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Sanremo: una realtà possibile

Come rilanciare le sorti turistiche della Città dei fiori e brindare a un futuro stardust

Come rilanciare le sorti turistiche della Città dei fiori e brindare a un futuro stardust

Di Claudio Nobbio, 22 maggio 2014

Ricordo i tempi d’oro della Città dei fiori, quando la riviera aveva un alto ruolo nel mondo del turismo: Ventimiglia, Bordighera, Ospedaletti, Oneglia, Porto Maurizio, Diano Marina erano mete molto ambite. Da Stoccolma, dove risiedevo in quel tempo, collaboravo all’organizzazione di strutture ricettive per la clientela scandinava. Il programma si chiamava «La vostra abitazione sul Mediterraneo». La location scelta fu Arma di Taggia, dove colonie di svedesi continuano ancora oggi a soggiornare.
Poi, alberghi importanti sono stati chiusi: Des Etrangers, Plaza, Savoy, Astoria, Mediterranee. Per farne cosa? Seconde, terze, quarte case, con la conseguenza che, riducendo il totale dell’offerta, i luoghi hanno cominciato a registrare un qualche declino. Bordighera è l’esempio classico di come una città di turismo è diventata una città residenziale, ancorché una bella e tranquilla cittadina marinara.
Cosa si potrebbe fare oggi per risollevare le sorti turistiche della zona?
Far ritornare a Sanremo quelle compagnie internazionali che riescono, da sole, a muovere i flussi di viaggiatori sulle destinazioni dove sono presenti; ridare smalto al marchio Riviera dei fiori, con il rilancio di tutta la costa. Idealmente, la pista ciclabile ha iniziato a collegare le varie spiagge e ad aumentare l’offerta mare. Tolta la ferrovia, che è stata spostata più a monte a inizio Millennio, Sanremo ha necessità di aprirsi verso il mare, il water front, come è successo a Genova per il porto antico, dove Renzo Piano ha collegato piazza Caricamento direttamente alle banchine delle navi.
Mentre è da applausi il percorso delle biciclette dalla spiaggia del Morgana verso San Lorenzo, e dalla zona Foce verso Ospedaletti, il centro dovrebbe essere integrato al mare: far sentire che Sanremo è una città marinara, dove d’estate i giovani possono trovare ambiente adatto e, d’inverno, gli anziani venire a sfuggire i freddi delle città del Nord; rilanciare golf, ippica, tennis, vele.
Bene, inoltre, la pedonalizzazione del centro dello shopping: un mese all’anno, come a Cannes, di promozione vendite, attrarrebbe clientela giornaliera dalla vicina Costa azzurra. Valorizzazione, poi, dei porti leisure, che si sono costruiti, o sono in fase di costruzione, su tutta la costa: Sanremo e il mare, oltre che Sanremo e i fiori. Perché i fiori rallegrano la tavola, ma il mare rallegra il corpo.
Il Festival è un bel traino per il nome Sanremo, ma nell’immaginario di chi vive lontano, Sanremo è visto come uno spazio virtuale televisivo, e non come un luogo dove si vorrebbe trascorrere le vacanze: villa Ormond e i suoi giardini da soli sarebbero una attrazione, se fossero arricchiti, come villa Hanbury di Ventimiglia, con piante rare (molte già ce ne sono); villa Nobel, tenuta in attività tutto l’anno con convegni, e come riferimento del mondo della cultura.
Il Mediterraneo è sempre di più una realtà multiculturale: Sanremo dovrebbe proporsi come punto di incontro delle culture del Mediterraneo; ora che finalmente il premio “bidone” Grinzane Cavour è stato accantonato, resta libero una spazio per una politica attiva culturale. Dalla Svezia, per promuovere la ricettività di Arma, si invitavano scrittori svedesi tra i più famosi a trascorrere in Riviera le loro vacanze: serviva a testimoniare la bontà del clima e della destinazione.
Sanremo all’inizio del secolo scorso e negli anni Cinquanta è stata una destinazione di sogno, come continuano a esserlo oggi Capri, Taormina, Rimini, Cortina, Venezia, Viareggio, Cannes… Un sogno impossibile? Sanremo è una realtà possibile: il potenziale della città è di altissimo livello. Bisogna recuperare le radici di quello che era. Lo studio Moreschi ha un archivio infinito che illustra Sanremo come era. Chissà se rivedremo i turisti affollare centro, spiagge, casinò, giardini? Siamo inguaribili ottimisti: teniamo in fresco il Veuve Cliquot per brindare a un futuro stardust. Alla salute.

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