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Turismo, serve un tavolo tecnico

Abolire la competenza esclusiva delle regioni non serve

Abolire la competenza esclusiva delle regioni non serve

Di Massimiliano Sarti, 6 aprile 2012

Una questione di governance. Ma soprattutto di determinazione. Solo in questo modo si può riuscire a fare davvero sistema e a sfruttare tutte le potenzialità di una destinazione come quella italiana. Rifugge dai luoghi comuni Giovanni Bastianelli, quando si parla delle ricette per rilanciare il turismo nella penisola. Niente appelli di moda all´abolizione delle competenze in materia delle regioni, «senza gli enti territoriali, anzi, si sarebbe fatto ancora di meno», ma una richiesta, questa sì, di maggiore coordinamento e discussione per definire linee di azione condivise con cui presentarsi al grande mercato internazionale del turismo. «Si pensi alla Spagna», spiega infatti Bastianelli, nominato, durante l’ultima assemblea dei soci, coordinatore delle attività associative Federcongressi&eventi. «Non credo che in Europa esista un paese con più questioni identitarie, a livello regionale, di quello iberico. Eppure, quando si presenta all´estero, la sua immagine è unica, coerente e soprattutto vincente».
E non è neppure una questione legata al fatto che l´Italia, giunta presto ai vertici dell´industria dei viaggi e dell´ospitalità mondiale, si sia poi seduta sugli allori, mentre altri, compresa la Spagna, realizzavano grandi progetti per lo sviluppo del proprio comparto turistico nazionale. «In realtà oggi è forse una fortuna che da noi non si siano registrati i grandi investimenti degli anni 1970 e 1980. Abbiamo così potuto preservare meglio l´ambiente e soprattutto conservare la particolare configurazione diffusa del nostro patrimonio attrattivo: una caratteristica, quest´ultima, che ci invidia tutto il mondo; non ci sono infatti molti paesi dove, nel giro di una decina di chilometri, cambiano non solo il paesaggio, ma anche la cultura, l´offerta enogastronomica e persino la lingua del territorio».
Cosa occorre quindi fare per sfruttare al meglio tutto questo potenziale? «Sedersi attorno a un tavolo tecnico, non politico, e discutere assieme di progetti e prospettive. Non abbiamo, a oggi, raccordi sufficienti tra governo, regioni e imprese. Anzi, negli ultimi anni, i pochi momenti di confronto che avevamo sono stati abbandonati. All´epoca in cui ero consigliere del ministero del turismo, mi sono battuto per la realizzazione del Convention bureau. Ora l’istituto esiste, ma non brilla certo per chiarezza. Noi di Federcongressi&eventi, in particolare, siamo contenti che ci sia, ma vorremmo che l´Enit e l´esecutivo ci credessero di più. Potrebbe infatti rivelarsi, tra l´altro, proprio quella sede ideale di raccordo tra istituzioni e imprese di cui tanto abbiamo bisogno». Ma il nostro paese soffre anche in termini di carenze infrastrutturali. «Non è tanto l’offerta ricettiva a dover cambiare, o almeno non solo», aggiunge Bastianelli. «È tutto il sistema Italia che deve adeguarsi alle nuove esigenze della domanda. Servono maggiori investimenti: non è possibile che l´intera Sardegna registri un numero di arrivi aeroportuali pari a un decimo della piccola Formentera. Chi sceglie il nostro paese come destinazione del suo viaggio, leisure ma soprattutto business, pretende giustamente di ricevere un servizio all´altezza di una delle prime dieci potenze economiche mondiali».
La recente crisi sta però forse finalmente cambiando le carte in tavola. Almeno dal punto di vista della considerazione che le istituzioni hanno del comparto. «In questi momenti di difficile congiuntura», conclude Bastianelli, «l´industria dei viaggi e dell´ospitalità sta dimostrando una buona capacità di resilienza. Più che altro per demerito degli altri, dunque, ma le attenzioni verso il turismo stanno aumentando. E ciò, nonostante l´inerzia che pare per ora caratterizzare anche questo governo. Molti, ad altri livelli delle istituzioni pubbliche e private, si stanno infatti accorgendo di come il comparto possa rappresentare una risorsa fondamentale per lo sviluppo di numerosi distretti territoriali della penisola».

