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Se il turismo non fosse resiliente

Isnart e Osservatorio CartaSi mostrano dati divergenti sulla capacità di tenuta del comparto

Isnart e Osservatorio CartaSi mostrano dati divergenti sulla capacità di tenuta del comparto

Di Marco Beaqua, 16 maggio 2013

La crisi economico-finanziaria degli ultimi anni ha provocato una generale contrazione dei consumi in ogni settore economico, compreso il turismo, ma l’industria dei viaggi e dell’ospitalità ha mostrato capacità di resilienza superiori alla media. Un’affermazione, quest’ultima, che si sente spesso pronunciare dai numerosi analisti impegnati a commentare i trend di fondo del comparto, ma che trova riscontri contraddittori nei numeri ufficiali.
Da una parte, in particolare, una recente analisi dell’Osservatorio nazionale del turismo (Isnart) su dati Unioncamere ha rivelato come, dall’inizio della crisi all’anno scorso, i consumi turistici, generati complessivamente dalla domanda domestica e internazionale in Italia, si sono ridotti del 6,7%, passando dai 77,4 miliardi di euro del 2008 ai 72,2 miliardi del 2012. Ciò detto, sarebbero state però soprattutto le spese dei turisti nell’abbigliamento, e più in generale nel manifatturiero made in Italy, ad assorbire gran parte del calo, con un crollo del 31,5% in un quadriennio. Di gran lunga inferiore, invece, sarebbe stata la discesa dei consumi per le attività ricreative (-5,6%) e per la ristorazione (-3,3%), mentre le spese verso il ricettivo sarebbero persino salite, anche se solo dell’1%, e quelle per i prodotti enogastronomici avrebbero addirittura registrato un balzo in avanti del 43%. Tutti numeri che andrebbero, certo, ponderati sulla base dei livelli di inflazione. Ma si tratta pur sempre di dati che, seppur non del tutto confortanti, aprono uno spiraglio di luce in un contesto decisamente più nero.
Da un’altra parte, tuttavia, un altro osservatorio autorevole, come quello CartaSi sulle spese degli italiani con carta di pagamento, sembrerebbe dipingere un quadro meno ottimista. La crisi parrebbe infatti aver influito così tanto sui comportamenti dei consumatori, da aver provocato un vero e proprio cambio di paradigma della domanda, con pesanti ricadute negative anche sul turismo. Analizzando i dati CartaSi si scopre, infatti, che se il valore totale delle transazioni, effettuate dagli italiani con carta di pagamento, è cresciuto nel 2012 del 3,1% rispetto all’anno precedente, tale incremento, calcolato al netto del numero di card in circolazione, e di altre variabili congiunturali, scenderebbe al 2,6%: ben al di sotto, cioè, del livello dell’inflazione media del 3%. Ma quel che è peggio è che tale trend negativo sarebbe ancora più accentuato nei settori mobilità e turismo, che invece erano stato tra i pochi elementi di positività registrati nel 2011. In particolare, il valore delle transazioni con card compiute dagli italiani nel 2012, per alberghi e ristoranti, sarebbe salito di appena l’1% (a numero di carte costanti). E tale dinamica sotto media parrebbe destinata a proseguire anche nel prossimo futuro, nonostante la lieve ripresa pronosticata a partire dalla fine del 2013.
Certo, le due analisi citate non sono comparabili tra di loro, viste le differenze in termini di oggetto, lasso temporale e campione delle indagini. Eppure è chiaro come evidenzino tendenze difficilmente conciliabili tra loro. Da una lato, il turismo sarebbe un settore particolarmente resiliente; dal lato opposto, invece, registrerebbe andamenti persino sotto media. Parte della spiegazione va sicuramente ricercata nel fatto che lo studio Isnart, al contrario della ricerca CartaSi, comprende una componente della domanda, quella internazionale, la cui dinamica appare oggi decisamente migliore di quella domestica. Difficile, però, che tanta discrepanza di conclusioni possa ridursi solo a tale differenza. E se anche così fosse, uno squilibrio tanto accentuato, tra mercato interno ed estero, non sarebbe affatto benefico per il comparto. Ancora più sconfortante sarebbe poi scoprire che il cambio di paradigma, citato dall’Osservatorio CartaSi per il 2012 (e non dunque per il triennio 2008-2011 compreso nell’indagine Isnart), sia stato davvero in grado di cambiare a tal punto il comportamento dei consumatori italiani da trasformare il turismo da comparto resiliente in settore in declino.

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