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Un contratto luci e ombre

Di Massimiliano Sarti, 14 marzo 2008

Sintonia sulla necessità di strategie di governance comuni e sull’opportunità di diminuire la pressione fiscale sul settore turistico; differenti punti di vista, invece, sulle questioni salariali, e soprattutto su flessibilità e terziarizzazione. Questi, in sintesi, i contenuti di una duplice intervista condotta da Job in Tourism con Remo Eder, ceo di Antares hotels nonché vicepresidente di Federalberghi, e Luciano Manunta, presidente dell’Associazione italiana impiegati d’albergo (Aira), sui temi del contratto nazionale del lavoro (Ccnl) recentemente siglato da Federturismo e Aica, da una parte, e dalle organizzazioni sindacali del settore, Filcams, Fisascat e UilTucs, dall’altra. Ai due autorevoli rappresentanti del mondo dell’imprenditoria alberghiera e di una delle più prestigiose associazioni di categoria a livello nazionale ci siamo rivolti, in particolare, per conoscere i loro pareri in merito ai contenuti del nuovo contratto. «Ritengo molto significativa», ha spiegato per primo Eder, «la posizione assunta dalle parti nella definizione di una politica di governance comune nei confronti delle istituzioni politiche. Tra le esigenze più pressanti, c’è sicuramente, per esempio, la necessità di richiedere l’estensione del cuneo fiscale anche ai contratti a termine, il riconoscimento del contratto di apprendistato per i lavoratori stagionali, la defiscalizzazione dei buoni vacanza e il sostegno al reddito dei dipendenti di quegli hotel che intraprendano vaste opere di ristrutturazione». L’importanza di una maggiore considerazione del comparto turistico da parte delle autorità politiche del paese è fondamentale anche secondo il presidente Aira: «A mio avviso occorrerebbe pure esercitare pressioni per portare il livello dell’aliquota iva sui prodotti turistici ai livelli dei nostri competitor europei, facendola scendere dall’attuale 10% al 3-4%. L’obiettivo di tale misure non dovrebbe però essere solamente quello di aumentare i margini delle imprese, ma anche di incentivare le assunzioni e le politiche di formazione del personale. Mi auguro, infine, che il neonato Osservatorio nazionale del turismo, possa finalmente fornire quel quadro d’insieme della nostra industria tanto necessario alla definizione di strategie di ampio respiro». Sul tema dei salari, come detto, i giudizi si sono invece fatti più sfumati e non del tutto univoci. «Un aumento medio di 141 euro in busta paga», ha raccontato Eder, «può essere considerato un buon risultato, anche se il costo della vita è tale da farmi pensare che una defiscalizzazione dei contributi versati dai dipendenti sugli straordinari, su tredicesima e quattordicesima, nonché sui premi d’incentivazione, potrebbe garantire ai lavoratori del turismo tenori di vita più adeguati. In tale direzione, non bisogna però dimenticare il rafforzamento di quelle misure, già presenti nello scorso contratto, atte a garantire ai dipendenti un’assicurazione sanitaria di tipo integrativo». Più critica, invece, la posizione di Manunta: «Credo che l’attuale livello degli stipendi sia il frutto di un lungo percorso, durante il quale poco è stato fatto per difendere il potere d’acquisto dei nostri salari. L’aumento previsto dal nuovo contratto nazionale è sicuramente un passo in avanti, ma può a malapena coprire i crescenti costi dell’inflazione. A mancare, negli ultimi 20 anni, è stata soprattutto la capacità di percepire i mutamenti profondi intervenuti nel nostro settore: così le forme d’integrazione degli stipendi un tempo disponibili sono via via scomparse, mentre le organizzazioni sindacali, spesso legate al mondo delle grandi strutture, sono rimaste tuttora scarsamente rappresentative del frammentato universo dell’ospitalità italiana. A mio parere, occorrerebbe soprattutto una nuova definizione degli scatti salariali, attualmente molto livellati verso il basso e poco capaci di premiare le risorse umane più qualificate e competenti. Qualcosa di simile, insomma, a quanto già avviene in alcuni alberghi, dove la contrattazione di secondo livello consente di adeguare gli stipendi alle qualifiche del personale». Per ultimo, ma non per ordine d’importanza, si è parlato di flessibilità e terziarizzazione: temi molto cari agli imprenditori del settore, spesso alle prese con una curva della domanda particolarmente variabile. «Ritengo le misure introdotte in tema di esternalizzazione e orario di lavoro», ha concluso, infatti, Eder, «coerenti con le esigenze del nostro settore. Il tutto naturalmente, senza dimenticare le necessarie procedure atte a garantire i legittimi interessi dei lavoratori». Più preoccupato delle possibilità di uno scadimento della qualità del servizio è apparso, infine, Manunta: «Comprendo le esigenze di chi si trova a dover fare i conti con un mercato sempre più competitivo, ma non vorrei che il progressivo processo di terziarizzazione possa tradursi in un servizio di livello più basso. Ritengo, infatti, che la professionalità degli operatori alberghieri si manifesti sempre e comunque nell’eccellenza dell’ospitalità, indipendentemente dal numero di stelle delle strutture».

Il Ccnl in sintesi

Il nuovo contratto nazionale del lavoro dell’industria turistica è stato firmato, per la prima volta, oltre che dalle organizzazioni sindacali di riferimento, anche da Aica e Federturismo, garantendo, in questo modo, il superamento della precedente separazione tra i due contratti. Esso prevede, oltre a un aumento medio dei salari di 141 euro, una serie di misure in materia di orari di lavoro. In particolare, sono stati eliminati i limiti giornalieri dello straordinario e, al contempo, è stato permesso di calcolare l’orario settimanale di lavoro spalmandolo su un periodo massimo di 56 giorni. Sono state, inoltre introdotte, novità in tema di classificazione delle posizioni lavorative, prevedendo, tra l’altro, l’inserimento di figure prima non comprese nel contratto come quella del revenue manager. Infine, è stato rafforzato il sistema di assicurazione sanitaria integrativa per i dipendenti.

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