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Se il direttore fa il castellano

Fondamentale il rapporto con il territorio circostante

Fondamentale il rapporto con il territorio circostante

Di Massimiliano Sarti, 4 maggio 2012

«Il fatto è che nel 1100, quando il maniero fu costruito, nessuno pensava che il Castello del Nero potesse diventare un resort di lusso del terzo millennio. È una questione di impiantistica, gestione dei magazzini, comfort moderno: solo far passare cavi e tubature può essere un problema, soprattutto nell’era dell’automazione alberghiera, quando i collegamenti si moltiplicano a dismisura. Ma la dimensione stessa delle camere non è quasi mai standard, perché deve rispettare la struttura delle travi e dei muri portanti del castello. E poi naturalmente ci sono i vincoli delle Belle arti». Trasformare un maniero medievale in una struttura ricettiva per il mercato del lusso contemporaneo non è insomma affatto un’impresa semplice. Lo spiega Fabio Datteroni, nuovo general manager del Castello del Nero Hotel & Spa. Toscano doc, l’attuale direttore dell’albergo di Tavarnelle Val Di Pesa, in provincia di Firenze, ha fatto del lavoro nelle strutture storiche della regione natia la propria vocazione professionale: «All’inizio l’opportunità è nata quasi per caso. Ma dai tempi della mia permanenza alla Locanda dell’Amorosa, tra il 1995 e il 1998, mi sono accorto che tale possibilità poteva diventare una vera e propria specializzazione professionale. E così è stato: negli anni mi sono quindi ritrovato spesso a lavorare in strutture dalla forte connotazione storica, come la Badia a Coltibuono, il Grand Hotel Continental di Siena e, più recentemente, il Castello Banfi di Montalcino».
Domanda. Insomma, passando da un maniero all’altro, sta diventando un vero castellano.
Risposta. In un certo senso sì, ma non solo: lavorare in tante destinazioni diverse della Toscana mi ha anche consentito di coltivare un’altra mia grande passione. Rileggendo a posteriori il mio percorso professionale, mi sono infatti accorto di essere stato in alcune delle migliori aree vitivinicole al mondo: dal Nobile di Montepulciano al Brunello di Montalcino, passando per le zone del Chianti e del Chianti Classico.
D. Un percorso davvero invidiabile per gli amanti del nettare preferito da Bacco. Ma al di là delle peculiarità strutturali cui prima accennava, quali differenze ci sono, nell’organizzazione del lavoro quotidiano, tra una struttura storica e un hotel contemporaneo?
R. È davvero tutta un’altra cosa, perché nel primo caso si deve gestire un albergo originariamente nato con scopi differenti. Occorre perciò pianificare attentamente ogni dettaglio con i vari capi servizio, in modo da trovare le strategie operative più adatte, senza per questo far mai scemare lo standard di qualità percepito dagli ospiti.
D. Si può avere qualche esempio?
R. Certo: in materia di pulizie delle stanze, per esempio, le cameriere ai piani, al posto del carrello tradizionale, utilizzano un porta-prodotti a maniglia, che permette loro di muoversi più agevolmente: al Castello del Nero, infatti, alcuni corridoi sono esterni e certi passaggi privi di ascensori. Ma in tutti i reparti le modalità di lavoro sono spesso diverse rispetto a quelle a cui si è abituati negli hotel più tradizionali. E con loro mutano anche le tempistiche necessarie a portare a termine ogni compito.
D. Quali caratteristiche deve perciò avere chi vuole lavorare in una struttura storica?
R. Prima di tutto ci vuole flessibilità: occorre aguzzare l’ingegno. Anche un semplice room service, se piove e bisogna uscire all’aperto per attraversare la corte interna, può avere bisogno di soluzioni estemporanee. Non servono quindi tanto delle caratteristiche peculiari, quanto molta capacità di improvvisazione. Per noi è poi fondamentale trovare risorse e professionalità locali: il Castello del Nero, così come la maggior parte delle strutture storiche, è infatti situato al di fuori dei grandi centri urbani. Il personale che vi lavora, perciò, può trovarvi meno occasioni di svago per il proprio tempo libero. E chi proviene da una metropoli, magari sta da noi volentieri per un paio di stagioni, ma poi è inevitabilmente spinto a tornare in luoghi più ricchi di vita sociale.
D. Questa necessità non limita però, in qualche modo, le vostre possibilità di ricerca del personale?
R. Assolutamente no, se si selezionano risorse desiderose di mettersi in gioco e di crescere. Alla formazione, poi, pensiamo noi. In questa maniera, inoltre, si favorisce grandemente la fidelizzazione dello staff. E per far comprendere tutte le opportunità che la nostra struttura può offrire alla popolazione locale, che può trovare in noi un’attività professionale di altissimo livello, noi organizziamo pure degli open day, in cui invitiamo tutti i cittadini della zona a visitare l’hotel e a conoscerci più da vicino.
D. Il rapporto con il territorio circostante è quindi importante non solo dal punto di vista dei turisti, ma anche della stessa strategia di gestione della struttura.
R. Certamente: i contatti con l’ambiente sociale circostante devono farsi necessariamente stretti e passare, tra le altre cose, per una conoscenza diretta e personale della autorità locali: dal maresciallo dei carabinieri al sindaco, fino ai presidenti delle associazioni del territorio. Perché una struttura 5 stelle lusso come la nostra non può che rappresentare un punto di riferimento per l’economia della zona. Non solo: i rapporti personali si rivelano in special modo importanti in occasione delle piccole emergenze, quando una conoscenza diretta può rivelarsi un’ottima risorsa per un intervento più rapido ed efficiente.
D. Quali sono quindi i suoi obiettivi di medio periodo al Castello del Nero?
R. Far diventare l’hotel la struttura lusso di riferimento del proprio territorio.
D. Non certo un traguardo semplice, dato che l’area compresa tra Firenze e Siena non è affatto priva di strutture di prestigio.
R. Vero, ma le mete più ambiziose sono anche quelle più stimolanti.
D. E come pensa di raggiungere il suo obiettivo?
R. Elevando ulteriormente il livello qualitativo della nostra offerta, in modo da incrementare la percezione di lusso autentico che l’ospite sperimenta da noi: servizio accurato, altamente personalizzato e attento alle esigenze dei viaggiatori; senza scordarsi mai, però, il calore della nostra natura di esseri umani. E poi intendo proseguire nelle politiche di destagionalizzazione. Un aspetto, quest’ultimo, di fondamentale importanza se si tiene conto che il Castello del Nero rimane aperto quasi tutto l’anno: da Pasqua a metà gennaio.
D. Quali, perciò, i progetti in tale direzione?
R. La costruzione di pacchetti attraenti con offerte legate al territorio, sfruttando, in particolare, ciò che una madre natura particolarmente generosa ci fornisce da queste parti, come, per esempio, i tartufi, i funghi e il vino. E poi la nostra proposta spa di altissimo livello, ambita sia d’estate sia d’inverno. Per concludere, non mancherò neppure di puntare sulla nostra offerta ristorativa d’eccezione, ancorata pur sempre ai prodotti enogastronomici toscani e arricchita da ben due cantine fornite di un’ottima selezione di etichette.

