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Tra crisi e marketing creativo

Di Antonio Caneva, 25 ottobre 2012

È come dopo le consultazioni elettorali: tutti hanno vinto. Lo stesso avviene a consuntivo delle fiere di settore: numeri in crescita, maggiore rappresentanza, visitatori ed espositori soddisfatti dal business conseguito.
Favole: la realtà è che il modello attuale delle fiere specialistiche è in crisi. Quand’ero giovane esisteva a Milano il modello Fiera campionaria, riferimento per l’esposizione e il confronto; in breve tempo quello che per molti anni è rimasto immutato è stato dapprima affiancato e poi sostituito dalle fiere specialistiche.
Ora, a mio avviso, stiamo vivendo un momento analogo, in cui le fiere, strette tra lo sviluppo informatico e la crisi economica, non riescono a tenere il passo.
Sono di ritorno dal Ttg di Rimini, da quella manifestazione che ha saputo ritagliarsi gli spazi lasciati liberi dalla Bit e che negli anni scorsi ha dimostrato una vitalità sorprendente; ebbene, anche qui quest’anno si è respirato un aria di downgrading, con padiglioni vuoti e quelli occupati con vistosi tamponamenti di paratie mobili, atte a nascondere le numerose aree non locate.
È indubbio che la crisi incida nei modi di agire delle aziende ma è ugualmente vero che, nel contempo, costituisca la spinta per una riflessione sui comportamenti, da cui poi non si torna più indietro. Ci sono fiere che per loro natura hanno un motivo di esistere: sostanzialmente quelle che propongono prodotti da provare (che possono andare dalle macchine per panificazione ai trapani del dentista) e che quindi in uno spazio ristretto consentono di verificare varie soluzioni; diverso è per il turismo, per cui spesso la motivazione è più legata alla tradizione che alla reale necessità di essere presenti in manifestazioni fieristiche.
È successo anche a Job in Tourism: quattro anni fa abbiamo dovuto aggiungere quattro pagine al giornale cartaceo per contenere tutte le inserzioni. Ebbene, la crisi ha rotto repentinamente gli scenari precedenti e introdotto nuove modalità per le aziende: non più inserzioni sul cartaceo, bensì sul web; numeri crescenti di inserzionisti che hanno modificato il loro comportamento, tanto che ora le inserzione nel giornale sono proposte come accessorie a quelle web. Anche questa una via senza ritorno: l’importante è rendersene conto e non fare battaglie di retroguardia contro i mulini a vento.
Una serata tiepida e a questo riflettevo, nell’immenso parcheggio della fiera, avvicinandomi alla macchina dove, attaccato al vetro del finestrino, trovo un foglietto della grandezza di un biglietto da visita, scritto in rosso a mano: un cuoricino e Lorena 3287923***.
Marketing creativo!

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