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Selezione senza pregiudizi

Un modo per non privarsi di ottimi collaboratori

Un modo per non privarsi di ottimi collaboratori

Di Massimiliano Sciò, 21 ottobre 2011

Chi vi scrive ha la fortuna di lavorare in un luogo dove il rispetto e la fiducia da parte del proprietario, verso i propri dipendenti, è parte fondamentale e vitale dell’organizzazione. Ma non tutti i posti di lavoro sono uguali. Se nelle aule dei tribunali è scritto a caratteri cubitali «La legge è uguale per tutti», mi chiedo perché un’analoga scritta, «Il lavoro è uguale per tutti», non compaia in certi posti di lavoro.
Esiste la discriminazione durante i colloqui di lavoro? È pregiudizievole provenire da un’area geografica, anziché da un’altra? I chili di troppo di un candidato sono giudicati in modo negativo dagli esaminatori? Troppe volte, anche nel turismo, avvengono discriminazioni che nulla hanno a che vedere con le reali capacità delle persone.
Il candidato per un posto al ricevimento di un albergo conosce perfettamente due lingue? Bene; lo stesso candidato ha ottime doti di accoglienza? Benone! Dimostra attaccamento al lavoro e non guarda l’orologio, per vedere quanto manca alla fine del proprio turno? Meraviglioso. Però…. «Però è grasso (o grassa)». Oppure: «Però viene da…». E non importa se il suo aspetto è curato e la sua educazione è la migliore: i pregiudizi dell’esaminatore decidono le sorti di quella persona.
Ma se si guardano unicamente i particolari ininfluenti, e non ciò che occorre veramente a una struttura, si rischia non solo di privare un ottimo candidato del suo lavoro, ma anche la stessa azienda di un prezioso collaboratore. Se in questi luoghi di lavoro ci si ferma all’apparenza, si potrebbe forse affermare, non vale neppure la pena di lavorarci. A volte, però, non è colpa di tutta l’azienda nel suo complesso: a volte l’unica colpa, pur sempre grave ma non dolosa, è quella di affidarsi a esaminatori pieni di pregiudizi e delegare a loro il futuro della struttura. In questi casi, purtroppo, magari si prova anche a consultare gli altri dipendenti dell’hotel su cosa pensino del futuro (o futura) collega, ma alla fine prevale sempre la decisione (e l’incapacità a saper guardare oltre) dell’esaminatore in questione.
«L’essenziale è invisibile agli occhi», ci insegna lo scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry. Una massima di cui dovrebbero tener conto tutti coloro che, esaminando i candidati, troppo spesso si lasciano condizionare più dalla superficialità delle apparenze che da seri e motivati giudizi. Meglio ricordare sempre, infatti, che a un colloquio di selezione vanno delle persone, esseri umani come noi, con potenzialità tali da poter dare lustro a qualsiasi attività. Privarsene per sciocche motivazioni, che nascono da condizionamenti mentali, non è mai una grande idea: avere un bellissimo e funzionante albergo, con un design super moderno e un comfort elevato, ma senza ottimi collaboratori, significa rendere tutto freddo e algido. Peccato.

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