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Spazi per eco-meeting

L'inquinamento può essere anche semiotico o cromatico

L'inquinamento può essere anche semiotico o cromatico

Di Marco Beacqua, 3 giugno 2011

Posizionare le tende all’esterno di un’area meeting, oltre a proteggere gli spazi dalla luce del sole, consente anche di abbattere la temperatura delle sale convegni, permettendo in questo modo un sensibile risparmio energetico in materia di raffreddamento degli ambienti durante i mesi estivi. Lo sostiene il bioarchitetto Massimo Duroni, noto esperto in materia e docente del Politecnico di Milano, che ha recentemente partecipato al seminario «Spazi meeting green – come progettare, realizzare e gestire una sala riunioni corporate o un grande centro congressi all’insegna dell’eco-sostenibilità», organizzato nel capoluogo lombardo dal capitolo Italia del Green meeting industry council (Gmic). L’intervento di Duroni ha tracciato un quadro a 360 gradi sull’attuale scenario della progettazione di spazi meeting a vocazione green, smentendo anche alcuni falsi miti assai diffusi sia tra gli addetti ai lavori, sia tra il pubblico dei convegni. Secondo il bio-architetto, in particolare, un progettista eco-consapevole dovrebbe prendersi cura di tutti gli aspetti della sostenibilità, non solo di quelli più noti e stereotipati. Esistono, per esempio, forme di inquinamento indoor poco conosciute, causate non solo dal ristagno dell’aria e implicanti conseguenze anche di tipo psicologico. Si può infatti parlare, tra l’altro, di inquinamento semiotico, laddove sussistano condizioni che distolgono l’attenzione di un uditorio, oppure luminoso, in presenza di sorgenti di luce multiformi e disomogenee, o ancora cromatico, in assenza di sufficienti stimoli visivi o in caso di eccessi nell’uso del colore.
L’eco-sostenibilità degli interni si tutela perciò in molti modi: con i materiali riciclabili innanzitutto, ma anche con l’impiego di sostanze certificate, di origine sia sintetica sia naturale. A quest’ultimo proposito, l’intervento di Duroni ha evidenziato con forza il paradossale danno causato dalle cosiddette bioplastiche, comunemente utilizzate per gli shopper e sempre più diffuse anche per il packaging di prodotti alberghieri detergenti, nonché per le posate usa e getta da convegni. Propagandate come scelte sostenibili, si tratta in realtà di soluzioni per lo meno controverse: l’ingrediente base delle bioplastiche, infatti, è prevalentemente l’amido ricavato da alcuni prodotti agricoli. Il che sembrerebbe rendere questo materiale estremamente ecologico; purtroppo, però, per realizzare le bioplastiche oggi non si utilizzano più solamente gli scarti della normale attività agricola, ma si convertono anche immensi territori alla sua produzione in regime di monocoltura, in questo modo sradicando spesso le coltivazioni locali, diserbando e trattando le superfici con pesticidi, nonché con altre sostanze chimiche estremamente dannose per la nostra salute. È chiaro, allora, come l’intero ciclo di produzione della bioplastica risulti estremamente sospetto. «Prima di acquistare prodotti dichiarati ecologici solamente perché si sciolgono nell’acqua, sarebbe bene ricordare che anche l’arsenico gode di questa proprietà», ha così provocatoriamente sottolineato Duroni.
Oltre alla fondamentale scelta dei materiali, il risparmio energetico in uno spazio chiuso non è però solo una questione di riduzione dei consumi, ma anche e soprattutto di migliore allocazione e di ottimizzazione delle risorse. Sarebbe utile, per esempio, concentrare le strategie di climatizzazione più sul controllo dell’umidità che sul raffreddamento in senso stretto: in estate, abbassare la temperatura interna di 2-3 gradi rispetto a quella esterna, controllando al contempo l’umidità, consentirebbe infatti di garantire un livello di freschezza gradevole e più che sufficiente a un comfort adeguato. Da tenere presente, infine, che anche l’uso corretto del colore può aiutare a cambiare la percezione termica degli interni: da alcuni studi recenti è infatti emerso che utilizzando colori caldi o freddi, a parità di condizioni, si può generare una differenza, nella percezione della temperatura, pari anche a 3 gradi.

Il nuovo centro congressi di Milano

Il convegno Gmic è stato anche l’occasione per presentare il nuovo centro congressi di Milano, realizzato da Fondazione Fiera Milano con un investimento di 64 milioni di euro. Si tratta del maggior polo congressuale d’Europa: fino a 18 mila posti a sedere, un auditorium da 1.500 persone, una plenaria da circa 4.500 posti, 64 sale modulari da 20 a 2 mila posti e 54 mila metri quadrati espositivi a supporto. Il progetto, firmato dagli architetti Mario Bellini, per gli esterni, e Pierluigi Nicolin, per l’organizzazione degli spazi interni, riconverte a destinazione congressuale parte della superficie espositiva non più utilizzata di Fiera Milano in città e la integra con il preesistente Milano convention centre (Mic), che già era il maggior centro congressi italiano.
Speciale attenzione è stata dedicata all’armonico inserimento del nuovo complesso nel tessuto urbanistico circostante, interessato da un vasto intervento di riconversione. Ma grande cura è stata riservata anche alla sostenibilità energetica del complesso, con un occhio di riguardo ai consigli dell’Associazione internazionale degli organizzatori professionali di congressi (Iapco), che incentiva all’utilizzo di apparecchi elettrici a basso consumo, all’implementazione di sistemi di building automation e di controllo dei flussi d’acqua su tutti i rubinetti, nonché all’applicazione di criteri chiave di progettazione, quali l’uso di doppi vetri, la realizzazione di gruppi o zone di edifici con requisiti simili di riscaldamento e la predisposizione di sistemi intelligenti per il controllo dell’illuminazione. Il centro sarà, inoltre, gestito a misura di sostenibilità sociale, potendo i dipendenti contare su quote di lavoro flessibili, su un monte ore di formazione in sede e a distanza e su una forte incidenza di personale femminile.

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