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Sviluppo ed equità. Sì, ma per chi?

Di Antonio Caneva, 2 dicembre 2011

È fuori dubbio che, di fronte al drammatico momento vissuto dalla nostra economia e dalla finanza pubblica, quella del governo Monti sia stata la scelta più valida.
Alla nomina sono seguite giornate di luna di miele con la politica e l’opinione pubblica: quel momento in cui ci si guarda negli occhi e si intravvedono solo bontà e amore. A oggi non abbiamo indicazioni esatte sulle azioni che il nuovo governo intraprenderà e quindi non siamo in grado di fornire alcuna valutazione.
Una cosa però mi ha colpito nello scorrere la lista dei nuovi ministri: il numero elevato di banchieri. È stata una scelta effettuata quale garanzia di correttezza e professionalità, visione di lungo periodo, capacità di coniugare rigore e attenzione al sociale?
Dubbi: non dobbiamo dimenticare che la crisi che attualmente viviamo ha avuto inizio proprio dalla politica delle banche Usa e, senza andare così lontani, basterà ricordare che l´ex garante del sistema bancario italiano, Antonio Fazio, passato governatore della Banca d’Italia (massima istituzione bancaria del nostro paese), è stato condannato per reati in concorso con altri banchieri; certo, non è ancora una condanna passata in giudicato, ma solo l’idea che una tale personalità possa essere sospettata dei reati attribuitigli, fa venire i brividi.
Il governo Monti ha istituito un nuovo ministero, quello dello sviluppo economico, infrastrutture e trasporti, affidandolo a chi, se non a un banchiere? Corrado Passera, fino a ora amministratore delegato di Banca Intesa che, nel suo curriculum, in grande evidenza vanta anche un passato in Poste Italiane.
Esperienze nelle Poste, che in Italia godono di una posizione di quasi monopolio e conseguentemente in cui gli interventi, volenti o nolenti, devono essere accettati dagli utenti; banche, che da sempre, e soprattutto in questo momento, hanno una posizione dominante e talvolta opaca, come lo verifica su se stesso, sia chi fa impresa sia chi ne ha necessità personali.
Sviluppo ed equità sono le parole d’ordine del nuovo governo; certo, sviluppo necessario ma, essendo la coperta corta, chi lo pagherà e chi ne beneficerà? La storia dei banchieri insegna che lo sviluppo può essere, ma è sulla sua equità e sulla distribuzione dei costi degli interventi che è lecito porsi dei quesiti.

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