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Tutti i numeri di Expo 2015

Tra maggio e ottobre il revpar degli hotel dell'area milanese è cresciuto del 51,2%

Tra maggio e ottobre il revpar degli hotel dell'area milanese è cresciuto del 51,2%

Di Massimiliano Sarti, 10 dicembre 2015

A ormai più di un mese dalla chiusura dei cancelli, i numeri ufficiali ancora non ci sono. Quante persone hanno visitato i padiglioni di Expo 2015? E soprattutto quanto hanno speso per i biglietti? Gli ultimi dati diramati a inizio novembre dalla società di gestione parlavano di stime per flussi da 21,5 milioni di visitatori. La cifra però non è mai stata confermata, né tanto meno si è mai saputo l’ammontare totale degli incassi realizzati: un’informazione importante per capire se l’evento è stato in grado di coprire almeno i costi operativi (a questo proposito si veda anche il box a pagina 3, ndr). E in tale silenzio diffuso c’è già chi ventila flop in stile Hannover 2000: l’Expo considerata generalmente il paradigma del fallimento, con i suoi 18 milioni di visitatori su 40 milioni previsti e circa 800 milioni di euro di perdite.
Certo, va detto che ogni evento di questa portata non va giudicato esclusivamente in termini di conto economico di breve periodo. Ma valutato soprattutto per il suo lascito di immagine e più in generale in termini di «nuove imprese nate (e consolidate), di attrazione di investimenti diretti esteri e scambi commerciali attivati, di aumento del turismo e di valorizzazione del comparto immobiliare», come ha recentemente dichiarato al Sole 24 Ore il professore di finanza aziendale della Sda Bocconi, Alberto Dell’Acqua. Occorre ricordare, infatti, che non sono poi molte le Esposizioni universali ad aver chiuso con il bilancio in attivo (11 su 37). Non solo: una di quelle considerate meglio riuscite, Lisbona 1998 (per la verità una Esposizione internazionale, secondo la definizione del Bie), finì con una perdita di circa 550 milioni di dollari per la società di gestione, mentre i visitatori furono appena 10 milioni contro i 15 milioni previsti. E persino la stessa soglia di 1,2-1,3 miliardi di euro, ufficialmente indicata quale traguardo di pareggio operativo, rimane pur sempre un artificio contabile. Lo dimostra per esempio il fatto che, mentre pensano alla fusione post-evento, la società di gestione Expo 2015 Spa e la proprietà dei terreni su cui si è svolta la manifestazione, Arexpo (entrambe di proprietà pubblica), si stanno tutt’ora palleggiando una serie di oneri relativi a lavori di bonifica, manutenzione e autorizzazione per i servizi, per una cifra ulteriore pari a svariati milioni di euro. E non è spostando le voci di spesa da una scatola all’altra che si può dire di aver coperto i costi.

L’hôtellerie festeggia un semestre da record

A fronte della scarsa trasparenza sui conti di società di proprietà pubblica, che risulta comunque poco giustificabile a tanta distanza dalla fine di Expo, rimane tuttavia il fatto che l’Esposizione universale ha contribuito grandemente al rinnovamento dell’immagine di Milano: un percorso iniziato una decina di anni fa capace di trasformare la città meneghina da destinazione a esclusiva vocazione business, in una meta appetibile per i viaggiatore leisure italiani e internazionali. Ma soprattutto l’evento si è dimostrato una vera gallina dalle uova d’oro per gli albergatori, non solo milanesi, che dopo un primo bimestre stentato hanno visto crescere i propri conti a livelli record. Lo testimoniano bene i dati elaborati da Res ? Str Global per la Camera di commercio milanese: secondo l’indagine, nel semestre dell’Esposizione universale il ricavo medio per camera disponibile (revpar) degli hotel dell’area meneghina sarebbe infatti salito di uno strabiliante 51,2%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E ciò grazie a un aumento dell’occupazione e delle tariffe medie rispettivamente pari al 17,8% e al 28,3%. Si tratta di dati ancora più positivi di quelli stimati da Mkg Hospitality subito a ridosso dell’evento, che parlavano di un incremento del revpar già del 25% a maggio, seguito da un picco del +54,5% ad agosto e successivamente sostenuto da tassi di crescita al 45% in settembre e al 38% in ottobre.
Ma c’è di più: sempre secondo l’indagine Res Str Global – Camera di commercio, sarebbe stata tutta la Lombardia a trarre vantaggio dell’effetto Expo, così come dimostra il +42% del revpar registrato dalle strutture della regione durante il semestre dell’Esposizione. Allo stesso tempo anche alcune destinazioni poste sulle direttrici di comunicazione dipanantesi da Milano avrebbero goduto di una domanda consistente: nei primi dieci mesi del 2015, Venezia avrebbe infatti visto il revpar dei propri alberghi crescere del 16,3% rispetto al medesimo periodo del 2014, così come bene sarebbero andate le strutture di Torino (+10,2%), Bologna (+11,4%) e Firenze (+9%).
A beneficiare del traino Esposizione universale, per quanto riguarda l’area di Milano, sarebbero state quindi soprattutto le strutture budget, con gli hotel della fascia di prezzo inferiore ai 75 euro, che avrebbero visto crescere nel semestre il proprio revpar dell’84,9%. Un tasso di incremento che si è via via assottigliato negli altri cluster analizzati, fino ad arrivare a un più 15,4% per gli hotel con tariffe mediamente superiori ai 150 euro. In sintesi: in un anno che ha visto il revpar delle strutture della Penisola salire tra gennaio e ottobre del 17,3%, gli alberghi milanesi avrebbero beneficiato di performance da vero record (+31,9%) .

