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Se il lavoro rovina il buonumore

I comportamenti di dipendenti e responsabili risorse umane in tema di gestione delle assenze

I comportamenti di dipendenti e responsabili risorse umane in tema di gestione delle assenze

Di Marco Beaqua, 4 dicembre 2014

«Mi sono svegliato di buon umore e non ho nessuna intenzione di rovinarmi la giornata venendo in ufficio»; «Mi sono trovato, non so come, a bordo di un aereo verso una destinazione lontana »; «Ho bisogno di un po’ di tempo per aggiustare gli effetti dell’intervento di chirurgia plastica a cui mi sono appena sottoposto». Sono solo alcune delle più incredibili motivazioni che, nel corso del 2014, alcuni responsabili risorse umane e datori di lavoro americani si sono sentiti raccontare dai propri collaboratori impegnati a giustificare un’assenza. Le ha raccolte la società di consulenza a stelle e strisce CareerBuilder che, come ogni anno, ha realizzato una ricerca sulle modalità con cui i dipendenti gestiscono e comunicano i propri giorni di astensione dal lavoro (per l’elenco completo delle scuse più improbabili, si veda il box a fianco, ndr). Lo studio, basato su un campione di 3.103 collaboratori e 2.203 responsabili delle risorse umane, si limita ad analizzare il panorama Usa, ma molte delle sue evidenze sono chiaramente estendibili anche al di qua dell’Oceano. Si pensi per esempio all’avvertenza di porre grande attenzione ai propri comportamenti 2.0. Chi, in particolare, ha la non proprio corretta abitudine di mentire, inventandosi una scusa pur di prendersi un giorno di riposo, deve oggi fare i conti con l’ingombrante presenza dei social media: se non altro perché ben il 24% dei datori di lavoro interpellati ha scoperto l’imbroglio semplicemente controllando le attività online del proprio collaboratore. D’altronde non sarebbero poi così pochi gli americani che, almeno una volta all’anno, si fingono malati per non andare al lavoro: il 28% del campione avrebbe infatti ammesso di ricorrere a tale pratica. I motivi? Alcuni hanno dichiarato che semplicemente non si sentivano di andare in ufficio (il 30%), altri, invece, desideravano prendersi una giornata di relax (il 29%), oppure ancora avevano bisogno di andare a fare una visita medica (21%) o ne hanno semplicemente approfittato per recuperare il sonno perduto (19%). Alla luce della non trascurabile quota di “finiti malati”, non pochi sono quindi i datori di lavoro che mettono in piedi delle strategie di controllo sull’operato dei propri collaboratori (il 31% del campione). Per la verità, la maggior parte di questi ultimi si limita a richiedere il certificato medico (il 66%) o a chiamare a casa il dipendente (49%). Una discreta percentuale (il 15%), tuttavia, mostra un’alacrità tale da percorrere letteralmente il cosiddetto miglio extra, arrivando persino a passare con la propria macchina nei pressi della dimora del proprio dipendente. Ma chi sono i lavoratori generalmente più inclini a mentire? Secondo CareerBuilder i “finti malati” sono più diffusi nelle società di servizi (35% del totale). A seguire ci sono quindi i professionisti dei reparti sales (34%), mentre i meno propensi alla frottola sono gli impiegati dei settori It (22%), delle vendite al dettaglio (21%) e, c’è da sottolinearlo, dell’ospitalità (20%).

Le scuse più improbabili

1. Ho appena messo una casseruola in forno
2. Ero seduto sul water e mi si sono addormentate braccia e gambe. Quando mi sono alzato, sono caduto e mi sono rotto la caviglia.
3. Sono stato al casinò tutto il fine settimana, ma mi sono rimasti ancora un po’ di soldi da giocare questo lunedì mattina
4. Ho avuto una “notte fortunata”, non so se mi spiego, e questa mattina non so più dove mi trovo
5. Sono rimasto impigliato nella macchina che misura la pressione e non so più come venirne fuori
6. Ho una calcolosi biliare e ho deciso di curarla con la medicina olistica
7. Mi si è incendiata la divisa dopo che l’avevo messa nel forno a microonde per asciugarla
8. Mi sono svegliato di buon umore e non ho nessuna intenzione di rovinarmi la giornata venendo in ufficio
9. Mi sono trovato, non so come, a bordo di un aereo verso una destinazione lontana
10. Ho bisogno di un po’ di tempo per aggiustare gli effetti dell’intervento di chirurgia plastica a cui mi sono appena sottoposto

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