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Un direttore europeo in Cina

Dopo oltre tre anni in Estremo Oriente, Ulf Pauschardt racconta i segreti di un grande paese

Dopo oltre tre anni in Estremo Oriente, Ulf Pauschardt racconta i segreti di un grande paese

Di Massimiliano Sarti, 22 novembre 2012

Continua il viaggio alla scoperta dell’ex Celeste impero di Ulf Pauschardt. Dopo le esperienze al Great Wall Kempinski, nei pressi della Grande muraglia, e al Kempinski Hotel Qingdao, il direttore di origini tedesche ma italiano di adozione, come ama definirsi lui stesso, approda infatti ora alla guida del Great Wall Sheraton Hotel Beijing: con le sue oltre 800 camere aperte nel 1984, il più grande e il più antico albergo internazionale di Pechino. «Anche se non è più recentissimo, è un grande privilegio gestire questa struttura», racconta proprio Pauschardt, spiegando le ragioni che lo hanno spinto ad accettare l’avventura pechinese. «Molti dei miei nuovi collaboratori sono qui a Beijing fin dai giorni dell’apertura e sono spesso in grado di fare cose che negli alberghi nuovi quasi nessuno fa più, come per esempio le sculture di ghiaccio. Tutto ciò rappresenta davvero un grande stimolo per me».

Domanda. E della destinazione Pechino, cosa mi dice?
Risposta. Beijing è una città piena di storia. In qualche maniera la trovo simile a Roma. Come la capitale italiana, tra l’altro, è perennemente in competizione con il polo economico del paese, Shanghai: quasi allo stesso modo in cui Milano è la grande rivale di Roma. Pechino, inoltre, è una metropoli dinamica ma allo stesso tempo meno frenetica di altre grandi città dell’ex Celeste impero. E lavorare in questo contesto dà davvero tante soddisfazioni.

D. Prima Kempinski, in un passato ancora più lontano Hilton, e ora Starwood: ci sono molte differenze tra queste tre grandi compagnie?
R. I princìpi base della gestione alberghiera, per la verità, sono simili. Quello che cambia sono le tattiche utilizzate per arrivare a essere più competitivi, aumentare i profitti e trovare il personale più qualificato. Inoltre, anche se i grandi gruppi operano a livello mondiale, i cosiddetti standard internazionali trovano dei precisi limiti nel carattere specifico di ogni singola destinazione. Anzi, proprio in Starwood, è ora in corso un grande sforzo per localizzare i servizi e adeguare pienamente l’offerta di ciascuna struttura alle caratteristiche del mercato in cui opera.

D. Dopo tanto tempo in Cina, l’ex Celeste impero ormai non ha quasi più segreti per lei: quali qualità occorrono per dirigere un albergo in questo grande paese?
R. In realtà sono qui da poco più di tre anni appena. E per conoscere veramente i segreti di un paese così grande e vario ce ne vorrebbero almeno 30. Posso però senz’altro affermare che, al fine dirigere un albergo in Cina, ci vuole sicuramente una preparazione internazionale: aver cioè lavorato, in precedenza, in almeno due paesi diversi rispetto al proprio. Inutile menzionare, inoltre, la padronanza di un buon inglese, sia parlato sia scritto. Per il resto, un italiano possiede già innate molte delle caratteristiche utili ad avere successo da queste parti: flessibilità mentale, tanta fantasia e anche una buona dose di pazienza. I cittadini della penisola, poi, qui sono spesso ben visti. Perché hanno delle priorità di vita simili a quelle dei cinesi: in primis la famiglia e la cucina.

D. Quali consigli può dare, dunque, a chi si deve rapportare con del personale cinese?
R. La cosa fondamentale è ricordarsi che in Cina perdere la faccia è considerato un fatto molto grave. Le persone, quindi, non vanno mai criticate davanti a tutti, ma in privato, con la porta chiusa.

D. L’ex Celeste impero è grande quasi quanto un continente intero: c’è molta differenza nel lavorare in zone tanto diverse del paese, come quelle in cui ha operato lei?
R. Si potrebbero scrivere libri interi su questo argomento. Però, almeno dal punto di vista professionale, non credo che ci sia niente di particolare da segnalare; tranne che cambia la bellezza delle donne (gli uomini non li so giudicare), mentre la cucina, in certe zone, si fa estremamente piccante.

D. Quali sono, infine, i suoi prossimi obiettivi personali?
R. Prima di tutto vorrei rimanere un po’ qui al Great Wall Sheraton e gestire l’albergo nel miglior modo possibile. Mi piacerebbe, inoltre, approfondire ulteriormente la mia conoscenza della Cina e condividere il mio know-how di matrice europea con i giovani collaboratori locali. Un giorno, però, quando arriveranno il momento e l’occasione giusta, non disdegnerei affatto di tornare in Italia. Magari proprio grazie a Starwood, chissà.

La biografia

Nato in Germania 48 anni fa, Ulf Pauschardt lavora, agli inizi della propria carriera, negli Hilton di Londra e di Parigi. Approda poi in Italia, dove rimane ben 15 anni, facendo numerose esperienze, anche di direzione, in diverse destinazioni della penisola: dal Rome Cavalieri Hilton al Palazzo Sasso di Ravello, dal Grand Hotel Duomo al Sol Meliá di Milano. Contemporaneamente segue numerosi master di specializzazione in istituti prestigiosi come le americane Cornell e Columbia University. Nel 2008 accetta quindi l’offerta di Kempinski per la start-up dell’Adriatic Hotel. Sempre con il gruppo tedesco si trasferisce poi in Cina, dove dirige il Great Wall Kempinski e il Kempinski Hotel Qingdao, prima di approdare, poco tempo fa, al Great Wall Sheraton Hotel Beijing.

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