4DX), oltre naturalmente a tutta una serie di servizi e intrattenimenti anche culinari.
Infine, l’esperienza shopping, che vedrà sbarcare a Doha il celebre marchio parigino Printemps, fondato nel 1865 da Jules Jaluzot e che vedrà proprio nella Capitale del Qatar l’apertura del primo store all’estero, come parte di un piano di espansione globale (oggi conta su 19 department store in Francia), rendendo Doha ancor di più una luxury destination con 35mila mq di spazi retail, e una food court ispirata al Printemps Du Goût della Ville Lumiere.

Aurelio Giraudo: il profilo
Aurelio Giraudo conta su un’esperienza più che ventennale come general manager e area general manager in strutture di lusso di brand come Raffles, Swissôtel, Four Seasons e Regency, in destinazioni come Kuwait, Kuala Lumpur, Marrakech, Bangkok, Taiwan. Da maggio dell’anno scorso è in Qatar come General Manager del Banyan Tree Doha at La Cigale Mushaireb in pre-opening. Prima di approdare a Doha ha lavorato diversi anni come cluster general manager in Kenya in Villa Rosa Kempinski Nairobi & Olare Mara Kempinski Masai Mara Kenya. È anche cavaliere del lavoro.

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