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Sesso, hotel e innovazione

Di Emilio De Risi, 26 gennaio 2017

Che il sesso sia una delle industrie più innovative ormai è un’idea sdoganata. Ho letto di recente un articolo sui love hotel in Giappone, che mi ha portato a fare alcune considerazioni sul settore hospitality, e che ho diviso in tre tematiche.
Maestri della segmentazione e dell’ascolto – Molti love hotel non si limitano a vendere una stanza: sono pensati per offrire servizi che vadano incontro alle passioni e alle necessità dei loro ospiti. Qualche esempio? Stanze per sadici, per amanti dei fumetti giapponesi e per voyeuristi.
Attenzione alle dinamiche sociali – Queste alcove dell’amore sono diventate così famose solo perché si occupano di sesso? Non solo: sono state capaci di andare incontro a necessità sociali come la cultura nipponica del decoro e della vergogna, che frena per esempio le effusioni per strada o gli inviti a casa ad amici e colleghi dell’altro sesso
Adattamento e innovazione – A quanto pare anche durante la recessione che ha investito il Giappone, i love hotel sono stati un’industria florida. Una crescita dovuta alla capacità di adattarsi al mercato. La popolazione invecchia e ci sono tassi di natalità bassissimi? Loro seguono le preferenze sessuali degli ultra 60enni (però per favore non chiedetemi quali siano).
Mentre in Giappone i love hotel si confrontano tutti i giorni con i temi legati al sesso, l’italico albergo come declina questi tre importanti argomenti per fare una migliore ospitalità?
Segmentazione e ascolto: quanti hotel si omologano o si limitano a seguire macro-trend come, non mi stancherò mai di dirlo, quello dei millennials?
Attenzione alle dinamiche sociali: in Occidente, una delle più forti è la condivisione degli spazi comuni. Quanti hotel sono disposti realmente ad aprire le proprie hall anche ai non ospiti?
Adattamento e innovazione: cosa offrire agli ospiti per creare qualità? Come stanno evolvendo e cambiando alcune figure professionali (e di conseguenza le procedure alberghiere)? Sono riflessioni che ogni hotel dovrebbe fare.
Be’, magari per il prossimo obiettivo aziendale raggiunto quasi quasi dovremmo chiedere tutti un viaggio premio in un love hotel. Ovviamente solo per studiarne le logiche di innovazione!

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