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Un caffè corretto e il Friuli

Di Antonio Caneva, 22 ottobre 2010

Un pensiero in libertà, che ha poca attinenza con il turismo, se non per le persone interessate: un operatore turistico, io e il luogo dove ci si trovava, un ristorante.
La temperatura esterna e il grigio del cielo ricordano che ci avviciniamo alla data della commemorazione dei defunti.
Ero al ristorante e conversavo piacevolmente con il mio commensale che, con l’accento lievemente strascicato che tradiva l’origine francese, faceva il punto sull’attuale situazione del turismo. Alla fine del pranzo il cameriere domandava se desiderassimo il caffè e il mio ospite confermava, aggiungendo: «Il mio con un goccio d’amaro».
Abbastanza sorpreso, ormai non è più nelle abitudini, ascoltavo poi la spiegazione di questa sua scelta: «Pur abitando in Francia, noi siamo originari del Friuli e ogni anno, nel periodo delle vacanze, montando il portapacchi e caricando la macchina con il necessario per un lungo soggiorno, tornavamo in Friuli. Il viaggio estivo rappresentava il ritorno alle origini della mia famiglia e, anche noi figli, aspettavamo con ansia quel momento. In quei tempi il caffè espresso fuori Italia era una rarità e allora, appena passata la frontiera, al passo del Monginevro, mio padre si fermava per gustare un caffè corretto amaro. Ecco, tutte le volte che mi trovo bene in una situazione, ritorno alla mia infanzia e a mio padre e ordino un caffè corretto con amaro».
E così, assieme ai pensieri positivi, si pensa alle cose fatte che non andavano fatte e, viceversa, a quelle che sarebbe stato bello e giusto fare e che invece abbiamo tralasciato.
Ma ormai è tardi.

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