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Un evento che aiuta a trasformare i sogni in realtà

Quasi 2 mila visitatori hanno partecipato alla job fair meneghina dello scorso 1° febbraio: un pubblico cosmopolita e variegato di professionisti di tutte le età e di ogni provenienza

Quasi 2 mila visitatori hanno partecipato alla job fair meneghina dello scorso 1° febbraio: un pubblico cosm

Di Massimiliani Sarti, 17 Febbraio 2019

Vengono veramente da tutta Italia e anche da oltre confine i visitatori del Tfp Milano: dalla Sicilia alla Bielorussia è una folla cosmopolita e variegata quella che si accoda ordinatamente, in attesa del proprio turno per un colloquio con i ben 38 brand rappresentati alla fiera del lavoro griffata Job in Tourism. Nonostante la nevicata che imbianca gran parte del Nord Italia, quasi 2 mila candidati sono arrivati qui al Milan Marriott, ormai tradizionale sede dell’appuntamento meneghino con la job fair più qualificata d’Italia. Ognuno porta con sé il proprio sogno nel cassetto: grande, piccolo, ambizioso o realistico, poco importa. L’importante è esserci e giocarsi tutte le proprie carte in una lunga giornata di colloqui e confronti con alcune delle più prestigiose realtà dell’industria dei viaggi e dell’ospitalità della nostra Penisola.

Simona, per esempio, ha 24 anni ed è di Messina. È al Tfp perché «qui si può fare il colloquio direttamente, senza limitarsi ad aspettare una risposta via mail». Laureata in scienze gastronomiche, con un master in f&b manager e un doppio diploma in sommelier e assaggiatrice di olio, ha una passione per la gastronomia che viene da lontano: «La cucina mi è piaciuta fin da quando sono nata. Ma mi è sempre interessato anche capire come funzionino le cose dietro le quinte. L’idea perciò è quella di unire l’utile al dilettevole». Con uno stage e un’esperienza da di event coordinator in una prestigiosa struttura di Taormina alle spalle, la sua aspirazione è diventare, un giorno, f&b manager. Ora cerca una nuova occasione in un 5 stelle «perché sono contesti in cui si può imparare davvero tanto. A patto naturalmente di impegnarsi a fondo».

Anche Giulia, 26 anni, di Napoli punta a un impiego nell’ospitalità di alto livello: in tasca ha un master importante in hotel management e un passato alla reception della spa di uno dei più noti 5 stelle capitolini: «Lavorare dietro al bancone del centro benessere non mi permetteva però di vivere appieno la vita alberghiera. Preferirei stare al classico front office. E sono ovviamente disposta a trasferirmi all’estero».

Pochi passi più in là si trova Roberto, 28 anni, originario di Napoli. Al momento vive a Londra, dove da qualche mese lavora in un negozio retail: «Sono al Tfp perché cerco stimoli nuovi. Ho voglia di mettermi in gioco». Lo troviamo in coda per un confronto con Costa Crociere: «Nel passato ho fatto anche delle esperienze nel catering. E le navi sono un vero e proprio mondo, dove credo siano apprezzate le competenze trasversali». Ma la Brexit? «Per ora noi expats non ne risentiamo. È stata la mia preoccupazione prima di partire per l’Inghilterra. Ho chiesto quindi informazioni a chi lavorava lì già da tempo e tutti mi hanno risposto che se ne parla molto, ma di effetti fortunatamente non se vedono». Il suo obiettivo di lungo periodo? «Trovare il giusto equilibrio personale: serenità e un lavoro appagante, indipendentemente dal ruolo ricoperto», conclude Roberto.

Cristiano di Venezia, 60 anni, ha appena terminato un rapporto di lavoro al front office. Il suo obiettivo è quello di incontrare strutture alla ricerca di profili coerenti con il proprio cv. Dove non ha importanza, purché in Italia. Con le idee molto chiare è anche Carlo, 54 anni, restaurant manager di Napoli: «Sono tre o quattro stagioni che sono costretto, per diversi motivi, a cambiare posto ogni volta. Prima non era così, tanto che in alcuni contesti sono rimasto anche per più di dieci anni. Cerco perciò una posizione più stabile, che mi consenta di rimanere un po’ di tempo nello stesso ristorante. Tra l’altro, cambiare con troppa frequenza rovina il curriculum. I selezionatori si insospettiscono. Sono persino disposto a rinunciare a qualcosa in termini di retribuzione, pur di trovare un buon ambiente di lavoro, dove il servizio in tavola è sufficientemente valorizzato».

In effetti, per i professionisti della sala non sono tempi facili: «Una volta non ci si limitava a curare le relazioni con gli ospiti, c’era anche molta operatività tecnica. I piatti spesso venivano preparati davanti ai commensali. Oggi invece viene tutto impiattato in cucina. Ai maître, agli chef de rang e agli altri colleghi viene richiesto solo di imparare bene la descrizione delle materie prima. Ma si sta arrivando a degli eccessi, per cui a volte i camerieri sembrano robotizzati. È come se ripetessero una leziona a memoria. E se un tavolo ha ordinato cinque portate diverse, si corre il rischio che i piatti si raffreddino prima ancora che finisca la spiegazione. Una cena, un pranzo dovrebbe rimanere un momento conviviale; non trasformarsi tutte le volte in una sorta di dotta conferenza enogastronomica».

Dal ricevimento proviene invece Alexander, 36 anni, bielorusso di nascita ma residente in Italia da qualche anno: «La conoscenza del russo spesso mi aiuta. Le aziende alberghiere mostrano grande interesse al riguardo». Arrivato al Milan Marriott fin dall’apertura del Tfp, ha già effettuato sette colloqui e conta di farne molti altri. Al momento cerca una nuova opportunità al front office. Nel futuro chissà: «La vita è piena di sorprese», osserva Alexander con un sorriso. Dall’estero arriva pure Fanny, 32 anni, francese ma innamorata dell’Italia. Alle spalle ha una serie di esperienze variegate nel settore dei viaggi e dell’ospitalità, nel nostro Paese, così come in Francia e in Portogallo: «Ho lavorato alla reception, mi sono occupata di sviluppo del mercato italiano in un ufficio del turismo e persino di accoglienza in un castello. Cerco un impiego qui, perché vorrei stabilirmi definitivamente in Italia». L’idea è quella di fare più colloqui possibili. Il Tfp le piace, perché le consente di avere un contatto diretto con i selezionatori. Cosa che non sempre è possibile alle nostre latitudini: «In Francia è normale entrare in un albergo e lasciare il proprio curriculum», osserva Fanny. «Qui invece si passa quasi sempre da Internet: ti dicono che occorre iscriversi al sito, registrarsi… È più impersonale».

Di Roma è poi Marta, 27 anni, già assistente di volo, ora intenzionata a entrare nel mondo dell’hôtellerie: «Mi piacerebbe poter rimanere dalle mie parti, ma sono disponibile a spostarmi ovunque se si presentasse la giusta occasione». Sempre dalla capitale, ma nativa di Bari è infine Roberta, 26 anni. Laureata in lingue, per ora la sua unica esperienza nel settore è un tirocinio in un hotel di Roma. «Ma quello dell’ospitalità è un ambiente che mi piace molto: è bello essere disponibili, aiutare le persone che arrivano da paesi lontani, dare loro dei consigli…». Al Tfp vorrebbe trovare un’opportunità: un impiego, uno stage o un’occasione di lavoro all’estero. E nel futuro, perché no, «mi piacerebbe metter su un’attività ricettiva, anche piccola, ma tutta mia».

 

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