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Turisti: polli da spennare

Di Antonio Caneva, 25 giugno 2004

Negli anni scorsi sono stato parecchie volte a Bellano, sulla sponda lecchese del lago di Como, al piacevole ristorante Pesa Veja, e ogni volta mi ripromettevo di tornare per visitare la tanto pubblicizzata attrazione del paese: l’Orrido di Bellano. Finalmente, quindici giorni orsono, mi sono deciso, sono salito in macchina per togliermi la curiosità. Si accede all’Orrido proprio dal centro del paese; all’ingresso è posizionata la cassa dove si fa il biglietto (3 euro) e, memore della pubblicità e di un servizio recentemente letto su Traveller, in cui si vedevano montagne d’acqua cadere attraverso le rocce, mi sono informato se avrei avuto freddo, avendo dimenticato il pullover in macchina. La risposta: sicuramente no, sa, con la siccità che c’è stata di acqua ce n’è poca. Strano, ad ogni modo siamo entrati e abbiamo iniziato a percorrere quei pochi metri di passerella da cui si vedeva un filo d’acqua scivolare da una roccia e in fondo una pozza di acqua, quasi stagna, sporca. Tutto lì, duecento metri di passerella e poi l’uscita. La prima considerazione è che quest’anno di tutto ci si può lamentare meno che della siccità e la successiva è che se l’attrazione ha perso la sua funzione (drammatica caduta d’acqua su un passaggio tra le rocce) è inutile pubblicizzarla come qualcosa di esistente, chiedendo tre euro agli sprovveduti attratti da una pubblicità fuorviante.
Sabato scorso sono stato a Venezia; arrivato in campo Santa Maria Formosa sono entrato nella chiesa dove sono stato battezzato e ho fatto la prima comunione. Entrato in chiesa, dopo pochi passi una signora mi si è avvicinata chiedendomi se avessi fatto il biglietto. “Per cosa, io desidero solo fermarmi per un attimo di riflessione, dare uno sguardo in giro e poi uscire”. “Mi spiace – è stata la risposta – ma per entrare bisogna pagare”. Contrariato ho chiesto: “Ma la chiesa non è aperta al pubblico?”. La signora, annoiata dalla mia osservazione, risponde: “Se vuole entrare deve pagare”. Naturalmente sono uscito e girando attorno alla chiesa per andare verso San Marco dall’ingresso sul retro, che dà sul canale, vedo entrare in quel momento il mesto corteo di un funerale, e, mischiato a questo, accedere alla chiesa una coppia di giapponesi, ignari di aver evitato il pagamento cui sarebbero incorsi se fossero entrati dall’altra porta. Ridicolo.
Capisco già con difficoltà il fatto che a Venezia si paghi il vaporetto (corrispondente del tram e autobus delle città di terraferma) cinque euro, mentre i veneziani ne pagano uno, ma arrivare a chiedere il biglietto per entrare in un luogo di culto aperto al pubblico, mi sembra proprio un’aberrazione.
Due piccoli episodi che potremmo intitolare: “Facciamoci del male”.

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