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Terremoto, una storia italiana

Di Antonio Caneva, 1 settembre 2016

Siamo tornati dalle vacanze soddisfatti nel leggere dei buoni risultati del turismo di quest’estate, per piombare subito dopo nello sconforto, con le notizie del terremoto che ha colpito il Centro Italia.
È crudele la vista del dramma vissuto dalle popolazioni: i mezzi di informazione ripropongono le scene con crudezza, senza nulla aggiungere alla realtà, in una spettacolarizzazione a fini di audience.
La raccolta di donazioni prosegue e, speriamo, vengano utilizzate allo scopo cui sono devolute. Leggiamo che fondi stanziati per la messa in sicurezza di costruzioni istituzionali sono stati dirottati per altri progetti: come faranno i responsabili a giustificare alla propria coscienza (perché alla giustizia probabilmente troveranno il modo di farlo) un simile comportamento?
La zona del terremoto è rappresentativa dell’Italia migliore (rispetto al Paese, ormai trasformato, e, sotto certi aspetti, difficile da riconoscere nel suo divenire), che vive in maniera semplice, in ambiti tradizionalmente tranquilli, in località che portano all’interno di loro storia e tradizioni.
Si parla spesso di recupero e rilancio del turismo nei centri minori e il sisma ha colpito proprio un’area capace di attrarre interesse. Per esempio a Todi è attivo un importante Relais & Chateaux e la stessa Amatrice richiama turismo gastronomico.
Vedo le foto dell’Hotel Roma di Amatrice, sul cui ingresso, quasi come in un film, sono rimaste poche lettere dell’insegna: «TEL» poi «RO» e vicino, obliqua, una «M». L’albergo data dal 1897 e ora è completamente collassato, seppellendo i 30 ospiti che vi dormivano. Su Internet è ancora presente il sito dell’albergo, con la bella pensilina in metallo, verde, e tante promesse di buon soggiorno; tante promesse per gli ospiti e per l’albergatore, che vive queste ore, sicuramente, con angoscia.
I funerali, sotto la pioggia, hanno riproposto nella loro crudezza il numero delle vittime e, purtroppo, nulla si può fare, se non condividere con umana partecipazione il dolore dei sopravvissuti.

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