Primi due mesi fiacchi

Davanti a tali numeri, il sentiment tra gli operatori alberghieri non può quindi che essere positivo, seppur con qualche piccola criticità: «Gli ultimi due mesi sono stati davvero da incorniciare, con l’occupazione media che è rimasta stabilmente sopra quota 90%», racconta tra gli altri il presidente di Federalberghi Milano, Maurizio Naro. «Bene sono andate a settembre e ottobre anche le strutture in provincia che, invece, a eccezione dell’area di Rho-Pero e di chi ha potuto intercettare la domanda dei tour operator, avevano registrato risultati peggiori del previsto nei mesi precedenti». A monte di tali parziali difficoltà, racconta sempre Naro, che oltre a essere il proprietario del Four Points Sheraton Milan Center, è anche titolare di cinque motel situati all’interno della cintura metropolitana, la concorrenza delle nuove aperture milanesi e della crescente presenza sul mercato di affittacamere e bed&breakfast.
Qualche difficoltà iniziale la segnala pure il direttore generale di Planetaria Hotels, Damiano De Crescenzo: «I primi due mesi in effetti sono partiti in sordina: a inizio Expo non si vedeva il boom di richieste atteso. C’è stato anche un po’ di panico tariffario: un eccesso di rialzi seguito da un eccesso di ribassi. Il problema era che l’evento aveva fatto scappare parte della tradizionale domanda business e congressuale. Con i mesi estivi, solitamente fiacchi per il mercato milanese, è però iniziato il vero boom, grazie a un consistente afflusso di clientela leisure, soprattutto da Italia ed Europa».
Che il primo bimestre di Expo non abbia soddisfatto le aspettative lo sostiene anche il direttore commerciale di Unahotels, Angelo Lariccia: «Sostanzialmente i dati del nostro gruppo sono in linea con quelli rilasciati da Res – Str Global. Però abbiamo sofferto a maggio e giugno. Forse perché la promozione non è stata eccezionale, mentre in seguito ha prevalso fortunatamente il passaparola positivo».

Scarso il traino per il resto d’Italia

Il presidente di Confindustria Alberghi, Giorgio Palmucci, sottolinea invece gli scarsi effetti di Expo al di fuori della Lombardia: «Il flusso di stranieri a Milano è cresciuto di circa il 44% rispetto agli anni precedenti. Ciononostante non mi pare che l’Esposizione universale abbia saputo fare da traino per il resto d’Italia. L’evento sarebbe potuto essere un’occasione per convincere gli stranieri a visitare la Penisola. Ma così è stato solo in parte». Un’opinione, quella di Palmucci, che sembrerebbe peraltro trovare conferma dal raffronto con alcuni dati concreti. Da una parte infatti le transazioni, registrate da Visa Europe a Milano durante il semestre di Expo, riportano volumi di spesa totali dei consumatori esteri per 619,4 milioni di euro, in crescita del 27% rispetto allo stesso periodo 2014. Da un altro canto, la stessa rilevazione estesa all’intera Italia segnala un incremento del 12,5% per un totale di 10 miliardi di euro. Segno che il traino dell’Esposizione universale forse c’è stato, ma anche che gli effetti sono stati tutto sommato contenuti. Allo stesso tempo, un’indagine Ipsos, condotta a ottobre 2015 su un campione di oltre 4 mila interviste internazionali, racconta come appena uno straniero su tre fosse a conoscenza dell’evento.

