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Un hotel capace di raccontare storie

L'architetto Simone Micheli racconta la propria idea di design applicata alle stanze d'albergo

L'architetto Simone Micheli racconta la propria idea di design applicata alle stanze d'albergo

Di Massimiliano Sarti, 10 marzo 2016

«Già Bruno Munari, alla fine degli anni 1950, ritenne necessario dare vita alle sculture da viaggio: piccole e leggere strutture pieghevoli da poter portare facilmente in valigia affinché creassero, all’interno delle a quel tempo spesso anonime camere di hotel, un punto di riferimento del proprio pensiero e della propria cultura». L’architetto Simone Micheli parte dall’idea, propria «del grande maestro milanese, che l’arte non debba restare esclusa dai problemi concreti della vita», per spiegare la sua personale visione sugli articolati rapporti intercorrenti tra progettazione, design e camere d’albergo: «L’evoluzione del medesimo intento dovrebbe oggi essere il saldo presupposto-guida del processo di progettazione delle camere di hotel: non la banale ripetizione di regole e schemi già esistenti ma la volontà di coniugare sapientemente la tradizione con visioni future in grado di anticipare ciò che accadrà. L’hotel contemporaneo deve essere in grado di raccontare storie e offrire pillole di benessere a chi vi soggiorna, promuovendo la creazione di ambienti altri rispetto alla realtà quotidiana, che spingano l’uomo a recuperare l’originario equilibrio spesso perduto a causa della continua frenesia che governa le nostre esistenze».

Domanda. Quale quindi il panorama attuale del design applicato alle camere d’albergo?
Risposta. Lo scenario contemporaneo alterna prospettive avanguardistiche, volte a squarciare il velo della banalità, a visioni tradizionali e statiche, timorose e restie a investire al fine di modificare convenzioni ormai vuote di significato e piuttosto tese alla copia e alla ripetizione ordinaria di stili passati.

D. Quali sono gli elementi imprescindibili di una buona progettazione in termini funzionali prima ancora che estetici?
R. Prima di tutto è necessario partire dal presupposto per cui ogni camera di hotel debba essere in grado di offrire a chi vi soggiorna un’esperienza unica, in termini sia di benessere effettivo sia emozionali. Non esistono perciò regole statiche da seguire ciecamente. Il segreto di una buona progettazione risiede nel perseguire con impegno e dedizione il proprio obiettivo, analizzando e immergendosi profondamente di volta in volta nel conteso che lo genera. È imprescindibile quindi che al centro del processo di progettazione vi sia l’uomo con le sue esigenze e i suoi bisogni reali, coniugati in base alla situazione determinata che si trova ad affrontare.

D. Può essere utile, a questo proposito, la cosiddetta “domotica”?
R. Qualsiasi elemento tecnologico di alto livello assume un’importanza fondamentale: le camere d’hotel contemporaneo devono essere smart e rispondere in maniera sapiente e immediata alle richieste di chi vi soggiorna.

D. Quanto è importante a riguardo anche il lighting design?
R. Riveste pure lui un ruolo centrale: la luce, alla stregua della materia, dà forma agli spazi, li modella e ne definisce i contorni, offrendo soluzioni innovative allo sviluppo di luoghi altrimenti spenti. Senza luce non è possibile vedere i colori, viverli, sperimentarli, esperirli.

D. Le grandi compagnie internazionali stanno oggi dando vita a una serie di sperimentazioni nel disegno delle proprie camere. Soprattutto per gli hotel dei segmenti budget, per cui le esigenze di contenimento degli spazi sono pressanti: qual è la sua opinione in merito a iniziative quali la scomparsa delle scrivanie dalle stanze, la quasi totale assenza di mobilio (sostituito spesso da “appendini” e “attaccapanni” a vista o altri accorgimenti più o meno ingegnosi), nonché la tendenza a restringere le camere a favore dei bagni?
R. Il limite non va concepito come un ostacolo ma come uno spunto da cui la progettazione può declinarsi in maniere inaspettate. La creazione di arredi essenziali, multifunzionali e dotati di un’importante gradiente tecnologico è quindi molto interessante e mostra come spesso gli oggetti possano modificare la propria funzione in base alle differenti necessità. È inoltre un modo per ricondurre l’uomo ai suoi caratteri essenziali, spesso perduti o confusi a causa della frenesia e della sovrabbondanza contemporanea. Oggi gli ambienti divengono sempre più smart, i luoghi devono rispondere a cangianti e dinamici bisogni, le relazioni si infittiscono e i tempi si accorciano. È inevitabile, perciò, che anche l’hotel, luogo globalizzato per eccellenza, si configuri sulla base di queste nuove tendenze. Sottolineo però che è importante che esse si declinino in maniere variegate in base alla destinazione d’uso e al settore di mercato che la struttura alberghiera intende coprire.

