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Roma rimane la Città eterna

Il nuovo gm del Sofitel Villa Borghese racconta le prospettive del lusso di una città che vive un momento di appannamento ma conserva un fascino immortale

Il nuovo gm del Sofitel Villa Borghese racconta le prospettive del lusso di una città che vive un momento di

Di Massimiliano Sarti, 18 maggio 2017

Formazione, disciplina e quel tocco umano in grado di fare la differenza. «In fondo il nostro rimane un mestiere semplice. Accogli l’ospite come faresti a casa tua, mi piace ripetere agli stagisti e ai collaboratori più giovani, per spiegare loro cosa significhi lavorare nell’hôtellerie». Venti anni di carriera trascorsi quasi tutti in giro per il mondo, Edoardo Giuntoli torna finalmente in Italia. «Una famiglia e due figli mi hanno fatto mettere la testa a posto», racconta scherzosamente il nuovo general manager del Sofitel Villa Borghese. Al timone della struttura capitolina da gennaio di quest’anno, la sua nomina non è però unicamente frutto di aspirazioni personali. L’unico indirizzo lusso del gruppo Accor a Roma andrà infatti presto incontro a importanti lavori di ristrutturazione. E Giuntoli ha già seguito diversi progetti di start-up e rinnovamenti, tra cui il lancio dei Sofitel Essaouira Mogador Golf & Spa e Agadir Thalassa Sea & Spa in Marocco, nonché degli Avani & Anantara Resort Kalutara in Sri Lanka (parte del gruppo tailandese Minor). In precedenza aveva anche curato, in qualità di director of operations, il riposizionamento da 4 a 5 stelle del sardo Hotel Laguna, parte del Chia Laguna Resort.
«Il mio compito ora è quello di traghettare l’hotel verso il traguardo del 2018, quando prevediamo di iniziare i lavori. È ancora presto per svelare i dettagli del rinnovamento. Posso però già dire che pensiamo di ampliare sensibilmente la nostra offerta mice, costruendo anche nuove meeting room. Al momento, l’80% della nostra clientela è leisure, ma l’idea è quella di aumentare la componente corporate, per farla diventare la base attorno a cui cementare l’offerta degli altri segmenti». Il ragionamento appare logico: la domanda leisure è per natura volatile. Persino in una destinazione senza tempo qual è la Città eterna. Meglio quindi ancorare le performance a fondamenta sicure, sulle quali sviluppare il resto del business, compreso quello a più elevata marginalità.
D’altronde, nonostante tutto il proprio fascino, Roma non sta certo vivendo il proprio momento migliore. Tanto che anche i ricordi della Dolce vita si sono un po’ sbiaditi. Eppure, l’area di via Veneto, dove opera il Sofitel Villa Borghese, rimane pur sempre una vera icona dell’ospitalità del lusso. La concorrenza quindi è duplice: da un lato ci sono le destinazioni emergenti che, a tariffe competitive, erodono parte della domanda diretta verso la Città eterna, «soprattutto quella mice, perché per i turisti Roma rimane Roma», specifica ancora Giuntoli. Da un altro canto, c’è il contesto estremamente competitivo di Via Veneto, dove elevatissima è la densità di offerta a 5 stelle.

Domanda. Come fare allora?
Risposta. Bisogna essere ogni giorno più creativi. Serve soprattutto un lavoro di intelligence, per comprendere come si muovono i competitor, nonché una costante attività di networking, per legare i clienti alla struttura in un rapporto che sappia andare al di là di una semplice relazione commerciale.

D. E per quanto riguarda l’appeal della Città eterna?
R. Da soli, noi albergatori, possiamo fare poco. Abbiamo bisogno della collaborazione di tutti: associazioni, enti del turismo e soprattutto istituzioni. Se penso a quello che è riuscita a fare Milano negli ultimi dieci anni… E poi ci sono le occasioni perse, come le Olimpiadi. In questo momento di incertezza, le opportunità sono molte, ma bisogna saperle cogliere.

D. Roma rimane però sicuramente la meta da sogno di molti viaggiatori. Cosa vuol dire lusso nella Capitale?
R. Anche se il glamour della Dolce vita si è un po’ scolorito, il fascino dell’Urbe si respira ancora nell’aria. Qui, lusso significa semplicemente vivere la città, passeggiare tra le sue piazze e i suoi monumenti, fare shopping a Piazza di Spagna. Ma anche sorseggiare un aperitivo contemplando il magnifico panorama che si gode dalla nostra terrazza.

