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Se le banche ci insegnano l’ospitalità

Di Emilio De Risi, 28 gennaio 2016

Cosa risponderesti se ti chiedessi cosa c’entrano le banche con il senso di ospitalità? Su due piedi, e nella migliore delle ipotesi, scoppieresti a ridere.
Eppure un albergatore o un manager alberghiero attento possono ricevere stimoli su come fare ospitalità anche dalle banche. Come? Adesso te lo racconto.
Nella bella piazza Cordusio di Milano c’è una filiale Banca Intesa. E già guardando attraverso le sue vetrate l’osservatore attento nota che è organizzata come uno spazio co-working.
Sono entrato per osservare meglio ed ecco cosa ho trovato: un lungo tavolo da lavoro in condivisione, piccoli salottini, connessione wifi gratuita e anche una macchina per il caffè.
L’accesso non è riservato ai correntisti, è libero. Delle persone vanno lì a studiare, alcune a leggere il giornale in un posto confortevole e altre ancora per usare un po’ di connessione a Internet o magari fare un piccolo incontro di lavoro: una banca che riorganizza il suoi spazi e li mette a disposizione del pubblico.
Ma cosa ci guadagna? Trasmette la percezione di un marchio in linea con i tempi, ma soprattutto dà un valore utile e concreto sul territorio.
E perché non prendere esempio per gli alberghi? Quante hall vuote e monastiche abbiamo visto? Spazi in cui non c’è vita. Organizzare aree co-working negli spazi comuni sarebbe un modo per creare un’immagine forte della nostra struttura: un luogo aperto alla città, in grado di generare un passaparola positivo e magari anche un po’ di vendite del bar.
Di questo tipo di innovazione ne abbiamo discusso anche durante il nostro corso di formazione Nessun Dorma: si tratta di un modo diverso per mettere a reddito gli spazi degli hotel. Anche diverse realtà internazionali hanno avviato delle sperimentazioni in quest’ottica; siamo in buona compagnia.
Non mi dirai che ciò creerebbe confusione, che gli ospiti non apprezzerebbero oppure che la sicurezza ne risentirebbe? Penso che oggi tanti clienti preferiscano hall nelle quali ci sia movimento e vita. E anche la sicurezza non è un muro invalicabile. L’unico muro, alcune volte, è la voglia di cercare e immaginare nuove soluzioni.

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