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Scendiamo in classifica

Di Antonio Caneva, 27 maggio 2005

Penso di non dire niente di nuovo, tanto ne hanno parlato in questi giorni i mezzi di informazione, nel ricordare che, secondo i dati della Tourism world organisation, il turismo italiano è passato, a livello mondiale, dal quarto al quinto posto. Ebbene sì, mentre le tre prime nazioni, Francia, Spagna, Stati Uniti, mantengono pienamente le loro posizioni, noi siamo stati superati dalla Cina. Certamente la Cina, con la recente apertura verso il mercato, ha potenzialità enormi e quindi viene quasi naturale accettare il declassamento.
Leggendo le cifre però ci si accorge che mentre le tre nazioni che ci precedono hanno tutte aumentato le proprie performance, l’Italia invece, con i suoi 37 milioni di turisti stranieri (meno 6% sull’anno precedente), ha visto una riduzione dei flussi in entrata. È pure utile ricordare che nel dopoguerra l’Italia era al primo posto e che la sua posizione è stata erosa da paesi che hanno saputo coniugare promozione con efficienza; in sostanza hanno fatto sistema.
Certo, mentre soffrono le località balneari, tengono bene le località d’arte e, timidamente, emergono i centri minori, ma la percezione è che il turismo rifletta un malessere più generale. Si discute da tempo l’impostazione da dare alla promozione in Italia (attualmente molto modesta); chi vorrebbe le Regioni in autonomia, seppur con un coordinamento nazionale, e chi invece vorrebbe un’autorità centrale che gestisca le risorse in concerto con le Regioni. Sembra una questione di lana caprina ma così non è: da ciò deriverà gran parte della nostra capacità di promuovere all’estero il nostro paese. E intanto che si discute…
L’Italia, che soffre l’euro forte, vive con sofferenza anche alcuni servizi essenziali per il turismo: il trasporto aereo, le ferrovie e, non meno importante, le poste. Di queste ultime talvolta mi meraviglio; promuovono attraverso i vari media servizi innovativi quali il leasing, la gestione di mailing per le aziende, il risparmio e poi, come è successo a noi in febbraio con gli inviti a un convegno, la posta viene recapitata con ritardo di un mese (quando ormai non è più di alcuna utilità).
Malgrado i disagi le strutture turistiche meritoriamente investono; tra mugugni e spazi d’ottimismo si va avanti, la stagione è ormai alle porte e si fanno i debiti scongiuri.
La scorsa domenica, Enrico Franceschini, concludeva così il suo pezzo in un articolo su La Repubblica: «La politica è un teatrino e l’economia va a rotoli. Dicevamo una volta noi italiani: male che vada ci rimarrà sempre il primato nel turismo: ma neppure questo, se continua così, è più sicuro».
Da brividi, speriamo nello stellone.

Italy losing ground in tourism

I do not think I am revealing anything new, considering the amount of attention given it by the media in recent days, when I say that according to Tourism World Organisation data, Italian tourism has dropped from fourth to fifth position in the world. Indeed, while the top three nations – France, Spain and United States – have successfully held their positions, we have been overtaken by China. Of course, with its recent opening to market economy, China has an enormous potential for growth, and it almost comes natural to just accept our demotion. If we read the figures, however, we realise that the three nations ahead of us have all improved their performances, whereas Italy, with 37 million foreign tourists (minus 6% from the previous year) registered a decrease in incoming tourist flows. It may be useful to remember that in the after-World War II period Italy held the top spot, and its position has been gradually eroded by countries which have been able to combine efficiency with promotion, thus building a value-generating system.
True, while seaside resorts are suffering, art towns are holding well, and smaller destinations are gradually emerging, but the perception is that tourism suffers from a more general malaise. There has been an ongoing discussion about the approach to tourist promotion in Italy (currently extremely limited); some would like regional governments to enjoy independent powers, though within a national coordination framework, while others believe that a central authority should manage tourist resources in concert with regions. It may seem like splitting hairs, but it is not so: this is what our capacity to promote our country abroad largely depends on. In the meantime……
Italy, suffering from a strong euro, is impaired by the weakness of some services that are essential for tourism: air transport, the railways and – no less important – the postal service. This latter I sometimes find astonishing. Through all the media they advertise innovative offers such as leasing, mass-mailing, and savings services, and then – as happened to us in February with the invitations to a conference – mail is delivered with a one-month delay, when it is of no use any longer.
In spite of difficulties, tourist enterprises do – commendably – invest; between a grumble and a flash of optimism, people cross their fingers and carry on, with the season at the doors.
Last week Enrico Franceschini closed his article in La Repubblica with the following words: “Politics is a puppet theatre and the economy is going to rack and ruin, – we Italians used to say – even in the worst of cases, we are always going to be number one in tourism; but if things don’t change, not even that is certain anymore”.
It makes one shiver. Let’s hope we are under a lucky star.

Translation of the Italian
editorial by Paola Praloran

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