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Tutti in attesa della Bit

Di Antonio Caneva, 9 febbraio 2001

Il mondo del turismo è in fibrillazione: sta arrivando la BIT. La Borsa Internazionale del Turismo, all’inizio, 20 anni orsono, era guardata con sufficienza, come un oggetto misterioso di cui non si conoscevano appieno i meccanismi e della cui utilità si dubitava. Merito di chi l’ha voluta e poi si è impegnato a farla crescere, ora è una delle più importanti manifestazioni a livello internazionale e punto di riferimento del turismo in Italia. Per me è anche comoda, attraverso la strada e ci arrivo. Come talvolta avviene, però, anche la BIT soffre di troppo “benessere”; la crescita tumultuosa ne ha, in certo modo, snaturato il suo essere, trasformandola in una grande kermesse, in cui bisogna esserci, ma esattamente, non sempre si sa perché. Non entro in merito al Buy Italy, dove si viene a contatto con operatori stranieri che, spesso, hanno l’unico cruccio di come sbarazzarsi della mole enorme di materiale raccolto e che mai riporteranno in patria; desidero invece fare una notazione sui visitatori. Si può pensare che la gente venga in fiera, anche affrontando lunghi viaggi, per incontrare gli operatori e promuovere scambi, come dovrebbe essere nella logica di una Borsa: così sempre non è. I professionisti del settore, molto spesso, frequentano la BIT non tanto per incontrare altre persone, quanto per fasi vedere: anch’io c’ero e quindi esisto. Queste presenze, diciamo istituzionali, non favoriscono alcun dialogo, perché nella realtà non c’è interesse per l’interlocutore ed il tutto si trasforma in un gran stringersi di mani tra fiumane di gente che ti trasporta e travolge. Certo, ci sono gli stand come punto di riferimento stabile, però anche lì il movimento, concentrato soprattutto il giovedì e venerdì, è molto e non permette di sviluppare alcuna iniziativa. Benvenga allora la giornata del mercoledì pomeriggio, Grand Preview, dove hanno accesso solo gli invitati; questa può essere la chiave di volta per mantenere alla manifestazione lo spirito originario, che l’ha fatta crescere e che correva il rischio di perderla.

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