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Un direttore in ogni hotel

Di Anna Romano, 23 luglio 2004

Nel mondo alberghiero si verificano a volte situazioni a dir poco sconcertanti. Nonostante l’affermarsi dell’esigenza di un turismo sempre più attento e sensibile verso le problematiche personali e ambientali, tema che peraltro affrontiamo spesso anche noi di Job in Tourism, alcuni soggetti manifestano invece scarsa attenzione al riguardo.
Ne sono testimonianza alcuni episodi raccontati da Vittorio De Martino. presidente nazionale dell’Ada (Associazione direttori d’albergo), in un recente intervento: “Riceviamo una circolare dall’Unione italiana ciechi nella persona del suo presidente. Ci segnalano che in alcuni esercizi sarebbero stati allontanati clienti non vedenti, perché accompagnati dal proprio cane guida. Pochi giorni fa, nella trasmissione di Canale 5 condotta da Maurizio Costanzo, una ragazza racconta di come un direttore d’hotel le abbia rifiutato un periodo di stage, già concordato con la scuola alberghiera, solo e unicamente per aver scoperto, al momento della presentazione, il colore della sua pelle. In entrambe le occasioni – ha aggiunto De Martino – ci siamo precipitati a dar seguito, difendendo la categoria e condannando il comportamento dei singoli, scoprendo con piacere che non si trattava di nostri iscritti, e con meno piacere che non si trattava neanche di direttori d’albergo”.
Tali spiacevoli situazioni dimostrano, come ha sottolineato il presidente dell’Ada e come chiedono le più significative realtà del settore, l’inderogabile necessità di istituire un albo nazionale dei direttori d’albergo. “Non possiamo continuare a permettere che si faccia ospitalità in assenza di un direttore. È necessario che venga creato un registro che accetti solo professionisti di comprovata esperienza alberghiera, ignorando nazionalità, età e costituzione fisica dei candidati. Sarebbe altresì giusto inserire tra i documenti richiesti per il rilascio delle licenze alberghiere l’assunzione di un direttore iscritto a tale registro, e parliamo naturalmente di 5 stelle, 4 stelle e 3 stelle con più di 100 camere. Insomma si dovrebbe seguire l’esempio dei più avanzati paesi europei”. Secondo De Martino, se questo in Italia non accade dipende da alcune precise ragioni: “Per le leggi italiane chiunque può aprire un albergo, e assumere se stesso o un proprio congiunto in qualità di direttore d’albergo, qualunque siano state le sue precedenti esperienze professionali. Le poche regioni che hanno deciso di regolamentare autonomamente la professione hanno emesso bandi che richiedono ai candidati requisiti generici come: che abbia compiuto i 18 anni di età, che sia cittadino comunitario, che goda di costituzione sana e robusta. Dimenticando magari di aggiungere che sia almeno un caporeparto, che abbia almeno lavorato in un albergo, che ne abbia almeno visto uno, anche di sfuggita. Una persona qualificata in alcune regioni non può dirigere un albergo, ma in compenso molti non qualificati vantano un certificato di abilitazione alla direzione alberghiera. Non voglio convincere nessuno che i direttori d’albergo abbiano una levatura morale superiore alla media, anche se ne sono fermamente convinto. Non voglio asserire che un direttore d’albergo, non si sarebbe mai macchiato di gesti come quelli sopra riportati, anche se in cuor mio la penso così”.
Considerata l’importanza della questione, soprattutto in una fase in cui il turismo italiano deve competere a livello internazionale per risalire il trend negativo, queste considerazioni meritano senza dubbio l’aprirsi di un dibattito. Gli operatori che desiderassero intervenire, possono scrivere all’indirizzo presidente@adanet.it. Noi di Job in Tourism ne daremo volentieri conto.

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