Le performance dei grandi gruppi

Certo si potrebbe obiettare che si tratta solo di particolari. Ma spesso, si sa, il diavolo si nasconde nei dettagli. Altri numeri raccontano però una storia diversa: Nh, per esempio, ha rivelato come, grazie al traino dell’evento milanese, il revpar delle proprie strutture italiane sia cresciuto del 29,2% tra luglio e settembre, mentre il Meliá Milano avrebbe visto i suoi ricavi salire del 48% durante i primi nove mesi dell’anno. Sempre nello stesso periodo il fatturato dei Best Western milanesi sarebbe poi aumentato del 22%. E ancora Hilton International, per bocca del senior development director Southern Europe & North Africa Hilton Worldwide, Alan Mantin, conferma sostanzialmente le cifre Mkg Hospitality per le strutture del gruppo nell’area milanese.
Soddisfatto appare pure l’amministratore delegato AccorHotels Italia, Grecia, Israele e Malta, Renzo Iorio, che anzi rivendica le prestazioni particolarmente positive dell’ibis Milano Centro, il cui tasso di occupazione si sarebbe mantenuto a quota 99% per l’intero bimestre settembre-ottobre. Significativi appaiono in particolare, per Iorio, i dati di una ricerca Assolombarda secondo cui il riscontro in termini di accoglienza e di rapporto qualità-prezzo, espresso dagli ospiti degli hotel milanesi, è stato positivo rispettivamente nel 90% e nell’87% dei casi. «Altrettanto degno di nota», riprende però l’a.d., «è il fatto che la percentuale di giudizi positivi sulla modernità delle strutture alberghiere si sia fermata al 65%. Chiaro sintomo della necessità di una revisione del parco dell’offerta ricettiva locale».

Il post-Esposizione universale

Anche perché ora bisogna capire cosa ci attende nel futuro: «Hvs stima per il 2016 un calo del fatturato del comparto ricettivo meneghino attorno al 16%. Ciò significherebbe perdere solo una parte della domanda guadagnata con Expo. Mi sembra ragionevole», è l’opinione ancora di Iorio. «Bisogna puntare sull’onda lunga dell’effetto marketing e confrontare i dati dell’anno prossimo con quelli del 2014. Perché un raffronto con il 2015 non avrebbe senso», chiosa De Crescenzo. L’idea, aggiunge il managing director Starwood Hotels & Resorts Area Milano, Francesco Brunetti, è quella di puntare sull’incentivazione degli short-break a Milano: «Un progetto su cui stiamo lavorando insieme allo stesso Comune meneghino. Da non sottovalutare è poi il potere attrattivo del Mico che, con una capacità di 18 mila persone, si colloca tra i più grandi centri congressi del mondo ma che non è ancora conosciuto come dovrebbe».
L’importante, è l’opinione finale di Maurizio Faroldi, general manager dell’Hotel Milano Scala, «è però soprattutto non sedersi sugli allori. Milano non è percepita secondo l’iconografia classica delle altre città italiane: noi siamo e dobbiamo essere trend-setter. Ma questo è possibile solo tramite una serie di comportamenti coerenti, messi in pratica tramite il nostro lavoro quotidiano».

I conti dell’evento

Un po’di luce su una situazione ancora nebulosa, ma che si dovrebbe schiarire a fine dicembre quando finalmente saranno pubblicati i bilanci di Expo 2015. È quella che ha provato a gettare sui conti pubblici dell’Esposizione universale Alvise De Sanctis: durante un convegno sul tema, organizzato recentemente a Milano dalle associazioni degli impiegati e dei direttori d’albergo (Aira e Ada), il responsabile comunicazione e pr di ExpoinCittà ha parlato di un’iniziativa in puro stile fuori Salone capace di attirare oltre 11 milioni di visitatori. Poi però l’attenzione è ricaduta inevitabilmente sulla questione Esposizione universale. E De Sanctis non si è affatto tirato indietro: «Poco dopo aver assunto il proprio incarico di amministratore delegato Expo 2015, Giuseppe Sala ha dichiarato che i costi operativi dell’evento sarebbero ammontati a circa 1,2 miliardi di euro», ha spiegato De Sanctis. «Una cifra da coprire con 600 milioni provenienti dalla bigliettazione, 400 milioni di sponsorizzazioni, soprattutto internazionali, e 200 milioni di royalties sulla vendita di prodotti e servizi legati a Expo. Ai costi operativi si devono poi aggiungere altri 1,3 miliardi di euro per la costruzione della piastra, ossia del sito dove poi si è svolta l’Esposizione universale. Ebbene, le imprese e i paesi stranieri partecipanti all’evento hanno assicurato investimenti diretti per oltre 1,7 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi in aziende esclusivamente italiane. A tutto ciò andrebbe poi aggiunto l’indotto. Infine, occorre anche considerare che la spesa per Expo tutto sommato non è stata poi così rilevante. Basti pensare che le ultime edizioni delle Olimpiadi sono costate in media 11 miliardi di euro». Numeri precisi, quelli di De Sanctis, anche se al momento dobbiamo ancora accontentarci di stime e proiezioni. E a mancare, tra le altre cose, ci sono proprio le cifre relative ai biglietti. Ma è sempre meglio che niente…

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