Chi è Giovanni Bastianelli

«Abbiamo individuato in Giovanni Bastianelli, persona di grande esperienza e di riconosciuto valore, la figura chiave per completare il nostro percorso con la massima rapidità e la migliore efficacia». Così il presidente di Federcongressi&eventi, Paolo Zona, ha commentato la nomina di Giovanni Bastianelli a coordinatore delle attività associative, durante l’ultima assemblea dei soci di Torino. Tra gli obiettivi che il nuovo consulente della federazione sarà chiamato a perseguire ci saranno, in particolare, l´aumento del numero dei soci, soprattutto nei segmenti under 35 e destination marketing & venues, l´incremento dei servizi erogati dalla stessa Federcongressi&eventi e il miglioramento di reputation e rappresentanza.
«Per quanto riguarda il numero dei soci, in particolare», racconta lo stesso Bastianelli, «è attualmente già in corso la campagna “Se ci sei ti associ”: un progetto ambizioso che prevede l´uscita di spazi promozionali sui tradizionali mezzi di stampa, ma anche uno sfruttamento intensivo delle potenzialità del web, grazie soprattutto alla direzione creativa del copywriter Marco Sorrentino. Previsti anche sconti per i nuovi iscritti e soprattutto la realizzazione di programmi di formazione e laboratori sempre più in linea con le esigenze delle imprese di settore. Cercheremo, insomma, di contare di più, in termini di rappresentanza e di rappresentatività, provando a coinvolgere uno spettro più ampio possibile di attori della filiera degli eventi e del congressuale».
Nato a Pesaro 50 anni fa da una famiglia di imprenditori turistici, laureato in economia e commercio presso l’università di Ancona e diplomato al master di formazione manageriale in discipline turistiche presso la Scuola superiore del commercio del turismo e dei servizi di Milano, Bastianelli vanta un ricco curriculum professionale, soprattutto a livello istituzionale: da maggio a novembre 2011 è stato, infatti, consigliere del ministero del turismo per i rapporti con le associazioni di categoria e le imprese, nonché coordinatore della commissione per l’innalzamento della qualità dell’ospitalità italiana. In precedenza è stato inoltre coordinatore di Confturismo, vice segretario generale dell’Unione del commercio, del turismo, dei servizi e delle professioni della provincia di Milano, assistente del presidente per le politiche regionali nazionali ed europee dei settori turismo e servizi e per i rapporti con Confturismo e Confservizi.

I numeri degli eventi
Nel 2011 la propensione a investire negli eventi è stata uguale o superiore a quella del 2010 per il 69% delle aziende italiane. La stessa percentuale, per le aziende europee, sale addirittura all’83%. Sono i numeri principali, e dal tenore decisamente positivo, della ricerca «Il mercato degli eventi 2011 – Investimenti e comportamenti di acquisto delle aziende italiane ed europee», commissionata dalla fiera Btc di Rimini e patrocinata da Federcongressi&eventi. L´indagine, realizzata dall´istituto Piepoli sulla base di 308 interviste a manager d’azienda del Vecchio continente, ha però evidenziato anche alcuni punti critici: in tema di quantificazione dei budget, in particolare, la ricerca ha registrato investimenti abbastanza contenuti, con il 57% degli intervistati italiani che ha dichiarato di stanziare, per le attività mice, meno di 250 mila euro all’anno. Solo il 9% del campione spenderebbe invece oltre il milione di euro. Più ricca l’Europa, con il 52% degli intervistati che ha dichiarato investimenti uguali o superiori ai 500 mila euro. Il peso degli eventi aziendali sull’intero budget di marketing e comunicazione delle imprese italiane è però in media del 37%, contro il 31% di quelle del Vecchio continente. Piccoli meeting, incontri di carattere operativo o formativo-informativo, rivolti a risorse interne, sono poi la tipologia più ricorrente di eventi, pianificati dal 73% degli italiani e dal 65% degli europei; seguono le occasioni speciali, come cene aziendali, party, roadshow, premiazioni (51% e 45%), nonché le convention (50% e 44%). I servizi più acquistati sono, quindi, il catering, i supporti tecnologici, le hostess e i trasporti. Gli alberghi sono invece molto utilizzati dagli europei (46%), ma non dagli italiani (22%). Per ciò che riguarda la penisola in qualità di destinazione, infine, il 46% delle aziende europee ha dichiarato di aver organizzato, negli ultimi tre anni, un evento nel nostro paese. Tra i principali elementi di soddisfazione, si citano la facilità nel raggiungere la location, la qualità della struttura scelta, degli alberghi e della destinazione nel suo complesso, nonché la professionalità degli interlocutori. Le aziende che, al contrario, non hanno mai organizzato eventi in Italia hanno dichiarato che il nostro paese non è per loro un mercato importante (39%), che non hanno ricevuto proposte allettanti (29%) o che non ci sono strutture o destinazioni adatte ai loro eventi (21%).

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