D. Quale la sua posizione nella perenne ricerca di equilibrio tra tradizione e innovazione?
R. Non esiste un confine statico da poter tracciare con precisione. L’ottima riuscita di un progetto si configura proprio nella tensione continua verso il raggiungimento dell’equilibrio, nella ricerca ininterrotta del risultato di volta in volta differente. Allo stesso modo anche il tentativo di trovare una armonica soluzione alla combinazione di tradizione e innovazione non può risolversi in un unico punto ma nel perpetrato modificarsi, evolversi, cambiare. Il mio sguardo è sempre volto al futuro, insiste nello squarciare il velo banale della quotidianità in favore di ciò che deve ancora accadere. La conoscenza della tradizione, lo studio approfondito di ciò che è avvenuto prima e l’applicazione dei principi cardine dell’architettura sono tuttavia punti di partenza fondamentali in questo processo di definizione del nuovo.

D. Dove si situa il confine oltre il quale qualsiasi sperimentazione è destinata a precorrere eccessivamente i tempi e quindi a generare insuccessi?
R. Il limite consiste nell’essere umano stesso. Ogni struttura è creata per l’uomo: per essere risposta soddisfacente alle sue necessità e ai suoi sogni, non può dimenticare, in favore di una sperimentazione pura e senza scopo, che il suo primo obiettivo consiste nell’essere funzionale e che necessariamente è in qualche modo legata al contesto sociale e culturale e all’epoca storica in cui prende forma.

D. Come si gestisce infine il delicato rapporto tra investitori e albergatori da una parte, e architetti dall’altra?
R. Un’opera di successo non può prescindere dalla creazione di una vera e propria sinergia e comunione di intenti tra albergatore, investitore e progettista. Ogni intervento deve essere concepito come un viaggio in cui gli attori protagonisti del processo di realizzazione divengono veri e propri compagni di cammino che condividono insieme esperienze e momenti di accrescimento. L’architetto, in particolare, deve farsi concreto interprete delle esigenze del committente coniugandole in base alla propria visione del mondo, dopo un’approfondita analisi del contesto in cui l’opera prenderà forma. Il tutto, però, prescindendo dalle contingenze e da il soltanto piacevole, ma volgendosi direttamente verso i valori fondamentali, sia contenutistici sia intellettivi, che caratterizzano l’animo umano.

La biografia
www.simonemicheli.com

Simone Micheli ha fondato l’omonimo studio d’architettura nel 1990 e nel 2003 la società di progettazione «Simone Micheli Architectural Hero» con sede a Firenze, Milano, Dubai e Rabat. È curatore di mostre tematiche, contract e non solo, nell’ambito delle più importanti fiere internazionali di settore. Nel 2007 rappresenta in particolare l’interior design italiano partecipando al trentesimo Congreso Colombiano de Arquitectura a Baranquilla, in Colombia, mentre l’anno successivo è alla Conferenza internazionale di architettura per il contract ad Hannover in Germania. Sempre nel 2008 firma la mostra La Casa Italiana nel museo della scultura Mube a San Paolo in Brasile. Del 2009 sono invece le mostre presso il museo Franz Mayer di Città del Messico e nel Centro de las Artes a Monterrey. È docente inoltre presso il Poli.Design e presso la Scuola politecnica di design di Milano. La sua attività professionale si articola in plurime direzioni: dall’architettura all’architettura degli interni, dal design al visual design, passando anche per la comunicazione. Numerose sono le sue realizzazioni per pubbliche amministrazioni e per importanti committenze private, così come i riconoscimenti internazionali ottenuti durante la sua lunga carriera.

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