Chi è Fabio Datteroni

Il nuovo general manager del Castello del Nero vanta un’esperienza consolidata nel settore dell’ospitalità di lusso: per oltre 20 anni, infatti, ha lavorato per strutture alberghiere di prestigio, maturando expertise specifiche in diversi settori tra cui il food & beverage, la room division e il sales & marketing, che gli hanno permesso di accrescere le proprie capacità organizzative, interpersonali e di gestione. Approda, in particolare, all’hotel di Tavarnelle Val Di Pesa, dopo essere stato alla guida del Castello Banfi di Montalcino, dove non solo era responsabile della gestione alberghiera, ma anche della prestigiosa Enoteca wine shop, così come della ristorazione e della banchettistica. Tra le esperienze precedenti, da segnalare i numerosi impieghi in strutture storiche toscane, come la Locanda dell’Amorosa della nativa Sinalunga, in cui ha ricoperto il ruolo di capo ricevimento – room division manager dal 1995 al 1998, la tenuta della Badia a Coltibuono di Gaiole in Chianti, un’azienda vinicola per cui è stato responsabile dell’ufficio ospitalità e pr dal 2001 al 2002, nonché il Grand Hotel Continental di Siena, dove ha lavorato l’anno successivo in qualità di room division manager e vicedirettore.

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