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Settimo comandamento: non rubare

Se non ci fossero ospiti, gli ammanchi si ridurrebbero a zero. E l'hotel rimarrebbe come nuovo. Ma di clienti ne vogliamo tanti...

Se non ci fossero ospiti, gli ammanchi si ridurrebbero a zero. E l'hotel rimarrebbe come nuovo. Ma di clienti

Di Dennis Zambon, 14 dicembre 2017

«Amici che siete a casa e voi che siete in questo teatro, quando andate in uno di questi alberghi così lussuosi e aprite la porta e vi trovate davanti questa camera meravigliosa, la prima cosa che vi viene da pensare qual è? (pausa) E ora che cosa mi fotto?».
Comincia così un famoso sketch di Fiorello, replicato più volte in prima serata su Rai1 e disponibile per l’eternità su YouTube.
A tutti gli effetti, un vero e proprio tutorial, come si dice oggi, di come-quando-cosa appropriarsi (indebitamente) della qualunque durante un soggiorno in alberghi di lusso e non: accappatoi, bevande dal frigobar, saponcini, sciampini, asciugamani, ciabatte e quant’altro.
L’evoluzione sociale e tecnologica un po’ ha aiutato a limitare i danni. Fiammiferi e posacenere non si mettono più: in albergo non si fuma. L’apribottiglie è abolito: abbandonato il tappo corona, largo spazio alle lattine. Ciabatte e accappatoio solo nelle camere più costose, con indennizzo preventivo già considerato nel prezzo.
Ma come dimenticare i bei tempi andati: i primi telecomandi con catenella avvitata al comodino, antiscippo. O addirittura incassati nella testiera, come le autoradio nel cruscotto: per cambiare canale si rischiavano gravi distorsioni agli arti superiori. Poi anche il telecomando ha riacquistato la libertà in forza dei continui proclami igienisti: è l’elemento più popolato da germi e batteri in assoluto all’interno di una camera d’albergo. Si guarda ma non si tocca!
Per i quadri alle pareti e i filtri dei rubinetti sono stati inventati sistemi di bloccaggio e servono speciali chiavi in carbonio e titanio per asportarli.
Indimenticabile poi la nobildonna delle Grandi Compagnie del lusso: la Ciga (venuta a mancare ormai novantenne tra le braccia di Starwood). Qualche genio veneziano, negli anni Sessanta del secolo scorso, pensò bene di far marchiare indelebilmente porcellane e posate «rubato alla Ciga»: senza scomodare studi di marketing e comunicazione, si capisce bene che tale iniziativa avrà incentivato, più che dissuaso, il vezzo di portarsi a casa qualche pezzo.
In questi giorni è capitato di leggere anche di furti sistematici e su ampia scala da parte di dipendenti infedeli (non in senso religioso) di un prestigioso grand hotel milanese. Quindi, non solo i clienti…
Potremmo concludere che, se non ci fossero ospiti, non servirebbero i collaboratori e i furti si ridurrebbero complessivamente a zero. Inoltre, l’albergo rimarrebbe pulito, come nuovo. Ma di clienti ne vogliamo tanti e, di conseguenza, qualche furtarello ci può stare. Si dice che accappatoi e biancheria saranno presto dotati di micro targhette digitali (da che mondo è mondo, l’innovazione negli alberghi arriva sempre in ritardo rispetto ai supermercati): al checkout, una diavoleria rileverà l’accappatoio nel trolley del cliente e lo addebiterà sul conto. Siamo certi che l’ospite non contesterà, esattamente come con l’addebito della pay tv (si scrive pay tv ma si legge filmino a luci rosse)?
Visto che dalla tv siamo partiti, con Fiorello, lanciamo una petizione alla Rai: produca una fiction tratta da La regola dell’equilibrio (Gianrico Carofiglio, Einaudi), con attori famosi e audience garantito di milioni e milioni. Racconta infatti l’avvocato Guerrieri durante una perquisizione a casa dell’indagato:
«La stanza da bagno era spaziosa e asettica. Notai un accappatoio bianco, appeso a una gruccia, con la scritta Plaza Athénée. Un albergo di Parigi, molto costoso. (…) Mi chiesi se Larocca l’avesse comprato, quell’accappatoio, o se lo avesse infilato in valigia come ricordino non autorizzato del soggiorno. Diedi un’occhiata più da vicino al contenuto dei cassetti che i finanzieri aprivano, controllavano e richiudevano e mi accorsi che l’accappatoio non era l’unica cosa che veniva da un grande albergo. C’erano asciugamani del Mandarin, salviette del Ritz, flaconi di shampoo e bagnoschiuma del Claridge’s».
Non vogliamo fare spoiling. Il romanzo di Carofiglio merita una lettura completa. Diremo solo che questi oggetti sono stati causa della rovina del Larocca, l’indagato. Ci aspettiamo quindi che la Rai, in qualche misura, ponga rimedio al danno provocato da Fiorello con il suo (pausa) «E ora che cosa mi fotto?».

Ps. Con l’approssimarsi del Natale, chi scrive si induce a fare outing: il pomeriggio del suo ultimo giorno di direzione di un grande albergo, chiese alla governante di portargli un accappatoio “logato”. Naturalmente glielo portò, nuovo di zecca. Bianco, soffice, con il mitico logo blu. Parliamo di molti anni fa: il reato è prescritto…

Dennis Zambon è Responsabile Jit Hospitality: la divisione consulenza di Job in Tourism

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