D. A proposito di monumenti e attrazioni: il concierge è ancora oggi colui, che apre tutte le porte?
R. Direi proprio di sì. Il nostro portiere, Agostino Sità, che è tra l’altro il presidente dell’Associazione romana concierge d’hotel «le Chiavi d’Oro» (Uipa), ha sempre con sé la sua rubrica di preziosi indirizzi: un vero libretto magico, in grado di trovare un tavolo nel ristorante celebre per la sua lista d’attesa lunga un mese e il biglietto irreperibile per l’evento completamente esaurito. Anzi: grazie alla partnership con Onefinestay (“l’Airbnb di lusso” acquistato da AccorHotels l’anno scorso, ndr), i servizi della nostra conciergerie sono oggi persino a disposizione degli ospiti romani del portale.

D. La vostra compagnia, in effetti, è tra le major più attive sul mercato, grazie anche a operazioni che vanno ben al di là del tradizionale perimetro alberghiero. A cominciare proprio dall’acquisto di Onefinestay, ma pure di una maison del catering di prima fascia come Potel et Chabot, del sito di flash sales VeryChic e della compagnia It Availpro. Come si definiscono le collaborazioni con realtà tanto diverse?
R. Nel caso nostro, ho invitato una volta il direttore generale di Onefinestay sulla nostra terrazza a bere un tè. Abbiamo parlato a lungo e liberamente. Alla fine ne siamo usciti con una lunga lista di sinergie possibili. Oggi, perciò, gli ospiti romani del portale di affitti che necessitano per esempio di uno chef, o di un concierge appunto, possono usufruire dei nostri servizi, mentre il team Onefinestay capitolino promuove attivamente a tutti la nostra terrazza. Credo molto nella collaborazione. E non solo tra imprese e hotel dello stesso gruppo. Se qualche collega di via Veneto mi chiede un favore, non mi tiro certo indietro. Forse sarà perché chi lavora a lungo in luoghi remoti come me sviluppa naturalmente uno spirito da Robinson Crusoe.

D. Prima di approdare a Roma lei ha operato per quasi due anni in una destinazione insolita come lo Sri Lanka: cosa si porta dietro di quell’esperienza?
R. Ho avuto un’ulteriore conferma dell’importanza della formazione. Lo Sri Lanka è un paese magnifico, che sta finalmente uscendo da una lunga guerra civile e desidera tornare alla normalità. C’è una grandissima volontà, ma per certi livelli di ospitalità manca il know-how. La nostra start-up aveva a disposizione budget importanti. Io ho invitato personalmente formatori da tutto il mondo, ma senza un follow-up continuo e una disciplina costante si fa fatica. Spesso occorre ripetere continuamente anche le cose più scontate per raggiungere determinati risultati

D. Non c’è però il rischio in questo modo di ingabbiare un po’ quella spontaneità tanto cara al turismo esperienziale di oggi?
R. Sono due facce diverse della stessa medaglia: se lo standard dice che la camera deve essere pulita e sistemata secondo certe regole, nulla però vieta a chi ha trovato un libro di cucina nella stanza di un cliente, di invitare il mattino successivo lo stesso ospite a un giro al mercato locale, dove trovare tutti gli ingredienti migliori del posto. È quel tocco umano che arriva al cuore, e che solo può fare la vera differenza.

D. Per concludere, cosa vorrebbe fare da grande?
R. Onestamente non mi vedo altrove che nell’hôtellerie. Forse, in un futuro distante, da grande appunto, potrei occuparmi di sviluppo in qualche head office di catena. Ma per ora non ci penso affatto…

Chi è Edoardo Giuntoli

Dopo la laurea in Hospitality management program all’Essec Business School di Parigi, Giuntoli inizia la propria carriera nel Club Méditerranée per poi ricoprire negli ultimi 11 anni diverse posizioni di prestigio, tra cui quella di direttore a Le Meridien, nonché di direttore generale ai Sofitel Essaouira e Sofitel Agadir (entrambi in Marocco). Prima di approdare al Sofitel capitolino è infine cluster general manager degli Avani & Anantara Resort Kalutara in Sri Lanka (Minor Group).

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