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Un hr deve amare le persone

Il ruolo di chi si occupa di risorse umane si sta evolvendo rapidamente: prima ci si occupava del registro delle presenze, oggi si parla di sviluppo, formazione, carriera, retribuzioni e incentivi

Il ruolo di chi si occupa di risorse umane si sta evolvendo rapidamente: prima ci si occupava del registro de

Di Mary Rinaldi, 25 Marzo 2019

www.resumehospitality.it

Mary-RinaldiFermiamoci solo un istante a considerare il significato letterale dell’acronimo hr: human resources, in italiano risorse umane. La «R» sta per risorsa: la risorsa è una ricchezza, una fonte disponibile a essere utilizzata, messa a disposizione per fornire sostegno e aiuto, quando non sopravvivenza. Di solito la risorsa è qualcosa di prezioso, la cui presenza o carenza incide sulla qualità della vita: basti pensare all’acqua o al cibo, o al carburante o (più terra terra, ma nemmeno troppo) al denaro; visto come mezzo, ma comunque risorsa imprescindibile da quando ha sostituito il baratto.

La «U» sta invece per umana. Al netto delle storture insite nella natura, esiste qualche espressione nell’universo conosciuto più affascinante dell’essere umano? Mi direte di sì: un tramonto, o un’aquila, o una overture di Rossini, o una grande opera architettonica come la muraglia cinese. Sbagliato, perché l’uomo queste cose le può fare, e se non può farle (essendo di pertinenza… divina!), quanto meno può cantarle, descriverle, viverle come emozioni, ricordarle e tramandarle.

Dunque, io trovo che la dicitura risorsa umana sia quanto di più incantevole possa esserci. Non a caso le aziende hanno interi dipartimenti dedicati alla gestione e allo sviluppo delle risorse umane. E negli ultimi decenni sempre più si sono strutturate e sono andate oltre alla mera gestione amministrativa del personale, appartenente ormai all’immaginario collettivo di chi ricorda il registro delle presenze, l’addetto al personale per le ferie, i contributi, la malattia… Oggi si parla di concetto di sviluppo, con cura della formazione, percorsi di carriera, politiche retributive, sistemi incentivanti: strategie mirate a far star meglio chi stava bene, in un’ottica di competitività con il mercato per l’investimento sui talenti.

Prendiamo un hr director di un’azienda alberghiera, che sia di struttura o corporate. Per quello che raccolgo in termini di testimonianze e di esperienza diretta, trovo che il ruolo si stia ulteriormente evolvendo. Giustamente. Mi racconta l’hr manager di un notissimo e prestigioso hotel: «Quando sono arrivata qui il gm mi ha detto: non mi interessa altro se non la tua capacità di gestione del conflitto».

E vogliamo parlare del sottile e strategico lavoro sul clima aziendale? Parlo con un hr coordinator: «Dopo una massiccia azione di ridimensionamento del personale, in hotel c’era tanta diffidenza e tirava una brutta aria tra i dipendenti. Comprensibilmente se vogliamo. Abbiamo fatto tutta un’opera di rivalorizzazione della fiducia e di recupero del senso di appartenenza, e ci sono voluti mesi prima di vedere il personale rilassato e non più ingessato dalla paura, e quindi distratto e con la testa altrove rispetto all’espletamento delle proprie mansioni».

Ecco la specificità di chi lavora nell’area hr: al di là delle tecniche di gestione e delle competenze legate allo sviluppo, oggi da un hr ci si aspetta capacità di ascolto, di mediazione, l’abilità di essere costruttivi, di incanalare la critica, di tenere a freno il buonismo e allo stesso tempo di non perdere di vista gli obiettivi aziendali, schivando se possibile mosse sguaiate o passi falsi evitabili.

Credo di aver già espresso questi concetti, ma è troppo importante sottolinearlo: non è un lavoro che possono fare tutti. Chi si incammina su questo tragitto professionale deve aver fatto un percorso di crescita e di sviluppo personale, deve conoscersi, amare le persone, essere dotato di equilibrio e buon senso, fermezza, capacità di avere un centro, e soprattutto non riuscire a immaginare di saper e voler fare altro. Siamo appassionati di esseri umani, di persone, di come pensano, di come si sviluppano, del loro passato, della loro storia, dei motivi che animano la loro esistenza, di cosa la determina, di cosa orienta le loro scelte, dei gusti, di quali sono le loro perizie o le aree di miglioramento. Da giovane pensavo che fosse un interesse comune negli esseri umani. Ho dovuto capire che non è così, accettarlo e considerare che la nostra passione è pari a quella di chi ha trasporto e attrazione per i motori o lo sport agonistico, la botanica o la tecnologia. Magari proprio pari no, ma questo è solo il mio punto di vista! Viziato da una professione che svolgo con amore ormai da tanto tempo.

 

*Mary Rinaldi è partner di Resume Hospitality Executive Search, divisione indipendente di Job in Tourism dedicata all’head hunting, alla consulenza e alla formazione in tema di risorse umane nel settore hospitality

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