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Strategie aggressive ma vincenti

Di Massimiliano Sarti, 4 gennaio 2008

Continua la corsa di Ryanair, che ha recentemente reso noti i risultati del suo esercizio finanziario per il primo semestre 2007: +24% rispetto allo stesso periodo del 2006 sia in termini di ricavi totali sia nei profitti al netto delle tasse, rispettivamente giunti a quota 1,6 miliardi e 408 milioni di euro. Una crescita frutto di una politica aggressiva che ha generato un aumento del 20% del numero di passeggeri trasportati (26,6 milioni complessivi), ma che non ha mancato di suscitare qualche polemica. Ne è un esempio la recente querelle con le associazioni di categoria che difendono le agenzie di viaggio, accusate di parassitismo dal capo della comunicazione della low cost irlandese, Peter Sherrard.
Tuttavia Ryanair prosegue lungo la sua rotta e fioccano a un ritmo impressionante le inaugurazioni di nuovi voli da e per gli scali italiani: solo da ottobre a dicembre 2007 sono state una ventina, mentre per l’inizio di quest’anno se ne prevedono altre cinque. Le nuove tratte previste per gennaio collegheranno l’aeroporto di Bergamo Orio al Serio a Billund in Danimarca, a Santander in Spagna, a Gothenburg in Svezia e a Riga in Lettonia, mentre per i mesi di marzo e aprile si prevede una serie di nuovi collegamenti da Pisa, Trapani e ancora da Orio al Serio. Proprio l’opportunità di sperimentare uno dei voli inaugurati negli ultimi tempi, quello da Bergamo a Bristol, è stata l’occasione per incontrare in Inghilterra il sales and marketing manager Italia, Alessia Viviani, che ha subito voluto precisare, con una laconica ma significativa dichiarazione, quanto inaspettata sia stata la recente polemica con il mondo dell’intermediazione: «La reazione delle agenzie di viaggio ci ha sinceramente lasciato molto stupiti».
Parlando invece dei progetti di Ryanair in Italia, Viviani ha confermato il notevole interesse della compagnia per il nostro paese: «Con 12 milioni di passeggeri trasportati ogni anno, è il nostro secondo mercato più importante. È perciò naturale che molti dei nostri sforzi siano tesi a permettere alla compagnia di continuare a crescere ed espandersi in Italia». A tale proposito è nota l’intenzione della low cost di inaugurare a breve un nuovo hub nel nostro paese: «A parte Malpensa, dove attendiamo le decisioni in merito all’affaire Alitalia, stiamo valutando la possibilità di aprire una base in Sicilia o in Sardegna: entrambe le isole sono, infatti, destinazioni particolarmente amate dai viaggiatori e ogni anno attraggono milioni di visitatori grazie alle loro risorse artistiche e paesaggistiche. Indipendentemente dalla decisione in merito all’apertura del nuovo hub italiano, continuiamo però a sviluppare la nostra presenza nello scalo di Bergamo dove, tra dicembre 2007 e gennaio 2008, abbiamo investito altri 140 milioni di dollari e dove contiamo di aggiungere un sesto aeromobile entro la fine di questo mese».
Più precise, infine, le dichiarazioni di Viviani in merito agli obiettivi della compagnia per la nuova tratta Bergamo-Bristol, che fa seguito all’inaugurazione di un nuovo hub Ryanair presso lo scalo della città inglese: «Durante il primo anno di attività puntiamo a trasportare 100 mila passeggeri. Di questi, pensiamo che il 70% saranno viaggiatori inglesi desiderosi di visitare l’Italia». Coerentemente con questa visione, dal 22 dicembre è attivo anche un collegamento Bristol-Torino per sfruttare la stagione invernale della rinnovata offerta neve piemontese.

City break a Bristol

Il collegamento Bergamo-Bristol è stato pensato soprattutto per gli inglesi che vogliono recarsi in Italia. Tuttavia la città del sud-ovest della Gran Bretagna merita un’attenzione maggiore di quello che si potrebbe pensare. E non necessariamente quale punto di partenza privilegiato di un tour alla scoperta della Cornovaglia oppure di una giornata alle terme di Bath, solo per citare due popolari destinazioni prossime a quello che fu il luogo natio di Archibald Leach, in arte Cary Grant. La città sorta sul fiume Avon, che in antica lingua gaelica significa corso d’acqua, offre infatti alcuni spunti interessanti per uno short break nel cuore dell’Inghilterra del sud-ovest. Centro marinaro di antiche origini, vanta interessanti reminiscenze dei cinque secoli in cui fu la seconda città del Regno Unito. Ma tra le sue vie ordinate ed eleganti si respira soprattutto un’atmosfera da Inghilterra vittoriana, quando Bristol, pur rimanendo centro vitale per il commercio, fu progressivamente superata per importanza dagli emergenti centri industriali del nord: Liverpool, Birmingham e Manchester.
In particolare, a dominare la Bristol del diciannovesimo secolo, si staglia decisa la figura dell’ingegnere visionario Isambard Kingdom Brunel. Sua è infatti la prima nave di linea completamente in ferro che abbia attraversato l’Atlantico: la mole possente della ss Great Britain è ora ancorata al porto di Bristol ed è aperta al pubblico grazie a un progetto da 11,3 milioni di sterline che ha portato al restauro e alla ricostruzione degli interni della nave. L’imbarcazione, vera meraviglia della tecnica del diciannovesimo secolo, doveva essere, negli intenti dell’ingegnere, il naturale proseguimento verso gli Stati Uniti della Great western railway, la linea ferroviaria che univa Londra alla Temple meads old station di Bristol, anch’essa opera di Brunel. Ma la presenza dell’ingegnere si avverte, e non potrebbe essere altrimenti, anche a Clifton, elegante sobborgo cittadino situato sulle Downs, quella sorta di altopiano collinare tanto tipico dell’Inghilterra meridionale. Qui, infatti, campeggia il simbolo di Bristol: un ponte sospeso lungo 450 metri che domina la valle dell’Avon nella sua breve tratta compresa tra la città e il mare. Progettato dall’ingegnere fin dal 1836, fu completato solo nel 1864, cinque anni dopo la sua morte.
Per assaporare tutto il fascino dell’epoca d’oro dell’impero britannico, bisogna però trovarsi a Clifton il mercoledì pomeriggio. Nel momento, cioè, dedicato al torneo di calcio delle università di Bristol. Allora la lunghissima e apparentemente interminabile striscia di campi da pallone, disegnati sulla superficie lievemente ondulata delle Downs, si anima dei colori vivaci delle squadre universitarie: centinaia di ragazzi si sfidano nelle loro eleganti e sorprendentemente pulite divise, a cui fanno da degno contorno le ordinate costruzioni in perfetto stile vittoriano che si allineano lungo il perimetro dell’area di gioco. Tornano alla mente le immagini di «Momenti di gloria»: il film, diretto da Hugh Hudson e vincitore di quattro premi Oscar nel 1982, racconta la vicenda di un gruppo di universitari di Cambridge che partecipò alle Olimpiadi del 1924. Altro sport, è vero, ma le rigorose e al contempo raffinate atmosfere di un’Inghilterra ancora dominata dai gusti vittoriani sono le medesime.

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